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Un semplice bozzetto

· «La Pietà in terracotta» attribuita a Michelangelo ·

La chiave di volta della strategia di Sherlock Holmes per smascherare il colpevole si compendia nella frase da lui spesso pronunciata: «Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità». Tale metodo investigativo ha ispirato l’indefesso impegno, profuso nell’arco di tre anni, diretto a liberare una Pietà in terracotta di Michelangelo dai nove strati di pittura che la ricoprivano. Il riaffiorare della materia nel suo splendore originale, la sua qualità artistica e la conoscenza anatomica dell’autore hanno fatto ipotizzare il nome di Michelangelo, nonché il richiamo alla Pietà vaticana. L’avvincente percorso che ha portato ad attribuire al genio del Rinascimento un’opera rimasta nell’ombra costituisce il filo conduttore del volume — che viene presentato giovedì 7 a Roma, presso la sede dell’Associazione Civita — intitolato Michelangelo e la Pietà in terracotta. Studi e documenti/interventi/diagnostica, a cura di Claudio Crescentini (Roma, Erreciemme, 2019, pagine 176, euro 40). Il libro presenta saggi illuminanti, i cui autori sono lo stesso Crescentini, Loredana Di Marzio, Roy Doliner, Tomaso Emaldi, Valentina Martino e Patrizia Nitti. La terracotta, intorno alla quale ruota l’evento, è quella che servì da bozzetto al ventiduenne Michelangelo per il monumento funebre del cardinale francese Jean de Bilhères de Lagraulas, ormai malato e desideroso di lasciare un’eredità spirituale ai cattolici francesi. Era il 1497: Michelangelo si aggiudicò la commissione grazie a questa terracotta la quale è il bozzetto preparatorio della Pietà vaticana. Il volume acquista anche il sapore del thriller quando si addentra nei dettagli della ricerca, i quali porteranno alla scoperta degli indizi, decisivi nel conferire la lavorazione di quella terracotta alla mano sapiente di Buonarroti. Mano capace di maneggiare, con somma maestria, argilla e creta, mescolandole con magnesio e clorite: il risultato di questo processo è una terracotta liscia e levigata, simile al marmo di Carrara, da Michelangelo tanto amato.
Come spiega nella presentazione Crescentini, le diverse problematiche individuate intorno alla Pietà in terracotta additano un percorso analitico che riconduce a Roma e al giovane Michelangelo, impegnato a elaborare tecniche per realizzare con successo opere sia pittoriche che scultoree. In questo scenario s’inscrive anche la Pietà in terracotta quale modello sperimentale mediante il quale, sottolinea Crescentini, «si è anche cercato di ritessere le fila dell’attività scultorea sul tema della Pietà del maturo Michelangelo».
Il volume — sintesi di alta competenza e capacità di rendere fruibili i contenuti anche ai non addetti ai lavori — ha il pregio di valersi di una gustosa aneddotica. Si pensi alla “truffa” che portò Michelangelo da Firenze a Roma, dopo che il suo Cupido dormiente, spacciato come opera appartenente all’antichità, fu scoperto come falso. Ad acquistare l’opera, per duecento ducati, era stato il cardinale Raffaele Riario che, dopo essere stato gabbato e poi risarcito, volle che l’artefice di quel Cupido, di cui aveva intuito il genio, si trasferisse a Roma.

di Gabriele Nicolò

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24 luglio 2019

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