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Un ragazzo normale

· ​Il quindicenne messicano Giuseppe Sánchez del Río ·

Il quindicenne messicano Giuseppe Sánchez del Río era un portabandiera dei cristeros e, anche senza prendere parte direttamente agli scontri armati, pagò con il martirio la scelta di cedere il suo cavallo a un combattente perché potesse fuggire.

Fedeli messicani con l’immagine di Giuseppe Sánchez del Río  durante la visita di Papa Francesco alla cattedrale di Morelia (16 febbraio 2016)

Nato a Sahuayo, in diocesi di Zamora nello stato di Michoacán, il 28 marzo 1913, era stato battezzato nella parrocchia di San Giacomo apostolo, nello stesso luogo dove fu poi incarcerato. I suoi genitori, Macario Sánchez e Maria del Río, ebbero quattro figli: due prima di lui — Macario e Miguel, membri dell’Azione cattolica della gioventù messicana entrati nel movimento dei cristeros per difesa della libertà religiosa — e una dopo, Maria Luisa.

Joselito, come veniva chiamato familiarmente, fece la prima comunione all’età di 9 anni. Qualche anno dopo, a Guadalajara, visitò la tomba del giovane avvocato Anacleto González Flores, martirizzato il 1° aprile 1927 e beatificato nel 2005 assieme ad altri otto giovani laici, fra i quali lo stesso Sánchez del Río. Durante tale visita maturò la scelta di offrire anch’egli la propria vita a Dio in difesa della fede cattolica. Grazia che ottenne l’anno dopo, il 10 febbraio 1928, appena dopo essersi unito ai cristeros.

di Fidel González Fernández
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