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Un santuario per madre Teresa di Calcutta

Una piccola lastra di marmo racchiude l’affetto di un’intera nazione verso una santa che sente propria, al di la del credo di ciascuno, e che da questa terra si è consegnata al mondo, divenendo testimone dell’amore di Dio verso i più poveri. È la prima pietra del santuario dedicato a madre Teresa di Calcutta, che Francesco ha benedetto martedì mattina a Skopje, città natale della fondatrice delle Missionarie della carità, all’inizio della visita che il Pontefice sta compiendo nella Macedonia del Nord.

Un momento svoltosi in un luogo simbolo, il Memoriale di madre Teresa, edificato dove sorgeva la cattedrale del Sacro cuore di Gesù distrutta da un terremoto nel 1963, in cui la piccola Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, il nome da laica della santa, ricevette il battesimo il giorno dopo la nascita e in cui era solita pregare. All’avvenimento hanno partecipato significativamente i leader religiosi del Paese e i poveri assistiti dalle quattro suore con il “sari” bianco bordato di blu, presenti nella capitale, peraltro uniche eredi spirituali della santa di Calcutta nel paese che le ha dato i natali.

All’arrivo Francesco è stato accolto dalla madre superiora, suor Tecla, e dalle tre consorelle, una delle quali, indiana, ha posato sulle spalle del Papa una ghirlanda dorata. Una bambina gli ha offerto dei fiori, che il Pontefice ha deposto ai piedi della statua della santa, fermandosi per qualche minuto in silenzio. Subito dopo ha raggiunto la cappella al secondo piano del memoriale, dove erano riuniti i leader delle comunità religiose: Stefano, arcivescovo della Chiesa ortodossa macedone - arcivescovado di Ocrida; Sulejman Rexhepi, presidente della comunità islamica; Mihail Cekov, pastore della Chiesa evangelica metodista; Berta Romano Nikolic, rappresentante della comunità ebraica. Erano presenti inoltre due cugini di madre Teresa. Anche qui Francesco ha sostato in silenziosa preghiera davanti all’altare dove era stata posta una reliquia della santa, che ha baciato. Poi, alla luce di cinque candele accese, una per ciascuna delle confessioni religiose rappresentate, ha recitato una preghiera in onore della suora.

Dopo aver salutato i presenti, Francesco ha raggiunto il cortile in cui erano radunate un centinaio di persone, tra benefattori e assistiti dalle Missionarie della carità. Questo secondo momento della visita al Memoriale di madre Teresa si è aperto con le parole di benvenuto di suor Tecla, la quale ha sottolineato lo spirito che anima la congregazione femminile, seguite dalla testimonianza di un’assistita, Sonja, accompagnata dalla figlia, che ha rievocato la sua difficile esperienza di ragazza madre e l’aiuto ricevuto dalle religiose.

La commozione generata dal suo racconto si è poi sciolta nell’allegria suscitata da due bimbe che hanno offerto al Papa un quadro raffigurante madre Teresa e Francesco, realizzato con pezzi di carta colorata dai piccoli — figli di genitori in difficoltà — che studiano nella scuola delle suore. Da parte sua, il Pontefice ha lasciato in dono alla comunità delle religiose una maiolica raffigurante una Madonna con bambino, realizzata dai ceramisti dell’Impruneta nel Chianti secondo lo stile tipico delle tradizionali rappresentazioni delle cosiddette “Madonne del Davanzale”.

Alla benedizione della prima pietra del santuario e dei presenti è seguito il saluto di Francesco ai poveri, ai bambini e ai benefattori della comunità. Per tutti una parola, una carezza, un incoraggiamento, in un momento di particolare tenerezza sottolineato dai canti gioiosi dei piccini.

L’omaggio alla santa è il sigillo su una visita che, per quanto breve, una sola giornata, è qui considerata storica, perché la prima di un Papa in questa giovane nazione, nata nel 1991 dallo sgretolamento della Repubblica socialista federale di Jugoslavia. E certo un indimenticabile giorno di festa, soprattutto per la piccola comunità cattolica che finalmente ha potuto stringersi con affetto al Pontefice. Per tale motivo l’accoglienza riservatagli è stata particolarmente calorosa, con migliaia di persone — quindicimila secondo le autorità — giunte da tutta la nazione per poterlo vedere da vicino. La maggior parte di loro si sono ritrovate nella vicina piazza Macedonia, centro geografico ma anche simbolico della capitale, per la celebrazione eucaristica.

Nel grande spiazzo Francesco è giunto a bordo di una piccola auto elettrica scoperta per poter salutare tutti i fedeli, i quali lo hanno accolto con canti e slogan, sventolando bandiere e innalzando striscioni. La messa, in latino e in lingua macedone, è stata concelebrata, tra gli altri, da monsignor Kiro Stojanov, vescovo di Skopje ed eparca di Strumica-Skopje per i cattolici di rito bizantino, dal cardinale Vinko Puljić, arcivescovo di Vhrbosna, Sarajevo, di cui la diocesi di Skopje è suffraganea, da altri vescovi di Paesi vicini, dagli ecclesiastici del seguito, da alcune decine di sacerdoti, tra i quali i 22 della Macedonia del Nord, i pastori del piccolo gregge cui fa riferimento esplicito il motto della visita. Quel popolo rimasto fedele nei tempi difficili del comunismo, per il quale si è pregato nelle intenzioni, perché continui a custodire la fede e a vivere in obbedienza al Vangelo. Quella «piccola comunità cattolica che vive in diaspora e che riunisce in sé due antiche tradizioni liturgiche: quella latina, di Roma, e quella di Bisanzio», cui ha fatto riferimento al termine della messa monsignor Stojanov nel grato indirizzo di saluto rivolto al Papa.

La mattinata del Pontefice si è conclusa con il pranzo presso l’episcopio, dove è stato accolto da quattro suore e altrettanti seminaristi, e dove ha anche incontrato un gruppo di amici e benefattori della Chiesa locale. E a questa residenza il Papa ha voluto lasciare in dono una formella bronzea, intitolata Germoglio di pace: un bozzetto per una porta monumentale da erigersi in una chiesa dedicata a san Francesco.

Ma la giornata del Pontefice nella Macedonia del Nord era iniziata di prima mattina, alle 8.30, con l’arrivo all’aeroporto internazionale della capitale, dove c’è stata l’accoglienza ufficiale. Ai piedi della scaletta dell’aereo con cui Francesco è giunto da Sofia c’era il presidente della Repubblica uscente Gjorge Ivanov (proprio domenica scorsa si è svolto il ballottaggio per le presidenziali) e da due bambini in abiti tipici, che gli hanno offerto pane, sale e acqua in segno di benvenuto. Una cerimonia semplice, con la sola presenza della guardia d’onore, perché quella di benvenuto si è svolta poco dopo al Palazzo presidenziale, noto come “Villa Vodno” dal nome del monte che sovrasta la città e che dal 2009 è sede del capo dello Stato. Nel cortile circondato da un ampio parco, il Pontefice è stato accolto con gli inni e gli onori militari, seguiti dalla presentazione delle rispettive delegazioni. E in quella della Macedonia del Nord era presente anche il presidente eletto, Stevo Pendarovski. Successivamente, all’interno del palazzo, la visita di cortesia al capo dello Stato, al quale il Papa ha donato una stampa su tela raffigurante madre Teresa, realizzata dalla Tipografia vaticana; il ritratto, dipinto da Moede Jansen per raccogliere fondi per le attività delle Missionarie della carità, è custodito presso la Biblioteca vaticana. Il presidente ha ricambiato donando all’ospite un elegante album fotografico con immagini della tradizione cristiana nel paese.

Infine dopo un colloquio privato con il primo ministro Zoran Zaev, Francesco ha incontrato le autorità, i rappresentati della società civile e il corpo diplomatico nella Mosaique Hall, dove ha pronunciato il primo discorso ufficiale nella Macedonia del Nord.

dal nostro inviato
Gaetano Vallini

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27 giugno 2019

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