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Un vertice per la storia

· Ad Hanoi il secondo faccia a faccia tra Donald Trump e Kim Jong-un ·

Ruota tutto attorno alla denuclearizzazione l’atteso secondo vertice ad Hanoi, capitale del Vietnam, tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong-un. L’incontro si districherà in almeno cinque tappe, che le diplomazie di Washington e Pyongyang hanno predisposto nelle scorse settimane per cercare di mandare a buon fine i colloqui di oggi e domani.

Ufficiali di polizia di guardia presso il Metropole Hotel ad Hanoi sede del vertice (Ap)

Il primo summit, lo scorso 12 giugno a Singapore, ha gettato le basi per una nuova era nei comunque difficili rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Corea del Nord. Ma ad Hanoi servono senza dubbio risultati più concreti riguardo al nodo centrale del faccia a faccia: lo smantellamento dell’arsenale nucleare della Corea del Nord per riportare una pace duratura al 38° parallelo.

I punti di frizione sono ancora molti e le aspettative piuttosto contenute. Gli analisti non si sbilanciano sugli esiti del colloquio odierno, che a otto mesi da Singapore rischia di concludersi con un ulteriore nulla di fatto. L’obiettivo è rilanciare i difficili negoziati sul nucleare, bloccati da diverso tempo, dopo che gli Stati Uniti hanno chiesto alla Corea del Nord di fornire una lista dettagliata del proprio programma missilistico e dei siti atomici.

Da parte sua, Pyongyang — che, appoggiata dalla Cina, si è finora rifiutata di consegnare il dossier — vuole che gli Stati Uniti revochino la sanzioni e offrano garanzie di sicurezza prima di fare ulteriori concessioni, chiedendo «misure corrispondenti, non azioni unilaterali». Se il secondo vertice tra Trump e Kim avrà esiti positivi dipenderà, quindi, dalle condizioni che le parti riusciranno a ottenere.

Il leader nordcoreano si presenta ad Hanoi con una serie di richieste: la revoca, o sospensione anche parziale, di alcune sanzioni; la dichiarazione formale necessaria a mettere fine ufficialmente alla guerra di Corea (1950-1953), l’invio di aiuti umanitari e un canale di dialogo permanente con gli Stati Uniti. Un’opzione che costituirebbe un decisivo passo in avanti potrebbe essere l’apertura di uffici di collegamento nelle rispettive capitali.

Ma uno dei punti chiave finora irrisolti è concordare una definizione più precisa — e soprattutto condivisa — sulla denuclearizzazione della penisola coreana: gli osservatori ritengono che Kim voglia includere anche il ritiro delle forze militari statunitensi dalla Corea del Sud, compresi i bombardieri e i sommergibili nucleari. E senza questo chiarimento, sarà molto difficile arrivare a una proficua intesa.

In attesa di incontrare Kim Jong-un, Trump ha insistito sul tema del potenziale economico della Corea del Nord, sostenendo che il successo dei colloqui sulla denuclearizzazione potrebbero contribuire a trasformare il paese asiatico in una «grande potenza economica». Il presidente ha indicato il Vietnam come modello economico per Pyongyang, affermando che la Corea del Nord sta «fiorendo come pochi altri posti sulla Terra». La Corea del Nord, ha aggiunto Trump, «se denuclearizzasse sarebbe lo stesso e molto in fretta». Il potenziale economico nordcoreano, ha concluso, «ha pochi eguali nella storia».

In attesa che prenda il via questa sera il programma del vertice, Trump ha avuto una serie di incontri e colloqui con i massimi rappresentanti del paese ospite del summit. Prima di una colazione di lavoro con il primo ministro vietnamita, Nguyen Xuan Phuc, l’inquilino della Casa Bianca è stato ricevuto dal presidente, Nguyen Phu Trong.

Un incontro che ha portato alla firma di un contratto tra le compagnie aeree vietnamite Vietjet, Bamboo Airways e Vietnam Airlines con la statunitense Boeing.

Da Seoul, il faccia a faccia tra Trump e Kim viene valutato molto positivamente. Impegnato più volte nella complicata opera di mediazione, il presidente, Moon Jae-in, ha lodato pubblicamente Trump e Kim, «capaci — ha detto — di intraprendere una strada mai percorsa prima».

Da Pechino, il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha auspicato che il summit favorisca sviluppi positivi verso la denuclearizzazione della penisola coreana e la pace, mentre la Russia ha sollecitato gli Stati Uniti a compiere «piccoli passi» nella direzione della controparte, perché — si legge in una nota del Cremlino — «è solamente in questo modo, attraverso una serie di piccoli avvicinamenti alle reciproche posizioni, che sarà possibile arrivare a risultati positivi».

di Francesco Citterich

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17 settembre 2019

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