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Un raffinato gioco
di mani

· Negli affreschi di Castelseprio ·

Maestro di Castelseprio, La Natività, IX secolo, chiesa di Santa Maria foris portas, Castelseprio (Varese)

In occasione di una visita didattica a Castelseprio in provincia di Varese, alcune alunne liceali hanno presentato in classe immagini del sito e del prezioso ciclo di affreschi che abbelliscono la chiesa di Santa Maria foris Portas. Gli studenti non conoscono il Protovangelo di Giacomo e la realtà dei vangeli apocrifi ma quando segnaliamo loro la segretezza che caratterizza la trasmissione di questi primi scritti delle comunità cristiane (da apo-krypto, da cui l’aggettivo “criptico”) cogliamo con piacere il loro interesse. Per una migliore lettura delle immagini, decidiamo quindi di riutilizzare un vecchio volumetto. È una pregiata guida del 1974 curata da Gianpiero Bognetti, importante storico e docente universitario che riportò alla luce questi affreschi nel 1944. In essi si racconta la storia dell’Infanzia di Gesù secondo il Protovangelo di Giacomo e il vangelo dello Pseudo Matteo. Si tratta di un ciclo pittorico molto studiato e ancora oggetto di interesse soprattutto in funzione di una datazione ambigua (oscillante tra il vi e la metà del x secolo) e dall’incerta provenienza del misterioso artista, probabilmente di formazione bizantina.

Le fotografie della nostra vecchia guida, benché soprattutto in bianco e nero, sono però sufficientemente chiare per una buona lettura iconografica e custodiscono quel che il tempo ha usurato sui muri di quello spazio architettonico.

I resti della singolare sequenza di scene sacre si snodano su duplice registro lungo l’abside e sulla faccia a levante della parete che la divide dal corpo centrale della chiesa. Tra le varie scene è quella della Natività che in particolare ci seduce, invitandoci a cogliere il particolare delle mani dei personaggi nell’intero ciclo di affreschi.

Disegnate con grazia, comunicano stati d’animo, indicano, toccano e curano persone e cose. Sembrano muoversi con agilità. Sicuramente il pittore sapeva di dover descrivere un episodio in cui la mano, soprattutto quella femminile, gioca un ruolo tanto importante.

L’episodio in questione è narrato dai due vangeli apocrifi e riguarda la vicenda di Salome, la fanciulla in cui si imbatte la levatrice Zelomi subito dopo il parto della Vergine. Salome non vuol credere a quel che la levatrice le riferisce: «una Vergine ha partorito». E così «introduce un dito nella natura di lei» (Protovangelo di Giacomo, XIX-XX). Questo esame ispettivo è però punito da Dio che interviene bruciando la mano della giovane, la quale riconosce il suo errore. Afferma infatti la versione di Giacomo: «Ho messo a prova il Dio vivente, ed ecco la mia mano si stacca da me arsa dal fuoco». Secondo lo Pseudo- Matteo invece: «appena stesa la mano, mentre palpava, d’improvviso la sua mano diventò secca» (xiii, 4). Il racconto prosegue in entrambe le versioni con la preghiera della ragazza, addolorata e pentita della propria scarsa fede, cui segue l’intervento riparatore di un angelo che la invita ad accostarsi al bambino e a “toccarlo”. Con la mano risanata, Salome si prende cura del piccolo Gesù assieme alla levatrice. Poste l’una di fronte all’altra, ricurve sul neonato in mezzo a loro, lo lavano dopo il parto entro un catino. Suggestiva l’interpretazione proposta dalla psicanalista Lella Ravasi Bellocchio (Di madre in figlia, 1987): il risanamento della mano avviene a fianco di una levatrice così come nella relazione psicoterapeutica il paziente vive la sua rinascita. In tale setting — scrive Ravasi Bellocchio pensandosi ostetrica — è importante rispettare la soglia del momento in cui l’“anima viene a galla”. In quel momento, misterioso così come lo è quello del concepimento, occorre “non metter mano” e superare la tentazione dell’incredulità tecnica. Maria è disegnata nel mezzo, tra la scena che mostra la donna con la mano offesa e quella del risanamento. È mediatrice (inter-cedente) silente, attenta e partecipe dei due episodi che vedono una giovane farsi credente. È distesa su un ampio giaciglio sul quale la mano sinistra appoggia rilassata e tranquilla comunicando la sua fiducia in un Dio che sa comprendere, risanare e farsi accudire come un tenero bimbo appena nato.

di Antonella Cattorini Cattaneo

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19 agosto 2019

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