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Un simbolo della nouvelle vague cecoslovacca

· La morte di Miloš Forman ·

Miloš Forman, nato a Čáslav, nell’ex Cecoslovacchia, il 18 febbraio 1932, e morto ieri a Warren, negli Stati Uniti, era stato prima di tutto uno degli esponenti più interessanti della Nová Vlna, la nouvelle vague cecoslovacca. Per la spinta verso un nuovo tipo di cinema, gli autori cecoslovacchi dell’epoca potevano avvalersi dell’atmosfera di grande fibrillazione che avrebbe portato alla Primavera di Praga. E i protagonisti dei primi film di Forman sono tipiche figure da fine di un’epoca: tanto disorientati quanto desiderosi di nuovi orizzonti. Un desiderio che rimane però in gran parte frustrato dalla mancanza di capacità di interpretare i nuovi tempi. Tema che rimarrà non a caso a lungo caro al regista, è quello dei rapporti fra generazioni.

Miloš Forman in una fotografia del 2009 (Afp)

L’asso di picche (Černý Petr, 1964) è l’emblematica storia di un giovane che deve seguire suo malgrado le grigie orme del padre. Mentre con Gli amori di una bionda (Lásky jedné plavovlásky, 1965) il regista dimostra, con grande sensibilità e credibilità, di saper declinare questo tipo di complicato racconto di formazione anche al femminile. Con Al fuoco, pompieri! (Hoří, má panenko, 1967) lo sguardo invece si allarga su una società in declino. Il tono come sempre è leggero, satirico, persino svagato, ma in patria si risentirono molto di questo ritratto senza filtri.
Con la trasferta negli Stati Uniti, Forman dimostra di non aver perso intelligenza e capacità di analisi della società. È di nuovo il tema del rapporto fra giovani e genitori a ispirarlo, e Taking off (1971) dimostra, con ironia e dissimulata amarezza, la sostanziale inadeguatezza degli adulti.
Con la maturità, poi, un solido ma più anonimo professionismo prende gradualmente il sopravvento. L’antiautoritarismo di Qualcuno volò sul nido del cuculo ( One flew over the cuckoo’s nest, 1975), però, ancora pungente e genuino, e il film vince cinque Oscar, fra cui miglior film e miglior regia. Laddove Hair (1979), musical sulla generazione dei figli dei fiori che probabilmente il regista aveva sempre sognato, arriva evidentemente fuori tempo massimo, sia ideologicamente che stilisticamente.
Dopo l’occasione mancata di Ragtime (1981), scialbo affresco sull’America dei primi del Novecento, il secondo grande exploit della fase americana arriva con Amadeus (1984), ottimo film su Mozart vincitore di ben otto premi Oscar, fra cui, di nuovo, miglior film e miglior regia. Non a caso, Forman e il suo sceneggiatore Peter Shaffer enfatizzano la differenza di età fra Mozart e Salieri (che nella realtà era di soli sei anni), facendo della rivalità fra i due un ennesimo scontro intergenerazionale, ovviamente a tutto favore del primo.

Fra gli ultimi film, degno di nota è Man on the moon (1999), bel ritratto del comico statunitense Andy Kaufman con un grande Jim Carrey.

di Emilio Ranzato

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20 settembre 2019

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