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Un seme di amicizia
tra le religioni

· La beatificazione dei martiri d’Algeria ·

«Per un solo ragazzo come questo vale la pena di rimanere in Algeria», scriveva Pierre Claverie, allora vescovo di Orano, evocando il suo autista e amico Mohammed Bouchikhi, anche lui vittima dello stesso attentato nel 1996, durante il triste “decennio nero” algerino. Sono queste le parole scelte da Jean-Paul Vesco, l’attuale vescovo, all’inizio della messa di beatificazione dei 19 martiri cristiani d’Algeria presieduta dal cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi (della sua omelia pubblichiamo in questa pagina ampi stralci), sabato 8 dicembre al santuario mariano di Santa Cruz, a Orano. Parole che sintetizzano il motivo della presenza della piccola comunità cristiana nel paese del Nord Africa. Organizzata da vari mesi dalla Chiesa locale con l’aiuto di numerosi giovani di confessione islamica, la celebrazione intendeva infatti non solo ricordare la testimonianza di amore per il prossimo — fino alla morte — dei martiri, ma anche sottolineare l’importanza del “vivere insieme” tra credenti di diverse religioni in Algeria, come ricordato poco prima al nostro giornale dallo stesso vescovo.

Un sole splendente inondava questo sabato pomeriggio della sua luce il santuario mariano di Santa Cruz, situato a 400 metri sopra il livello del mare, su una collina che domina tutta la città, oasi di pace e di silenzio tra cielo e terra, dove il verde dei pini contrasta con il blu intenso del mare. Intorno all’altare, i vescovi di Algeria e Francia, i sacerdoti e religiosi venuti dal vicino Sahara, il volto segnato dalla durezza del clima del deserto ma anche dai ripetuti sorrisi indirizzati verso coloro che osano compiere questo viaggio pericoloso e che vengono sempre accolti con grande gioia. Alcuni hanno conosciuto personalmente i monaci di Tibhirine.

Anche le autorità algerine erano presenti in gran numero. Gesto di amicizia tra religioni, la celebrazione è iniziata con la lettura in arabo e in francese, da parte del vescovo di Orano, del testamento spirituale scritto da Mohamed, seguita da un minuto silenzio: un momento commovente al quale la Chiesa locale teneva particolarmente, per «rendere omaggio al popolo algerino e ai suoi dirigenti che sono riusciti a trovare il cammino della pace nonostante ferite ancora dolorose», ha spiegato l’arcivescovo di Algeri, Paul Desfarges, davanti all’assemblea, rallegrandosi per la presenza, tra il migliaio di persone presenti nell’atrio del santuario, di numerosi imam algerini, con i quali ha poi scambiato il segno della pace durante la celebrazione, sotto gli applausi e “youyou” tipici del Maghreb. I dignitari religiosi musulmani erano venuti per rappresentare i 114 imam uccisi durante la guerra civile, «perché non hanno voluto che il nome di Dio fosse associato alla violenza» ha ricordato ancora Desfarges. Alla fine della messa, prima della benedizione finale pronunciata dal cardinale Becciu, sono state distribuite ai presuli e sacerdoti presenti stole simili a quella che indossava Pierre Claverie, e con la quale è stato seppellito, con la scritta «Dio è amore» in arabo.

Il giorno prima di questo evento — straordinario perché avvenuto sulle terre dell’islam e con un impegno decisivo delle autorità locali — si è svolta una veglia di preghiera interreligiosa al centro Pierre Claverie, dove si trovano la sede dell’arcivescovado e la cattedrale che custodisce la tomba del nuovo beato. Poco distante da questo luogo, il 1° agosto 1996, una bomba collocata davanti all’ingresso del palazzo arcivescovile era esplosa distruggendo la sala dove il presule era appena entrato. Le tracce dell’attentato sono state cancellate dalla ristrutturazione che ne è seguita, tranne alcune visibili sui gradini, lasciate appositamente per non dimenticare il dramma. Su una parete, una madonnina protetta nella sua nicchia ha miracolosamente resistito all’esplosione. La festa si è svolta in una cattedrale stracolma, in questo grande edificio di recente costruzione composto in realtà da un teatro e una sala di conferenza riuniti per creare un luogo di culto abbastanza grande. L’ex cattedrale di Orano, infatti, nel cuore della città vecchia, è stata trasformata in biblioteca dopo l’indipendenza. Davanti alle centinaia di persone di ogni religione, si sono via via susseguite le testimonianze dei familiari dei martiri tra i canti di un coro di giovani studenti dell’Africa nera e di un coro sufi algerino. Una cattedrale in cui sono risuonati canti di azione di grazia in latino, italiano, spagnolo, inglese, e ovviamente in arabo, alternati con discorsi di familiari, amici o membri delle diverse congregazioni alle quali appartenevano le vittime. Commoventi i racconti di Anne-Marie, la sorella di Pierre Claverie, di Henri Tessier, vescovo emerito di Algeri, del novantanovenne fra’ Jean-Pierre, uno dei due superstiti di Tibhirine, di suor Chantal, della congregazione delle agostiniane missionarie, che annovera due vittime della cieca violenza durante il decennio nero algerino. La veglia si è chiusa con la lettura dell’ormai noto testamento spirituale di Christian de Chergé, priore del monastero di Tibhirine, rapito il 27 marzo 1996 insieme ad altri sei trappisti e poi ucciso in circostanze ancora oggi non chiarite. Parole toccanti di amore e tolleranza, ancor più commoventi perché sono state pronunciate dal fratello del monaco, al quale somiglia molto nell’aspetto fisico e nella stessa voce.

Nella mattinata di sabato, invece, è toccato alle autorità della grande moschea di Orano — imponente edificio inaugurato appena tre anni fa — ricordare i martiri dell’Algeria, cristiani e musulmani, con la presenza di rappresentanti della Chiesa locale e universale. Rivolgendosi ai responsabili algerini, tra cui Mohamed Aïssa, ministro per gli Affari religiosi, il cardinale Becciu ha ribadito di essere «venuto in Algeria per presiedere la beatificazione di quelli che hanno dato la loro vita come segno di amore per il vostro paese. Il loro sangue — ha tenuto subito a precisare — si è unito a quello di imam e altri cittadini che hanno perso la loro vita nel compimento del loro dovere, del loro servizio al loro paese». Poi, come si era verificato il giorno precedente nella cattedrale di Orano, alcuni familiari di vittime hanno preso la parola, a cominciare dalla moglie di un imam assassinato, la cui testimonianza interrotta dai singhiozzi ha suscitato una grande emozione tra i presenti nella moschea.

E adesso? Cosa accadrà dopo questa storica giornata? «È difficile per me — dice Vesco — prevedere cosa succederà dopo. Abbiamo realizzato un atto in adempimento della testimonianza dei martiri, che non sarebbe esistito se non si fosse svolto in Algeria. Avremmo detto le stesse belle parole; ma qui queste parole diventano azione perché siamo tutti in azione intorno a qualcosa. Penso che abbiamo gettato un sassolino in più tra quelli che gettiamo, ma è questo il sassolino che ci farà vivere».

dal nostro inviato
Charles de Pechpeyrou

Messaggio del Papa

Omelia del cardinale Becciu

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