Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un popolo in missione

· Aperto in Vaticano il primo incontro internazionale dei responsabili della nuova evangelizzazione ·

«Il passaggio dalla “missione al popolo” a il “popolo in missione” deve far comprendere il cambiamento di prospettiva che muove la nuova evangelizzazione». Con questo auspicio dell’arcivescovo presidente Rino Fisichella, si è aperto stamane, sabato 15 ottobre, in Vaticano il primo incontro internazionale promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Nell’Aula del Sinodo si sono dati appuntamento, con i 14 membri del dicastero, i rappresentanti di 33 Conferenze episcopali e di ben 115 realtà ecclesiali, i cosiddetti nuovi evangelizzatori, convenuti dai cinque continenti con l’obiettivo dichiarato di offrire «risposte adeguate» all’attuale crisi spirituale che investe il mondo, attraverso un «nuovo slancio missionario», nella piena consapevolezza — ha spiegato monsignor Fisichella nell’introduzione ai lavori — che «vi sono realtà differenziate che richiedono impulsi di evangelizzazione diversi».

Nel suo articolato intervent0 l’arcivescovo presidente ha definito la nuova evangelizzazione «un fiume che irriga il mondo di oggi, là dove le persone vivono e operano». Dopo aver messo in luce come «voler ricorrere a una definizione esaustiva di nuova evangelizzazione rischi di far dimenticare la ricchezza e la complessità della sua natura», il presule ha invitato i presenti a «dare ragione della propria fede, mostrando Gesù Cristo il Figlio di Dio, unico salvatore dell’umanità. Nella misura in cui saremo capaci di questo — ha detto — potremo offrire al nostro contemporaneo la risposta che attende». La nuova evangelizzazione riparte dunque «dalla convinzione che la grazia agisce e trasforma fino al punto da convertire il cuore, e dalla credibilità della nostra testimonianza. Guardare al futuro con la certezza della speranza è ciò che ci consente di non rimanere rinchiusi in una sorta di romanticismo che guarda solo al passato, né di cedere all’utopia perché ammaliati da ipotesi che non possono avere riscontro». Perché — ha aggiunto — «la fede impegna nell’oggi che viviamo, per questo non corrispondervi sarebbe ignoranza e paura». E questo — ha ammonito — «a noi cristiani non è consentito. Rimanere rinchiusi nelle nostre chiese potrebbe darci qualche consolazione, ma renderebbe vana la Pentecoste».

Da qui l’esortazione a «spalancare le porte e ritornare ad annunciare la risurrezione di Cristo. Se qualcuno oggi vuole riconoscere i cristiani deve poterlo fare per il loro impegno nella fede, non per le loro intenzioni».

Per questo è importante individuare alcuni luoghi, particolarmente sensibili, per un’azione pastorale più innovativa. E tra questi ne sono stati illustrati ben sette, ritenuti a giusto titolo quelli maggiormente impegnativi: la cultura, le migrazioni, la comunicazione, la famiglia, la liturgia, la politica, e la pastorale ordinaria nelle parrocchie.

Ciascuno di questi ambiti è stato poi approfondito attraverso gli interventi di altrettanti relatori. Don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha parlato dell’evangelizzazione della cultura; il professor Adriano Roccucci (Comunità di Sant’Egidio), dell’accoglienza ai migranti; la brasiliana Luzia de Assis Santiago, dell’impegno di testimonianza cristiana nei media attraverso l’esperienza di Canção Nova; il fondatore del Cammino neocatecumenale, lo spagnolo Kiko Argüello, dell’importanza basilare della famiglia nella trasmissione della fede; il francese Jean-Luc Moens (Communauté dell’Emmanuel), di come ciò che viene annunciato debba essere poi reso presente e vivo nella preghiera liturgica e nella partecipazione ai sacramenti; Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito, del popolo di Dio chiamato a impedire la marginalizzazione della fede dalla vita pubblica. Molto applaudito, infine, l’intervento di don Pigi Perini, dal 1977 parroco di Sant’Eustorgio a Milano, che si è soffermato sulla pastorale svolta dalle cellule parrocchiali di evangelizzazione. Quasi tutti — anche quanti sono intervenuti successivamente in forma più concisa, a cominciare dal cardinale Wuerl di Washington — hanno fatto riferimento alle radici e agli sviluppi della nuova evangelizzazione: a partire dall’ Evangelii nuntiandi, l’esortazione apostolica di Paolo VI del 1975 che può esserne considerata la magna charta, fino alle intuizioni profetiche di Giovanni Paolo II, che per primo ne ha elaborato le implicazioni, e di Benedetto XVI, che un anno fa ha istituito un apposito dicastero per realizzarla nei Paesi di antica tradizione cristiana sempre più secolarizzati.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE