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Un nuovo prezioso tassello sotto il cielo di Roma

· In un disegno inedito del Belvedere vaticano ·

Il 5 marzo 1565 un grande torneo nel cortile del Belvedere Vaticano concluse i festeggiamenti per le nozze tra Giacomo Altemps e Ortensia Borromeo che Pio IV aveva celebrato tre mesi prima nei palazzi Vaticani. La sorella del futuro san Carlo aveva sposato il nipote del Papa e il significato politico dell’evento doveva essere ben chiaro a chi volle questa festa e a quanti ne presero parte. Quindi la scelta del Belvedere appare strategica e ben meditata. Antonfrancesco Girni, testimone dell’evento, ne inviò una descrizione al granduca Cosimo i soffermandosi diffusamente sull’architettura che ospitava l’evento, che prese le mosse, al mattino, nel vasto invaso del cortile inferiore. Per concludersi sulla sommità del complesso con fuochi d’artificio appositamente progettati da Sallustio Peruzzi. La bottega del più attento incisore del tempo, Antoine Lafréry, grazie al suo più dotato disegnatore Etienne Dupérac rappresentò la festa in due memorabili tavole cariche di figure in movimento in questo spazio architettonico all’antica. 

 Nicolas Poussin, «Paesaggio con Diogene» (1648, Louvre, particolare)

Soltanto cinque anni prima un evento simile in Belvedere sarebbe stato pressoché impossibile. Lo straordinario concatenamento di giardini e corpi di fabbrica concepito da Bramante e avviato rapidamente nei primi anni di pontificato di Giulio ii era rimasto infatti per oltre quarant’anni un cantiere aperto, cui diversi Pontefici avevano aggiunto settori e corpi di fabbrica destinati a specifiche esigenze contingenti senza prendere in considerazione l’idea di un suo completamento. Solo a partire dal 1560 Pio iv aveva aperto una nuova fase di questo cantiere a ridosso del palazzo Apostolico servendosi di Pirro Ligorio (1513?-1583) l’architetto napoletano a Roma da più di vent’anni, che aveva dedicato gran parte della vita allo studio dell’antico.
Con la collaborazione di Sallustio Peruzzi in pochi anni egli definì con chiarezza il fronte ovest del complesso, speculare al corpo bramantesco dal quale riprendeva l’articolazione architettonica adattandosi a una situazione orografica del tutto diversa. Egli ripensò il sistema di scale convergenti nel settore centrale del giardino e rimodellò gli spazi interni dell’esedra superiore con il suo grande nicchione, sopra il quale decise di porre un padiglione colonnato concavo privo di vani chiusi che costituiva un affaccio privilegiato sulla città.
Molti documenti economici permettono di seguire le fasi di questo cantiere che aveva mutato radicalmente l’aspetto dell’intero colle, alcune vedute ben note ci restituiscono anche le forme e il divenire della costruzione, ma come spesso succede sono pochi i documenti grafici direttamente legati alla pratica costruttiva.
Uno di questi, per ragioni per il momento non note, è giunto tra le carte dell’Ospedale di San Giacomo degli Incurabili, oggi conservate nelle collezioni dell’Archivio di Stato di Roma. Si tratta di un foglio di grandi dimensioni (580x430 mm), nel quale è rappresentata una pianta a penna in scala (circa 1/50) che rappresenta lo straordinario oggetto colonnato che corona la struttura del Belvedere: la loggia colonnata di Pirro Ligorio. Il disegno è interamente quotato nelle murature che definiscono l’emiciclo e due schizzi dalla funzione non chiaramente riconoscibile nella parte inferiore del foglio rappresentano probabilmente studi grafici legati agli spessori della volta del nicchione che avrebbe dovuto sopportare il peso della struttura da erigere sulla sommità della struttura che Ligorio volle realizzare con ricchi marmi policromi. La rappresentazione ha un carattere prettamente tecnico, le quote sono riportate con diligenza da una mano abile, che con una grafia poco aggraziata scrisse al centro dell’emiciclo poche parole che mettono in evidenza come l’oggetto della riflessione fosse lo spessore dei getti delle volte: “Masitiosupra a tutti li volti gr(osso?) Ca 79:80” Il foglio fu poi piegato in 8 parti e rimase per un certo tempo nelle mani di qualche collaboratore, come dimostrano la colorazione bruna di un settore sul verso del foglio. Fu in questa fase che su un margine piegato fu tracciata una seconda breve iscrizione di una mano diversa da quella che realizzò il disegno: “Adi 13 de dicembre 1564. Io mastroantonio detto o firmato allemecirchulo”. L’iscrizione fornisce un termine ante quem per il disegno, che possiamo quindi collocare nel pieno del cantiere di Ligorio, dato che a settembre dello stesso anno sono documentati lavori di carpenteria metallica proprio per il nicchione.
La piccola loggia rappresenta l’immagine di questo rapporto tra Roma e Belvedere. Dal tempo della sua costruzione la sua sagoma continua a rimanere impressa nella memoria di viaggiatori e artisti, che come Poussin ne realizzarono straordinarie vedute. Ma come ogni loggia essa permette di dominare il mondo che la circonda e dalla sua posizione aerea la città appare ancora in tutta la sua straordinaria ricchezza. In fondo anche questo nuovo disegno dell’Archivio di Stato di Roma aggiunge un piccolo tassello in questo dialogo tra Belvedere e la città: un prezioso edificio all’antica nell’azzurro cielo di Roma.

di Vitale Zanchettin

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21 marzo 2019

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