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Un tweet indigesto

· ​Il presidente statunitense annuncia le dimissioni di Kirstjen Nielsen segretario alla sicurezza nazionale ·

Era divenuta nota al grande pubblico per un video, diffuso alcuni mesi fa attraverso i social network, in cui veniva contestata mentre pranzava in un ristorante messicano. E in effetti alcuni commentatori avevano considerato almeno “imprudente” la sua scelta gastronomica, quando solo pochi giorni prima, parlando alla Casa Bianca, aveva sostenuto la politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione. Quella stessa politica che aveva consentito la separazione delle famiglie di migranti provenienti proprio dal Messico. L’opinione pubblica mondiale rimase scossa dalle immagini drammatiche dei bambini sottratti ai loro genitori e raccolti, come piccoli criminali, nei centri di detenzione.

Kirstjen Nielsen durante un incontro alla Casa Bianca (Getty Images)

Tutto l’impegno profuso per sostenere e mettere in pratica la ferrea dottrina del presidente in tema di migrazioni non è stato però sufficiente a Kirstjen Nielsen per conservare il suo incarico di segretario alla sicurezza nazionale. Ieri, infatti, Nielsen ha presentato le dimissioni, annunciate dagli immancabili tweet di Trump, il quale l’ha ringraziata per l’opera svolta e ha rivelato che il prossimo segretario della Homeland Security sarà Kevin McAleenan, finora commissario per la difesa delle dogane e del confine. Dimissioni e avvicendamenti nell’attuale amministrazione statunitense non costituiscono certo una novità. Lo scorso dicembre, per ricordare solo i casi più recenti di un lungo elenco, avevano lasciato il capo del Pentagono, Jim Mattis, e il capo dello staff della Casa Bianca, John Kelly. E, come per loro, anche per Nielsen molti commentatori parlano di siluramento più che di dimissioni. Ma, come accennato, Nielsen è stata tra i volti più nettamente identificati con il giro di vite dell’amministrazione in tema d’immigrazione. E proprio questo le era costato l’accesa contestazione nel ristorante messicano.

In una lettera, la ormai ex segretaria alla sicurezza nazionale ha confermato l’addio «nonostante i nostri progressi nella riforma della Homeland Security», ma non ha spiegato i motivi dell'avvicendamento. «Spero che il prossimo segretario abbia il sostegno del Congresso e dei tribunali nel correggere quelle leggi che ci hanno reso più difficile difendere in maniera estensiva i confini», ha scritto ancora Nielsen, lasciando intendere la mancanza di un largo consenso politico alle iniziative dell’amministrazione. E in effetti le azioni intraprese da Trump per arginare gli arrivi da sud, a partire dal muro per sigillare la frontiera con il Messico, hanno spesso incontrato l’ostilità del Congresso, tanto che alcune settimane fa il presidente ha posto il veto al dispositivo parlamentare che, bocciando il suo stato d’emergenza al confine meridionale, avrebbe di fatto impedito la costruzione della barriera. Ma non sembra sia stata la mancanza di consenso politico ad indurre Nielsen a lasciare. Secondo alcune fonti di stampa ciò che avrebbe portato alle sue dimissioni sarebbe stata l’irritazione recentemente manifestata da Trump nei suoi confronti. Il presidente l’avrebbe accusata di non aver saputo frenare le crescenti ondate di migranti in arrivo al confine con il Messico e di non aver trovato modi più “creativi” per garantire la sicurezza della frontiera. E tutto questo lascia presagire una stretta ancora maggiore.

di Giuseppe Fiorentino

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16 ottobre 2019

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