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Un  pronipote per i  florilegi

· Twitter in latino ·

La variante più originale e divertente è anche quella che ha meno probabilità di affermarsi, come spesso succede nelle dispute di argomento linguistico o letterario: in un forum in Rete — nato a commento del primo tweet in latino del Papa — in cui si discute sulla traduzione ideale del verbo inglese to tweet , alternativa ai più classici fabulari e garrire , un anonimo cultore della materia sicuramente lombardo ha proposto cicerare , neologismo latino da ciciarà (“chiacchierare”): perché allora, sulla base di questa assonanza, non trasformare il nome dell’oratore per antonomasia, scilicet Cicero , in verbo e rendergli così omaggio nell’immenso oceano di parole della Rete?

Meglio non inflazionare l’autore delle Catilinarie in internet, gli ha risposto tra il serio e il faceto un altro latinista anonimo, visto che ci sono già «Cicero Latin Tutor», una sorta di maestro digitale frutto della ricerca tecnologica più avanzata a servizio della didattica, un motore per la ricerca giuridica (www.cicerone.to), e persino Cicerone, portale (www.cicerone.co.uk) che raccoglie centinaia di guide e itinerari turistici in tutto il mondo. Non solo: l’avvocato di Arpino, nell’immaginario collettivo, è pur sempre il simbolo di un lussureggiante rigoglio di subordinate che a stento può essere contenuto nelle 140 battute di un tweet; meglio scegliere un testimonial più “attico” e meno “asiano”, per rispolverare le categorie della retorica antica.

Non tutte le discussioni in Rete sono così serene e divertenti; l’ingresso del Papa su Twitter ha suscitato consensi ma anche critiche, espresse a volte con toni piuttosto duri, oltre agli immancabili sberleffi che nessun personaggio noto può evitare. La prudenza è d’obbligo ma, come san Paolo ha insegnato accettando di esporsi a incomprensioni e facili ironie nell’agorà, la navigazione nel grande mare dei media non può essere evitata.

In questo caso citare Mc Luhan non serve — l’opinione tra quanti si sono occupati di questo tema è praticamente unanime. Il mezzo non è il messaggio nel caso di internet perché da tempo ormai non è solo un mezzo di comunicazione ma un ambiente di vita. E, secondo autorevoli esperti, tutto può rimandare al destino ultimo della vita, persino una procedura tecnica come registrare un file, il “salva con nome”, eco di quella Salvezza con la s maiuscola che per essere tale deve essere sempre “con nome”, personale e ancorata a spazio e tempo.

Anche il tesoro della letteratura cristiana antica ha bisogno di un ancoraggio all’ hic et nunc per restare vitale e raggiungere le nuove generazioni: lo stesso account latino del Papa potrebbe diventare, nel tempo, il pronipote tecnologico degli antichi florilegia, in cui i maestri medievali selezionavano frasi dai testi dei Padri — ma anche proverbi e massime celebri, come ha fatto Giuseppe Fumagalli con il suo L’ape latina — per offrirle agli studenti, spezzando per loro il pane di un nutrimento condiviso. Anche oggi una frase breve ma illuminante (come il Quid animo satis? di Agostino) usata come sfondo in un cellulare o inviata a un amico via Twitter, può “bucare” la coltre di confusione e distrazione che vela la vita quotidiana.

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23 ottobre 2019

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