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Per un umanesimo del lavoro

· ​Il Papa denuncia il dramma della disoccupazione giovanile e chiede di combattere l’illegalità che porta alla corruzione ·

«Formare, educare a un nuovo umanesimo del lavoro, dove l’uomo, e non il profitto, sia al centro; dove l’economia serva l’uomo e non si serva dell’uomo»: è quanto ha auspicato Papa Francesco ricevendo stamane, sabat0 16 gennaio, nell’aula Paolo vi, dirigenti e membri del Movimento cristiano lavoratori.

Nel suo discorso il Pontefice ha preso spunto dalla constatazione che si sta vivendo «in un tempo di sfruttamento dei lavoratori» — in cui «il lavoro non è al servizio della dignità della persona, ma è il lavoro schiavo» — e ha suggerito una riflessione articolata su tre termini: educazione, condivisione e testimonianza.

Fortunato Depero  «Lavoratori» (1925-1939, particolare)

Riguardo al primo, ha spiegato che non si tratta solo di «insegnare qualche tecnica o impartire nozioni, ma rendere più umani noi stessi e la realtà che ci circonda», dunque, ha ribadito, «occorre formare a un nuovo umanesimo del lavoro». Inoltre l’educazione aiuta «a non cedere agli inganni di chi vuol far credere che l’impegno quotidiano e lo studio non abbiano valore». Da qui l’urgenza di «educare a percorrere la strada dell’onestà, fuggendo le scorciatoie dei favoritismi e delle raccomandazioni», sotto le quali si cela «la corruzione. Si tratta — ha chiarito — di “compravendite morali”» che «vanno respinte. Altrimenti, ingenerano una mentalità falsa e nociva: quella dell’illegalità, che porta alla corruzione». Del resto, ha aggiunto con un’immagine evocativa, «l’illegalità è come una piovra che sta nascosta, ma con i suoi tentacoli afferra e avvelena, inquinando».

Quanto alla condivisione, Francesco ha ricordato che il lavoro offre «l’opportunità di entrare in relazione con gli altri». Di conseguenza, esso «dovrebbe unire le persone, non allontanarle». Infine, parlando di testimonianza, ha fatto notare come oggi ci siano «persone che vorrebbero lavorare, ma non ci riescono». In particolare sono i «giovani che non lavorano». Loro «davvero sono “i nuovi esclusi del nostro tempo”». Anche perché, ha constatato, «un giovane che non lavora» finisce «nelle dipendenze, nelle malattie psicologiche, nei suicidi». Ecco allora un nuovo appello di Francesco per «l’accesso al lavoro per tutti. Di fronte alle persone in difficoltà e a situazioni faticose — penso anche ai giovani per i quali sposarsi o avere figli è un problema, perché non hanno un impiego sufficientemente stabile o la casa — non serve fare prediche». Invece, ha concluso, «occorre trasmettere speranza, confortare con la presenza, sostenere con l’aiuto concreto».

Il discorso del Papa 

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