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​Per un riscatto generazionale

· ​Il Centro Ozanam di Sant’Antimo accoglie numerosi ragazzi in difficoltà ·

Da circa 30 anni al fianco di famiglie e ragazzi in difficoltà. Senza mai tirarsi indietro, affrontando con passione e tenacia ogni situazione, quasi sempre difficile e delicata. E sì, perché al Centro Ozanam di Sant’Antimo, in provincia di Napoli, si incontrano ragazzi e ragazze con storie tristi e disperate alle spalle, dove il sorriso dei volontari e il contatto umano può dare loro fiducia e coraggio ad andare avanti. La particolarità di questo Centro sta nella ricchezza della diversità, dove chi entra non è un nemico, ma una persona che merita di essere aiutata e accompagnata nel suo lungo, tortuoso e difficile percorso di crescita. Antonio Gianfico, presidente nazionale della Società San Vincenzo de’ Paoli e fondatore del Centro Ozanam non si stanca di ripetere all’Osservatore Romano: «Quella riscoperta dell’umanità che vive in ogni persona. Oggi, purtroppo, viviamo in una società dove i rapporti umani tendono a indebolirsi, per questo noi volontari vincenziani siamo convinti di quanto sia necessario avere contatti frequenti che ci danno la possibilità di apprezzare gli altri». Al Centro Ozanam offrono il proprio tempo libero una quarantina di volontari guidati da Antonio Gianfico e coadiuvati da Monica Galdo che fa parte del gruppo storico, sorto alla fine degli anni Ottanta a pochi passi dalla parrocchia di San Vincenzo Ferreri, nel popoloso quartiere “167-219”, dove sorgeva una struttura affidata ai vincenziani dal comune. «Parlare di struttura — ricorda il presidente del Centro — è veramente troppo. Ci affidarono due mura fatiscenti che, grazie all’autotassazione e ai nostri sacrifici, adesso è in grado di ospitare i ragazzi nelle ore pomeridiane». Il Centro Ozanam, infatti, nasce come doposcuola per i giovani disagiati del quartiere, dove possono fare i compiti con l’aiuto dei volontari, ma hanno anche la possibilità di frequentare laboratori artistici, laboratori teatrali, attività sportive ed escursioni che coinvolgono perfino le famiglie.

Un recupero culturale per un riscatto generazionale. «Non sempre la famiglia è al corrente di ciò che facciamo per i loro figli. Qualche anno fa — racconta Gianfico — abbiamo fatto frequentare il catechismo e prendere il sacramento della Comunione a due fratellini del quartiere organizzando nel nostro centro anche una festa. Abbiamo invitato i loro genitori, i quali, fino a quel momento, non sapevano nulla di ciò che facevano i bambini da noi, sebbene avessimo cercato di coinvolgerli più volte».

La serietà, la dedizione e il disinteresse con cui opera nel territorio ha consentito al Centro Ozanam di diventare un importante punto di riferimento e di raccordo con il quartiere, grazie alla collaborazione con le scuole e al messaggio di carità che diffonde nel sostegno continuo alle famiglie. Antonio Gianfico, insieme ai suoi collaboratori, è impegnato in prima linea contro la ghettizzazione, contro lo smarrimento di famiglie e ragazzi che vivono, per condizioni economico-sociali particolarmente disagiate, la disperazione di doversi arrendere al più totale oblio. «Dio ci ha invitati a essere garanti verso i poveri e gli emarginati. Noi volontari — ha proseguito il presidente — condividiamo con la famiglia e il lavoro la necessità di chi ha bisogno».

La Società San Vincenzo de’ Paoli è presente in 155 nazioni con ottocentocinquantamila confratelli e circa un milione e mezzo di volontari. «Scopo dei volontari vincenziani — puntualizza Gianfico — è quello di aiutare le persone più sfortunate: i bisognosi, gli ammalati, gli anziani soli, i carcerati, chiunque viva il disagio o la difficoltà». Fin dalla prima riunione del 1833 si identificò la “visita a domicilio” come miglior strumento per accompagnare queste persone fuori dal tunnel della povertà. Visita che, oggi come allora, rappresenta la principale espressione del carisma dell’associazione. «La visita alla famiglia è la particolarità vincenziana».

I volontari non vedono, infatti, le persone in difficoltà come un nome scritto su di un fascicolo appoggiato sull’altro lato della scrivania e non si limitano a consegnare un pacco viveri o il denaro per pagare una bolletta, ma entrano nelle case delle famiglie che affiancano, diventano amici, cercano contatto. I più deboli sapranno così di potersi appoggiare a una guida, che li accompagnerà in un percorso di crescita personale. Perché insieme, anche le peggiori difficoltà della vita si affrontano meglio. Ed è qui che entra in gioco la figura del “family coach” di cui la San Vincenzo de’ Paoli di Sant’Antimo va particolarmente fiera. «Si tratta di una persona, che può essere anche uno zio, un fratello maggiore o un cugino — spiega Monica Galdo — che fa da tramite tra noi e il giovane preso in carico. È una figura vicina alla famiglia che ci aiuta a seguire più da vicino il ragazzo problematico».

Ma i vincenziani a Sant’Antimo non si fermano qui. Sono molteplici le iniziative volte al recupero dei giovani. In particolare, con il progetto “Bibliote-casa”, una biblioteca che diventa casa ed entra nelle abitazioni dei cittadini, ma è anche un luogo dove si possono frequentare corsi di giornalismo e videomaker o leggere e discutere diverse tematiche sociali. Inoltre, per diffondere il concetto di volontariato nelle scuole si svolgono periodicamente incontri per sensibilizzare i ragazzi all’importanza del sostegno altrui. «Non è necessario che tutti i giovani diventino volontari — conclude Gianfico — a noi interessa che a loro rimanga impresso nella mente il concetto di prossimità».

di Francesco Ricupero

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24 agosto 2019

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