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Un servizio alla Chiesa nel mondo

· Intervista a Ernst von Freyberg presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior ·

Ernst von Freyberg è stato nominato presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, lo scorso 15 febbraio, dopo un’approfondita ricerca tra i possibili candidati.  Cinquantaquattrenne, tedesco, formazione da giurista, è arrivato all’istituto con venticinque anni di carriera in ambito finanziario. Von Freyberg ammette che lo Ior, costituito nel 1942, dovrà percorrere un lungo cammino per migliorare la sua immagine, mentre cerca di tutelare il patrimonio della Santa Sede, degli ordini religiosi e di altre istituzioni cattoliche. Sottolinea però anche che quando si parla dello Ior è importante distinguere tra realtà e fantasia.

Una domanda molto semplice. Qual è la missione dello Ior?

Serviamo la Chiesa nel mondo, tutelando i fondi delle istituzioni cattoliche, del clero e dei dipendenti vaticani. Sosteniamo il bilancio del Vaticano con il surplus che generiamo, se facciamo bene il nostro lavoro.

Ha accettato un lavoro difficile ed è arrivato in un momento molto interessante per la Chiesa. Perché è stato scelto? Quale  contributo può offrire?

Ho esperienza nel gestire, in modo concreto, una piccola istituzione finanziaria e, contemporaneamente, per la maggior parte della mia vita lavorativa ho seguito, come volontario, gli aspetti finanziari di un’istituzione cattolica. L’ho fatto per l’Ordine di Malta, come tesoriere in Germania. Una certa esperienza e lealtà verso la Chiesa: sono probabilmente queste le due caratteristiche necessarie per questo incarico.

Perché ha accettato l’incarico?

Perché sono stato chiamato. Non è un lavoro per il quale ci si propone, o per il quale si resta svegli la notte nella speranza di ottenerlo, ma quando si viene chiamati, allora si viene chiamati. Si accetta e si dice che è un modo fantastico per servire il Papa e la Chiesa.

Quali sono i suoi obiettivi attuali?

Quando sono venuto qui ho trascorso le prime settimane cercando di conoscere meglio le persone, questo mondo, le istituzioni vaticane e la Santa Sede. Poi ho elaborato un piano, ho riunito una squadra e ora sto mettendo in atto questo piano in tre importanti ambiti. Anzitutto desidero assicurare che i nostri sistemi interni sono quelli di un’istituzione finanziaria di alto livello, con tolleranza zero per le attività illegali. In secondo luogo desideriamo una comunicazione migliore. Abbiamo una reputazione eccellente presso i nostri clienti, ma la nostra immagine pubblica non può essere descritta se non come pessima. Ciò è dovuto in parte ad avvenimenti del passato che non sarebbero dovuti accadere, in parte a calunnie e in parte al fatto che in passato lo Ior non comunicava. Tanto per cominciare, non comunicava correttamente con i suoi interlocutori diretti: i cardinali, la Curia, gli ambienti cattolici. E lo stesso vale per i nostri clienti e il mondo in generale. È di fondamentale importanza che parliamo con loro, che siamo trasparenti e spieghiamo ciò che facciamo. È per questo che ci impegniamo a pubblicare il nostro rapporto annuale. È per questo che stiamo creando un sito internet. È per questo che  incontriamo sistematicamente i membri della Chiesa e i media. In terzo luogo desideriamo creare la base per il futuro dello Ior, e farlo in modo sistematico. Desideriamo esaminare il quadro legale nel quale ci muoviamo nel mondo, guardare alla nostra missione e ai nostri clienti e a ciò che possiamo migliorare per loro.

Per il futuro, ritiene che basti qualche aggiustamento od occorre piuttosto una ristrutturazione del sistema su scala più vasta?

In passato è stato fatto molto, ma dobbiamo ancora migliorare le procedure, rafforzarle e adattare le strutture. È una cosa che si può fare entro la fine dell’estate; è fattibile. Il lavoro è tanto, ma sono certo che raggiungeremo il nostro obiettivo.

Parlava dei vostri clienti. Molti di questi sono diocesi e ordini religiosi. Siete ancora utili per loro? Hanno qualche vantaggio rivolgendosi a voi piuttosto che ad altri?

Meglio per noi esser loro utili! È per questo che gestiamo 19.000 clienti e quasi sette miliardi di euro. L’opinione prevalente tra i nostri clienti è che vogliono noi e che ci preferiscono alle altre istituzioni finanziarie. In fondo siamo in concorrenza. I nostri clienti possono scegliere. E 19.000 clienti – congregazioni, diocesi, istituzioni cattoliche, clero – desiderano affidare i loro soldi allo Ior. Qui si sentono sicuri e ben assistiti. Inoltre, sanno che affidano il loro denaro a chi non svolge questa attività per ottenere un profitto, ma a chi ha la missione nel servire i propri clienti in tempi buoni e in tempi cattivi.  E tutto il surplus che viene generato finisce nel bilancio della Santa Sede.

Lei è stato chiamato negli ultimi giorni del pontificato di  Benedetto XVI e Papa Francesco ha appena  iniziato il suo. Ha avuto modo di conoscerli?

Ho incontrato  Benedetto XVI il 27 febbraio e ho il privilegio di alloggiare nella Domus Sanctae Marthae, quindi ogni tanto mi è permesso di partecipare alla messa mattutina del Papa che ho incontrato dopo la celebrazione. Seguo le sue omelie e trovo che siano di grande ispirazione per il nostro lavoro. La prima omelia è diventata un principio guida per il lavoro che svolgo qui. È stata tra Pasqua e Pentecoste, e la lettura era tratta dagli Atti degli apostoli. Quando Gesù apparve agli apostoli, essi non sapevano se era un fantasma o se era reale. Papa Francesco ha detto che è molto importante distinguere tra fantasmi e realtà. Questo vale anche per la situazione che stiamo attraversando allo Ior. Ci sono talmente tanti “fantasmi” del passato, che il rischio più grande è di dare la caccia a voci e fantasie  e di non concentrarsi sulla realtà. Ma l’impatto diretto più grande che Papa Francesco ha avuto sullo Ior è stato quando ci ha invitati tutti a messa. Dopo la celebrazione ha stretto la mano a tutti i nostri dipendenti. Questo segno di affetto rinnova la nostra dedizione e il desiderio di servire bene, ma ci ricorda anche con forza la nostra responsabilità come istituto collegato alla Chiesa.

Papa Francesco ha parlato di una Chiesa povera. Come si concilia una Chiesa povera con un bilancio di sette miliardi?

Bisogna guardare oltre il bilancio, alle persone che serviamo. Molti ordini religiosi e diocesi si rivolgono allo Ior. Sono loro i fondi, messi interamente al servizio della Chiesa nel mondo. Vengono usati per ospedali e cliniche, missioni, scuole, qualunque sia la loro missione particolare. Gli ordini religiosi e le diocesi svolgono un lavoro immenso servendo i poveri in tutto il mondo, e noi cerchiamo di aiutarli in questa missione.

L’Autorità d’Informazione Finanziaria (Aif) recentemente ha denunciato sei casi di transazioni sospette in Vaticano nel  2012. Cosa fate per rispondere a questo tipo di situazione?

Vorrei anzitutto parlare del 2013. Finora, quest’anno abbiamo rilevato sette transazioni sospette, una in più di quelle di tutto lo scorso anno. Tanto per cominciare, si tratta di una buona notizia, poiché dimostra che il sistema supervisionato dall’Aif funziona. Naturalmente lo Ior può sempre essere migliorato, ma ora c’è più attenzione alle transazioni sospette. Il secondo fatto importante è che si tratta di transazioni soltanto sospette. Potrebbe non esserci nulla sotto. È però importante capire che questo genere di situazione non è specifica del Vaticano. È un sistema antiriciclaggio standard, applicato a ogni istituzione di questo genere. La cosa importante per noi è che sia attivo un sistema funzionante e riconosciuto.

Può aggiungere qualcosa sul recupero della reputazione dello Ior?

La cosa principale è essere assolutamente certi di avere conti puliti e transazioni pulite. Stiamo ponendo le basi, controllando tutti i conti e migliorando il sistema per rilevare tutto ciò che appare  sospetto. Quello che dobbiamo spiegare con maggiore chiarezza è come tuteliamo i fondi dei nostri clienti, come gestiamo i servizi di pagamento, e che non lo facciamo per un ritorno economico, ma solo nell’interesse della Chiesa. Tutto ciò che guadagniamo viene destinato al servizio della missione della Chiesa. Ci vorrà parecchio tempo perché questo messaggio venga compreso, e noi in proposito non ci facciamo illusioni. Affronteremo la cosa giorno per giorno, ma tra due o tre anni cambierà il modo di percepire lo Ior.

Si è detto, specialmente dall’elezione di Papa Francesco, che la Santa Sede potrebbe fare a meno dello Ior. Lei che cosa ne pensa?

Consideriamo la questione prima dalla prospettiva dei clienti. Essi non vogliono che lo Ior chiuda; non vogliono rivolgersi altrove. Vogliono il servizio che noi offriamo qui e ne hanno bisogno. È molto semplice. Dal punto di vista della Santa Sede, dobbiamo offrire i nostri servizi in modo da non oscurare il messaggio della Chiesa. È questa per noi la sfida più importante, ovvero eliminare ogni ombra e lasciar risplendere il Vangelo. Lo Ior fornisce un servizio immenso alla Chiesa cattolica e a tutto ciò che essa fa nel mondo, e bisogna esserne consapevoli.

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