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Un pulpito, la Madonna
e “er Papa de’ Roma”

· 75 anni fa il voto per la salvezza dalla guerra ·

Il monumentale pulpito in legno della chiesa di Sant’Ignazio è oggi custodito al Divino Amore, il santuario di Castel di Leva tanto caro alla devozione del popolo romano. Destinazione naturale perché, settantacinque anni fa come in questi giorni, proprio da quel pulpito a forma di conchiglia, di fronte alla miracolosa immagine della Vergine venerata con il titolo di Madonna del Divino Amore, furono innalzati la preghiera e il voto dei romani per la salvezza della città eterna dalle distruzioni della guerra. L’episodio, spesso trascurato dalla grande storiografia, viene adesso ricordato in Pio XII, er Papa de’ Roma (Edizioni Hyppocampus, 2019, pagine 114), in cui lo studioso calabrese Filippo Marino, spaziando dalla storia all’attualità, dal campo della fede a quello della politica, traccia un affettuoso breve ritratto dell’ultimo pontefice nato all’ombra del Colosseo. Quell’Eugenio Pacelli che all’indomani della liberazione della città dal giogo nazista fu acclamato Defensor Civitatis. Un episodio, che rievocando, come fa Marino, la forte devozione mariana del Pontefice ci riporta anche ai giorni davvero drammatici della primavera 1944.

Per la città eterna, da mesi in mano ai nazisti che in ottobre avevano rastrellato gli ebrei, l’anno era cominciato con grandi speranze. Le forze alleate erano sbarcate ad Anzio verso la fine di gennaio e avrebbero dovuto procedere a grandi passi verso la capitale. E, invece, avanzavano con enorme lentezza. Dal cielo pioveva il fuoco dei bombardamenti delle forze alleate. E mentre le strade diventano teatro della lotta partigiana, gli abitanti sono ridotti allo stremo per la fame. L’attentato di via Rasella, la strage delle Fosse Ardeatine, il rastrellamento del Quadraro: questa l’angosciosa sequenza degli eventi più tristemente noti di quei mesi.

Gli avvenimenti coinvolgono anche la Madonna del Divino Amore, la cui immagine, con l’avvicinarsi del fronte dopo lo sbarco degli alleati ad Anzio, era stata portata a Roma il 24 gennaio. Era stato lo stesso Pontefice a sollecitarne il trasferimento. Infatti, all’indomani dell’8 settembre 1943 un’autentica bufera di ferro e di fuoco si era abbattuta sugli edifici del santuario scambiati per una fortificazione militare. Così, l’approssimarsi dello scontro finale consigliò di mettere al riparo l’immagine sacra. L’icona viene inizialmente portata nell’omonima chiesetta del centro, nei pressi di piazza Fontanella Borghese, ma in maggio, dato l’enorme afflusso di fedeli viene trasferita in San Lorenzo in Lucina. Nel frattempo si susseguono giornate sempre più drammatiche. Dai quartieri periferici in lontananza cominciano a sentirsi distintamente i boati delle cannonate. La battaglia per la conquista di Roma è ormai alle porte. In questo clima, il 28 maggio, ha inizio l’ottavario per la Pentecoste, la festa titolare del santuario di Castel di Leva; quale momento migliore per implorare la salvezza della città? I romani rispondono in modo massiccio. Le cronache del tempo riferiscono di 15.000 comunioni distribuite quotidianamente, così che anche la basilica di San Lorenzo in Lucina risulta insufficiente. L’immagine della Madonna viene quindi trasferita nella vicina e più ampia chiesa di Sant’Ignazio.

Siamo al 4 giugno. Nello stesso giorno in cui termina l’ottavario, si decidono anche i destini della città. A viste umane, tutto sembra preannunciare una sanguinosa battaglia “casa per casa” con i tedeschi che hanno già minato i ponti del Tevere per coprirsi l’eventuale ritirata. Alle 18 nella chiesa affollatissima, rispondendo all’invito di Pio XII, viene letto il testo del voto dei romani alla Vergine perché alla città venga risparmiata la distruzione. I fedeli promettono di correggere la propria condotta morale, di rinnovare il santuario e di realizzare un’opera di carità a Castel di Leva. Il voto viene espresso in gran fretta, per via del coprifuoco che sarebbe scattato alle 19. Papa Pacelli, intanto, che avrebbe voluto partecipare personalmente alla preghiera, viene avvertito di non lasciare il Vaticano, per il rischio di essere deportato. A leggere il voto, al posto del Pontefice, è il camerlengo dei parroci romani, padre Gilla Vincenzo Gremigni, che verrà successivamente chiamato a guidare la diocesi di Novara.

Quasi contemporaneamente, e inaspettatamente, l’ordine di resistenza viene revocato. Le truppe tedesche lasciano la città e quelle alleate vi fanno il loro ingresso, alle 19.45, senza colpo ferire. Senza spargimento di sangue. Il prodigio della salvezza di Roma, tanto implorato, si è compiuto. «La conquista era avvenuta in modo imprevisto», annotò Winston Churchill, nel suo memoriale Da Teheran a Roma.

Con la città ormai liberata, l’11 giugno, come per oltre quattro mesi avevano fatto migliaia e migliaia di semplici fedeli, lo stesso Pio XII si recò nella chiesa di Sant’Ignazio per elevare la sua preghiera alla Madonna del Divino Amore. Attorno al Papa, come registrò «L’Osservatore Romano», si strinsero decine di migliaia di persone, di cui molte a piedi scalzi. «Noi oggi siamo qui — disse il Pontefice dal pulpito della chiesa di Sant’Ignazio — non solo per chiedere i suoi celesti favori, ma innanzitutto per ringraziarla di ciò che è accaduto, contro le umane previsioni nel supremo interesse della Città eterna e dei suoi abitanti. La nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli. Ha ispirato, a chi ne aveva in mano la sorte, particolari sensi di reverenza e di moderazione».

Quel pulpito, testimone della salvezza di Roma, è ora conservato nel nuovo santuario del Divino Amore. Era stato donato nel 1919, un secolo fa, dai gesuiti olandesi alla chiesa romana dedicata al loro fondatore, quale ringraziamento votivo dei cattolici dei Paesi Bassi per la fine del primo conflitto mondiale. Un pulpito, la Madonna del Divino Amore e “er Papa de’ Roma”: nelle trame della storia ecco un curioso filo rosso che unisce la fede del popolo romano e il suo ostinato rifiuto della guerra.

di Fabrizio Contessa

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08 dicembre 2019

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