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Un povero diavolo

· «Blade af Satans Bog» di Carl Theodor Dreyer nella Filmoteca Vaticana ·

Rappresentare il diavolo è una sfida con cui artisti di ogni epoca si sono misurati. Per molti secoli, questa figura ha tratteggiato il timore dell’Occidente, simboleggiando la paura; paura dell’oscurità, delle forze religiose, della tentazione o semplicemente una paura atavica, quella che oscura l’animo senza alcun motivo.

L’arte, la letteratura e poi il cinema hanno dato un volto al diavolo, facendo spesso risaltare la sua soprannaturalità e sullo schermo, sin dalle origini, Satana ha ricordato allo spettatore il potere della tentazione.

Nel xix secolo il diavolo aveva conosciuto il suo momento di gloria attraverso le fantasmagorie, ma sarà George Méliès a dargli una vita cinematografica, riprendendo in molti suoi film l’iconografia di Mefistofele, con i tratti del volto affilati, baffi e sopracciglia appuntite, corna e portamento elegante. Così Satana agita l’animo del pubblico facendolo sussultare in sala e aprendo la strada a molteplici interpretazioni che passano anche per Inferno del 1911, il film ispirato alla Divina commedia, conservato nella Filmoteca Vaticana, nel quale il diavolo è rappresentato mentre divora il corpo del traditore per eccellenza, Giuda.

Ma nella Filmoteca è custodito un altro film che ha segnato il cammino cinematografico nella rappresentazione dell’angelo caduto, Blade af Satans Bog (Pagine dal Libro di Satana) di Carl Theodor Dreyer, opera muta del 1920, nel quale l’iconografia classica del demonio viene stravolta, alimentando nello spettatore un timore forse ancora più grande.

La casa di produzione Nordisk propose a Dreyer, allora agli inizi della carriera, di realizzare un film, offrendogli un budget notevole per l’epoca. Il regista stesso lavorò alla sceneggiatura, ritoccando il testo del drammaturgo danese Edgar Hoyer, del 1913, per creare una pellicola nella quale si confronta con la fede, ma soprattutto con il male, il male in persona, appunto Satana.

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23 maggio 2018

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