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Un rimedio alle false notizie

· Strumenti innovativi sono stati creati su internet per garantire un’informazione affidabile ·

Due anni fa in Europa dei giovani nerd guadagnavano migliaia di dollari alla settimana scrivendo false notizie sulle elezioni americane con solo tre strumenti: un sito internet, un account AdSense di Google e una pagina di Facebook. I ragazzotti, solo quattro giorni prima delle elezioni del 2016, avevano inventato di sana pianta una storia dal titolo «Migliaia di voti di Hillary trovati nel magazzino dell'Ohio». La storia l’hanno poi caricata sul sito, hanno pubblicato un link dalla loro pagina Facebook connessa a quel sito e con poche e semplici operazioni quella storia è entrata tra i trending topics, cioè gli argomenti di tendenza, comparendo ai primi posti nelle ricerche su Google. Il tutto guadagnando denaro dagli annunci che il motore di ricerca avrebbe pubblicato sul loro sito di false notizie.

Sulla scia di quelle stesse elezioni americane, Facebook ha iniziato a difendersi contro le fake news e i contenuti cosiddetti divisivi. Ha di fatto assunto controllori per verificare i contenuti segnalati dagli utenti regolari. Secondo il Product Management dell’azienda di Menlo Park, «Facebook intende combattere le interferenze straniere nelle varie elezioni in tutto il mondo, rimuovere account falsi, aumentare la trasparenza degli annunci pubblicitari e ridurre la diffusione di notizie false».

Eppure non bisogna attendere che si muovano i grandi social networks per verificare la fondatezza delle tante informazioni che si trovano in rete. Sono già attive infatti diverse piattaforme attraverso le quali è possibile ridurre il rischio di venire ingannati da informazioni del tutto inventate. Ad esempio l’algoritmo dell’impresa innovativa francese Storyzy, nata nel 2012, è in grado di controllare fino a 50 mila frasi al giorno su un archivio potenziale di 15 milioni. L’analisi delle frasi — per lo più commenti pubblici sui social — permette a Storyzy di catalogare i siti di fake news nel mondo e, qui sta il guadagno, di suggerire a inserzionisti e centri media i siti da evitare. La lista di Storyzy è ovviamente in continuo aggiornamento, conta più di 700 siti di fake news nel mondo, siti che fanno della falsa notizia, della propaganda, della distorta divulgazione scientifica il loro introito quotidiano.

In Italia esiste un sito, Butac, «Bufale un tanto al chilo», che rastrella tutte le bufale che scorrono quotidianamente sui nostri telefonini. Il sito ha più volte smascherato notizie del tutto inventate come quella dei profughi che si lanciano sulle auto per farsi risarcire, o quella dei vaccini che distruggerebbero le ovaie delle ragazze.

Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, ha recentemente scritto un lungo post dove dà la propria definizione di fake news: «Le notizie false sono "notizie" presentate in modo fraudolento da persone che lavorano al sistema solo su pubblicazioni che non sono realmente organizzatori di notizie (news organizer). Possono essere politicamente motivate e ben finanziate — in alcuni casi da attori di livello nazionale — o possono trattarsi di mero spam. Si tratta di notizie che hanno titoli e storie accattivanti ma chi le crea non ha assolutamente nessun interesse per ciò che costituisce la verità, la solo preoccupazione è che una notizia possa apparire veritiera per il tempo sufficiente a ingannare un povero utente affinché la condividi». Secondo Jimmy Wales una certa responsabilità va attribuita anche ai media tradizionali che avrebbero dato origine a una reale perdita di fiducia nell’informazione. In breve, quando perfino nei grandi siti di informazione ci imbattiamo in notizie distorte, in errori frequenti, titoli esagerati allora il pubblico non saprà più di chi fidarsi o a cosa credere realmente.

C’è una soluzione a tutto questo? Wales lo scorso hanno ha co-fondato WikiTribune, un sito di informazione ispirato da una forte etica giornalistica. Ad esempio se delle affermazioni fatte durante un’intervista diventano il cuore stesso di una notizia allora quell’intervista o quel colloquio verrà reso pubblico in formato audio e nella sua intera trascrizione. Le fonti devono essere sempre esplicite. Se la notizia si basa su determinati documenti, per quanto scritti in un linguaggio tecnico e poco accessibile, quei documenti verranno pubblicati. Naturalmente non tutti leggeranno il materiale di base ma sarà comunque lì accessibile a una comunità di persone interessate ad approfondire, e il tutto — proprio come Wikipedia — può essere letto e modificato in caso di esagerazioni o distorsioni rispetto alla fonte originale.

In sostanza WikiTribune è un sito di notizie in cui giornalisti con esperienza consolidata scrivono delle relazioni su notizie ampiamente pubblicizzate insieme a dei volontari che curano gli articoli attraverso la rilettura, la verifica dei fatti, suggerendo possibili cambiamenti e aggiungendo altre fonti, diventando così uno dei tanti strumenti che oggi il comune cittadino ha a disposizione per approfondire la verità e contrastare la cultura dei falsi.

di Cristian Martini Grimaldi

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20 agosto 2019

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