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Per un popolo sofferente

· Concluso l’incontro degli enti caritativi che operano in Siria ·

«La Siria soffre ancora» a causa di «una guerra tanto lunga» che è «una vergogna per l’umanità». Come è vergognoso che mentre si continua a parlare di pace c’è chi continua a vendere le armi ai belligeranti, «e forse ce ne sono anche tra quelli che parlano di pace». Sono alcune considerazioni scambiate tra Papa Francesco e i rappresentanti degli organismi caritativi cattolici operanti nel contesto della crisi siriana, durante il breve ma significativo incontro di venerdì pomeriggio, 30 maggio, davanti all’ingresso della Casa Santa Marta. Prima di raggiungere la basilica per l’ordinazione episcopale, il Papa ha infatti voluto salutare e ringraziare personalmente quanti si prodigano nell’assistere la martoriata popolazione siriana.

L’incontro con il Pontefice è stato il momento più significativo della giornata vissuta dai venticinque partecipanti alla riunione convocata da Cor Unum per un confronto sui risultati dell’attività svolta sul territorio. Tra gli intervenuti ai lavori romani, oltre al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e al presidente del dicastero, cardinale Robert Sarah, l’arcivescovo Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, monsignor Antoine Audo, presidente di Caritas Syria, e Joseph Farah, presidente di Caritas Mona.

Si è trattato di un incontro importante visto il continuo peggioramento della situazione, come ha riferito monsignor Zenari. «In tante zone come Damasco stessa dove io vivo — ha detto — c’è un’insicurezza quotidiana. Colpi di mortaio cadono in continuazione e fanno vittime innocenti». E «tra queste — ha detto il nunzio — ci sono tanti bambini». Le statistiche più recenti parlano di circa quindicimila piccole vittime.

«Bisogna restare in questa terra», è stato il suo appello finale, e fare in modo di consentire l’arrivo di aiuti umanitari. Il Papa, ha aggiunto monsignor Zenari, «ha ricordato anche lo scandalo della vendita di armi. Io direi che abbiamo bisogno in Siria, ma forse un po’ ovunque, di un’arma speciale, la parola. Liberiamola, invece di sparare!». 

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13 dicembre 2019

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