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Un servizio competente e appassionato

· ​A due anni dalla morte del cardinale Attilio Nicora ·

Sono passati ormai due anni dalla morte del Card. Nicora, ma la sua memoria rimane viva in tutti coloro che hanno avuto la grazia di conoscerlo e, direi, anche solo di incontrarlo. La rilevanza della sua figura e della sua opera è attestata anche dalle diverse commemorazioni e simposi che gli sono stati dedicati, sia in quella terra ambrosiana che gli ha dato i natali che qui a Roma. Ricordo, in particolare, il convegno che si è svolto presso il Palazzo della Cancelleria, nello scorso autunno, dove è stato tratteggiato il suo profilo «poliedrico» e messo in luce il suo amore per la Chiesa, che ha servito con tutte le sue forze e le sue capacità e per la quale ha sofferto.

È proprio questo amore competente e appassionato per la Chiesa — sì, proprio appassionato, se si riusciva ad andare al di sotto del tratto severo e apparentemente distaccato che lo caratterizzava — che mi ha sempre colpito. Ed è il ricordo più bello tra quelli che conservo di lui, carichi di affetto e di stima. Cominciammo a frequentarci quando lui, come Delegato della Presidenza, si occupava delle questioni giuridiche e concordatarie presso la Conferenza Episcopale Italiana ed io ero Sottosegretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Veniva spesso alla Terza Loggia del Palazzo Apostolico per trattare le questioni legate alle intese attuative dell’Accordo di modifica del Concordato del 1984, ma, dopo gli aspetti tecnici, si finiva sempre e a lungo per parlare della Chiesa, condividendo gioie e speranze, attese e preoccupazioni. Affrontava le tematiche con una lucidità che mi sorprendeva e con l’amore più sopra ricordato, non scevro da sincero dolore per quanto riteneva non andasse bene. I rapporti sono ripresi nel 2013, al mio ritorno dal Venezuela, chiamato all’incarico di Segretario di Stato da Papa Francesco, mentre lui era, dal 2011, Presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif). Ancora una volta ho potuto ammirare, da una prospettiva differente, il suo spirito di servizio, un servizio quotidiano, svolto esemplarmente con la parola, misurata ma efficace, con uno stile fermo, con dedizione generosa e ininterrotta. La sua fu una personalità capace di intrecciare dimensioni tra loro distinte, come una vita interiore schiva e riservata ed un’elevata sensibilità pastorale, una ricca umanità ed una formazione giuridica di altissimo livello. Ciò lo ha preparato e gli ha permesso di svolgere in maniera efficace e fruttuosa ogni ministero che gli è stato affidato, dai primi anni del suo sacerdozio fino alla nomina a responsabile di alcuni Dicasteri Vaticani, passando per l’ufficio di Ausiliare di Milano e di Vescovo di Verona e molti altri ancora. Cresciuto e maturato alla scuola di Giovanni Battista Montini, Arcivescovo di Milano, e dallo stesso, divenuto Papa Paolo VI, chiamato all’Episcopato, ha sempre mantenuto un tratto lombardo sobrio ed equilibrato. Non posso tralasciare di menzionare anche la sua «libertà di lasciare», la sua disponibilità a «fare un passo indietro», di cui sono stato testimone diretto. Qualcuno l’ha paragonata all’«indifferenza per le cose del mondo» di cui parla Sant’Ignazio di Loyola.

Come ha sottolineato il Santo Padre Francesco nel telegramma di cordoglio ai familiari del Card. Nicora in occasione del suo ritorno alla Casa del Padre, «egli lascia un ricordo carico di stima e di riconoscenza per il prezioso servizio offerto con singolare competenza sia alla Chiesa che alla società civile in Italia». Credo il termine «singolare» sia particolarmente appropriato per lui, uomo di Dio che ha saputo mettere i talenti non comuni di cui era dotato e la profonda preparazione che lo contraddistingueva al servizio della Chiesa e del prossimo. Tanti erano i suoi interessi e tanti i risultati ottenuti, sebbene, come traspare dalle pagine di questo prezioso volume, il ruolo per il quale verrà sempre ricordato è l’impegno profuso nel suo incarico di Co-Presidente per la Parte ecclesiastica della Commissione Paritetica italo-vaticana incaricata di predisporre, nel quadro della Revisione del Concordato Lateranense, la riforma della disciplina relativa ai beni e agli enti ecclesiastici, e alla sua successiva — e forse ancora più difficile — fase attuativa. In quegli anni il Card. Nicora ha speso ogni energia, senza alcuna riserva, per affrontare e risolvere, con spirito di innovazione, gli snodi essenziali della nuova amministrazione ecclesiastica che si andava configurando in quel periodo.

Per gli alunni della Lumsa, per giovani giuristi e per tutti i lettori che si accosteranno a queste pagine — e che forse non hanno mai avuto l’occasione di incontrarlo personalmente — questi scritti costituiranno senz’altro un modo efficace per avvicinare l’eminente figura del Card. Nicora e conoscere meglio la sua opera e, in particolare, il contributo che egli ha offerto alla storia dei rapporti tra Stato e Chiesa.

di Pietro Parolin

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24 agosto 2019

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