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Un urgente dovere
di fraternità

· ​Nel dibattito in Francia sul fine vita ·

Uno studio dettagliato sul delicato tema del fine vita verrà presentato agli inizi di gennaio dalla Chiesa cattolica in Francia. 

Pablo Picasso«Scienza e carità» (1897)

È quanto ha annunciato ieri, venerdì, l’arcivescovo di Rennes, Pierre d'Ornellas, responsabile di un’apposito gruppo di lavoro dell’episcopato transalpino, nel commentare le novità contenute nel rapporto presentato all’Eliseo da due parlamentari, documento che apre la strada a una modifica della legge Leonetti del 2005 contro l’accanimento terapeutico. «Chiedo che possa essere organizzato un dibattito già dal mese di gennaio. Quindi ci sarà la presentazione di una proposta di legge e il voto», ha detto il presidente François Hollande.

In contemporanea all’avvio del dibattito parlamentare anche la Chiesa farà dunque sentire la propria voce in maniera puntuale e argomentata. Già ieri, comunque, monsignor d'Ornellas — promotore da alcuni mesi di uno specifico blog aperto al confronto tra le diverse posizioni — ha diffuso un comunicato in cui sin dal titolo sottolinea quale deve essere il compito che istituzioni, medici e società nel suo insieme devono prefiggersi di fronte a situazioni umane tanto complesse e penose: Un urgent devoir de fraternité. Per questo, ribadendo come l’eutanasia e il suicidio assistito siano contrari all’etica medica e allo stesso principio repubblicano di fraternità, il presule ha riconosciuto come il rapporto presentato dai due parlamentari solleciti un maggiore sviluppo delle cure palliative e spinga dunque a un «migliore accompagnamento» dei cittadini più vulnerabili che hanno «diritto a un fine vita dignitoso e tranquillo». Tuttavia, non manca di rilevare come il rapporto introduca una certa «incertezza» circa l’obiettivo perseguito dal medico quando, su richiesta del paziente, predispone un «trattamento a scopo antalgico e sedativo fino alla morte». In questo senso, si sottolinea come si rischi di favorire l’insorgenza di «effetti indesiderati» che avvicinano l’ora della morte e il «moltiplicarsi di richieste per la sedazione profonda fino alla morte». Occorre, invece, una «riforma del sistema sanitario» che possa «implementare l’accompagnamento accurato che si deve a ogni paziente».

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22 ottobre 2019

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