Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un viaggio
da fare insieme

· Il Papa a Ginevra per il settantesimo anniversario del Consiglio ecumenico delle Chiese ·

Celebrando i settant’anni del Concilio ecumenico delle Chiese (Wcc), la visita di Papa Francesco rappresenta una pietra miliare non solo delle nostre celebrazioni per l’anniversario, ma anche dello stesso movimento ecumenico. Ritengo che ci incoraggi nel nostro lavoro per la giustizia e la pace e rafforza la mia convinzione che siamo in una nuova fase, o era, nella ricerca dell’unità dei cristiani.

Il cardinale Kurt Koch alla cerimonia di dedicazione  della «Croce di Lund»  portata lo scorso 18 gennaio nella cappella del Centro ecumenico di Ginevra

Settant’anni dopo la sua inaugurazione durante la prima assemblea ad Amsterdam, il Consiglio ecumenico delle Chiese è un’associazione veramente mondiale di Chiese appartenenti a diverse tradizioni, confessioni e regioni. Tra le sue 348 Chiese membro ci sono quelle anglicane, luterane, riformate, unite e le Uniting Churches, quasi tutte le Chiese ortodosse nel mondo e numerose Chiese evangeliche e pentecostali, rappresentando nel complesso 550 milioni di cristiani. Più di tutto, però, questa associazione condivide la fede profonda in Gesù Cristo, la determinazione ad affrontare e a superare divisioni tra cristiani e l’impegno a lavorare insieme per il regno di Dio di giustizia e di pace.

Stiamo davvero camminando, pregando e lavorando insieme. È questo il nostro pellegrinaggio ecumenico.

Accettiamo il fatto che nel Wcc non pretendiamo il consenso su tutte le questioni, e anche che non possediamo l’importante livello di fede comune e di ordine necessario per esprimere la nostra unità in Cristo in maniera piena e visibile. Dobbiamo anche accettare che si presenteranno altre questioni che sfideranno l’unità nelle Chiese e tra di noi. Tuttavia, c’è un’ampia e straordinaria accettazione del Wcc come piattaforma, come spazio ecumenico, in cui ci rispettiamo gli uni gli altri come Chiese e lavoriamo per una maggiore apertura, responsabilità e amore, così come espresso dal nostro comune pellegrinaggio di giustizia e di pace.

Pur non essendo membro del Wcc, la Chiesa cattolica romana è un partner a pieno titolo in questo impegno. Più di cinquant’anni di collaborazione tra il Wcc e la Chiesa cattolica hanno prodotto rapporti di lavoro intensi, obiettivi comuni e una rinnovata speranza per l’umanità. Attraverso il gruppo di lavoro comune, la partecipazione cattolica a tutte le commissioni del Wcc e la collaborazione concreta dei dicasteri vaticani ai programmi del Wcc, le nostre relazioni ecumeniche sono diventate sempre più solide.

Avvicinandoci sempre più, diventiamo reciprocamente responsabili del nostro servizio al Vangelo, specialmente nei campi dell’unità, della giustizia e della pace. Il nostro pellegrinaggio comune è un camminare insieme nella fede, nella speranza e nella carità. Insieme riconosciamo reciprocamente il nostro unico battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Continuiamo a lavorare per una comprensione comune della Chiesa. Siamo impegnati a svolgere la missione della Chiesa dalle periferie. Facciamo incontrare le Chiese in iniziative di pace congiunte in molte parti del mondo. Affrontiamo la situazione dei rifugiati. Solleviamo questioni di giustizia economica e facciamo fronte alla povertà. Lavoriamo duramente insieme per contrastare il cambiamento climatico e altre minacce al nostro ambiente. Promuoviamo il dialogo interconfessionale e iniziative di pace. Insieme, ci mobilitiamo per gli obiettivi di sviluppo sostenibili. E insieme prepariamo le annuali preghiere per l’unità dei cristiani.

In tutto questo scorgiamo la determinazione condivisa a cercare una testimonianza unita e un servizio comune, a unire le nostre agende e le nostre risorse a favore di quanti hanno più bisogno della nostra attenzione e del nostro sostegno comuni.

Inoltre, durante la nostra ultima assemblea a Busan, alcuni delegati del Wcc hanno sottolineato che l’ecumenismo non è una realtà statica, bensì dinamica, che riguarda la cooperazione delle diverse Chiese e l’interazione con le persone di buona volontà di altre comunità. Mentre proseguiamo su questa strada, lungo il cammino approfondiamo la nostra amicizia e collaborazione al di là dei confini delle nostre rispettive comunità cristiane.

Ciò ha implicazioni importanti per ogni aspetto della vita e del lavoro del Wcc e delle sue Chiese membro. Più di tutto, però, combacia perfettamente con quanto afferma Papa Francesco quando parla dell’unità delle Chiese come un viaggio che compiamo insieme, sottolineando la necessità di una cooperazione molto concreta a beneficio di tutti gli esseri umani e del creato.

Naturalmente il nostro lavoro non è concluso. La chiamata all’unità è il fondamento di tutto quello che facciamo, e dobbiamo continuare a ricordare a noi stessi ciò che essa implica in termini di impegno a superare davvero le nostre divisioni storiche e a lavorare per un’unità che rappresenti sia la giustizia sia la pace. Non è un esercizio superficiale; giunge fin nel profondo della nostra vita e delle nostre priorità. Ci responsabilizziamo reciprocamente, sollevando ripetutamente la stessa domanda gli uni agli altri: in che modo l’amore di Cristo ci fa andare avanti? Come esprimiamo la nostra unità?

La visita del Pontefice eleva tale ricerca e offre al mondo intero un segnale che i cristiani, ovunque, sono una cosa sola nella loro fede in Dio e nel loro impegno al servizio di tutta l’umanità e, di fatto, dell’intero creato.

di Olav Fykse Tveit, Segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE