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Un progetto di ecologia integrale

· ​Le vie nuove indicate da Papa Francesco in tema di ambiente ·

Una lettera enciclica è scritta per circolare e offrire a tutti coloro che sono disposti ad ascoltare motivi per riflettere e agire. A questa finalità corrisponde il testo di Laudato si’, cominciando dalla sua forma. Secondo la consolidata struttura del magistero sociale di vedere, discernere, agire, il documento è suddiviso in sei capitoli, attraverso i quali Papa Francesco indaga dapprima le radici della crisi ecologica odierna, per poi tracciare le linee fondamentali di una ecologia che, tra le sue varie dimensioni, includa la peculiarità dell’essere umano in questo mondo e le sue relazioni con la realtà circostante.

Le prime reazioni alla sua pubblicazione hanno chiaramente messo in evidenza gli aspetti più rilevanti e incisivi — ecologici, sociali, economici, politici, culturali, ecumenici, interreligiosi — dichiarandone il carattere assolutamente innovativo. Nell’agorà mondiale, la voce del Papa si alza con toni accorati e potenti in favore di uno sviluppo integrale della famiglia umana, in un tempo segnato da evidenti e drammatici segni di disgregazione. Si tratta del secondo passo magisteriale con cui Papa Francesco rivolge una parola incoraggiante al mondo, dopo che si è rivolto alla Chiesa. Se l’esortazione apostolica Evangelii gaudium richiamava la Evangelii nuntiandi di Paolo vi, Laudato sì sembra far eco alla Populorum progressio. Perciò, il Vangelo della creazione proclamato da Papa Francesco risuona nel mondo contemporaneo con accenti di pari spirito profetico, nel momento in cui la storia domanda alla Chiesa di interpretare i segni del tempo presente. Tra questi, risalta il fatto che la nostra casa comune sta attraversando una crisi alla quale ogni persona che abita il pianeta deve e può dare il proprio contributo costruttivo. La nostra sorella terra «protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei»
(n. 2).
Un aspetto che meno sembra attirare l’attenzione — quello teologico — merita di essere rapidamente considerato, dal momento che a esso è dedicato il secondo capitolo, «riferito alle convinzioni di fede» (n. 62), all’interno di un documento destinato a tutte le persone di buona volontà. In effetti, la scelta di volgere l’attenzione alla luce che la fede offre, dopo aver analizzato il contesto attuale, rappresenta un significativo approccio metodologico, a fondamento della cura della casa comune. Data la complessità della crisi ecologica, «le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà» (n. 63); pertanto, ha diritto di essere ascoltata la voce culturale e religiosa dei popoli, tra i quali risuona la sapienza dei racconti biblici. Veniamo così introdotti al mistero dell’universo che, ricevendo il nome di creazione, è compreso dai credenti come opera di Dio: «Non siamo noi Dio. La terra ci precede e ci è stata data» (n. 67). La natura, affidata da Dio alla cura responsabile dell’uomo, non ha un carattere divino, è demitizzata, poiché «Egli è presente nel più intimo di ogni cosa senza condizionare l’autonomia della sua creatura, e anche questo dà luogo alla legittima autonomia delle realtà terrene» (n. 80). Ciò significa che, per i credenti come per ogni persona, esiste una originaria vocazione dialogica alla comune responsabilità verso un mondo aperto a continue evoluzioni (cfr. n. 81), il quale, nella sua imperfezione, necessita di sviluppo.
La perfezione della creazione si sposta dunque dall’inizio alla fine, o meglio, l’opera del Padre non è solo la creazione, ma anche la costruzione progressiva dell’universo, che va verso un fine (cfr. Ebrei, 3, 4). In tale disegno vi è un centro, Cristo, la cui perfezione personale si è compiuta attraverso un processo segnato dalla sofferenza (cfr. Ebrei, 5, 8-9). Per tale ragione, il mistero della croce diviene parte integrante del piano creativo, rendendo possibile uno spazio salvifico per la fragilità delle creature, specialmente quelle disabili e più vulnerabili. «Lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio, in una pienezza trascendente dove Cristo risorto abbraccia e illumina tutto» (n. 83). Per la comprensione cristiana della realtà, il destino di tutta la creazione è racchiuso nel mistero di Cristo, presente all’origine di tutte le cose, che il Risorto avvolge misteriosamente e orienta a un destino di pienezza (cfr. n. 99).
Per i cristiani, dunque, la ragione prima e ultima dell’amore per il creato, da cui sorge l’armonia attraverso la croce, ha un nome breve e un volto singolare, nascosto nel cuore dell’universo: Gesù. Come ricordava Pierre Teilhard de Chardin in Comment je crois, «nel Cosmo (perché questo abbia consistenza, e funzioni), vi dev’essere, per costruzione, un luogo privilegiato in cui, come in un crocevia universale, tutto si veda, tutto si percepisca, tutto si ordini, tutto si animi, tutto si tocchi. Non è forse questo un posto meraviglioso per collocarvi (meglio ancora, per riconoscervi) Gesù?». E continuava: «Che Cristo sia emerso nel campo delle esperienze umane per un solo istante, duemila anni fa, ciò non potrebbe impedirGli di essere l’asse e il culmine di una maturazione universale».
Da questi rapidi cenni ai fondamenti teologici dell’enciclica, si può comprendere come il progetto di un’ecologia integrale si volga alla ricerca di nuove vie che permettano all’umanità intera di collaborare responsabilmente al progetto di armonia inscritto da Dio nella creazione. Tale felice intuizione, sintetizzata nella ricorrente espressione «tutto è connesso», mette a fuoco un tema antico e universale, che oggi può riscontrare un’ampia convergenza tra i cristiani, le religioni e le culture, in quanto appartenente sia al pensiero greco antico ereditato dall’occidente, sia alle religioni e alle filosofie dei popoli dell’Estremo oriente. L’ampio sguardo rivolto da Papa Francesco all’universo in cui ruota la terra che abitiamo si fonda su una promessa che nutre la nostra speranza: la complessità è orientata all’armonia, questa è la sua origine e il suo destino. Per tutte le persone di buona volontà, la cura della casa comune è dono da accogliere e compito da realizzare.

di Maurizio Gronchi

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19 settembre 2019

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