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Per un pugno di risate

· ​Ricordo di Bud Spencer ·

Per chi da bambino ha visto i suoi film in coppia con Terence Hill, ma anche per chi torna bambino ogni volta che li vede, forse non c’è lutto cinematografico più grande e commovente della scomparsa di Bud Spencer. Si era accostato al cinema già durante gli anni Cinquanta, quando ancora si faceva chiamare col suo vero nome, Carlo Pedersoli, ed era in piedi la sua brillante carriera di nuotatore. Si trattava di piccole parti o di semplici comparsate in una manciata di pellicole, anche importanti, come il kolossal hollywoodiano Quo vadis? (Mervyn LeRoy, 1951) o il film di Monicelli con Alberto Sordi Un eroe dei nostri tempi (1955).

Conclusa la stagione sportiva, comincia a dedicarsi al cinema a tempo pieno quando il regista Giuseppe Colizzi gli propone la parte di coprotagonista in uno spaghetti western, Dio perdona... io no! (1967). Sul set fa l’incontro che segnerà la sua nuova carriera, quello con Mario Girotti. Come capitava spesso per i western all’italiana, i due sono costretti a scegliersi dei nomi anglosassoni, e così diventano Bud Spencer — nome scelto da Pedersoli in onore di Spencer Tracy e di una nota marca di birra — e Terence Hill. I due faranno la storia del cinema di genere italiano, in particolare traghettando lo spaghetti western dalla sua fase seria a quella scanzonata e ridanciana, già peraltro latente nei loro primi film. Dopo altre due pellicole dirette da Colizzi, I quattro dell’Ave Maria (1968) e La collina degli stivali (1969), arriva quindi il clamoroso successo con Lo chiamavano Trinità... (Enzo Barboni, 1970), geniale ibrido fra western e farsa su cui aleggia la remota influenza della commedia dell’arte, e in cui le sparatorie vengono sostituite da simpatiche scazzottate, facendo così del sottogenere uno spettacolo per famiglie. Fra i due protagonisti nel frattempo si perfeziona un’alchimia davvero rara, e degna delle grandi coppie comiche come Laurel e Hardy, di cui aggiorneranno i ritmi della comicità fisica grazie a scazzottate coreografate in modo sempre più raffinato e acrobatico.
Dopo un obbligatorio remake, ...e continuavano a chiamarlo Trinità (1971), e un paio di piccole parti in solitaria per Spencer — Quattro mosche di velluto grigio (1971) di Argento e Torino nera (1972) di Lizzani — la coppia viene inserita in altre ambientazioni, esotiche o metropolitane, funzionando allo stesso modo, e anticipando per certi versi la moda americana dei buddy movies, storie di amicizia virile fra due protagonisti portati inizialmente a detestarsi, di solito ibridate con il cinema thriller e d’azione. Sarà quindi la volta di ...più forte ragazzi! (Giuseppe Colizzi, 1972), ...altrimenti ci arrabbiamo! (Marcello Fondato, 1974) e molti altri grandi successi, non soltanto in Italia. Ma Spencer nel frattempo avrà lo stesso riscontro anche da solo, con la serie di Piedone, o in coppia con Giuliano Gemma, in Anche gli angeli mangiano fagioli (Enzo Barboni, 1973). 

di Emilio Ranzato

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21 novembre 2018

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