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Un ponte
tra ebrei e cristiani

· The Jewish Annotated New Testament arriva in Vaticano ·

Sarà consegnato a Papa Francesco, in occasione dell’udienza generale del 27 marzo, il libro The Jewish Annotated New Testament (Oxford University Press, 2019, pagine 824, 39,95 dollari). Saranno gli editori, entrambi ebrei, Amy-Jill Levine e Marc Zvi Brettler, a donare a Francesco una copia del volume, frutto del lavoro di settanta studiosi ebrei di Australia, Israele, Nord e Sud America. Marc Z. Brettler è Bernice and Morton Lerner Professor in Judaic Studies presso la Duke University a Durham, North Carolina, Stati Uniti. Amy-Jill Levine è University Professor of New Testament and Jewish Studies and Mary Jane Werthan Professor of Jewish Studies presso il Vanderbilt Divinity School and College of Arts and Science a Nashville, Tennessee, Stati Uniti; attualmente è professore ospite presso il Pontificio Istituto Biblico, dove è la prima persona ebrea a tenere un corso sul Nuovo Testamento.

Non sarebbe mai stato possibile completare The Jewish Annotated New Testament senza gli insegnamenti della Chiesa cattolica romana. Dalla Nostra Aetate alle numerose dichiarazioni della Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, come pure delle conferenze episcopali nazionali, la Chiesa cattolica ha cercato di presentare, in modo più accurato dal punto di vista storico e teologico, descrizioni fedeli degli ebrei e dell’ebraismo. Tali iniziative hanno contributo a creare un contesto accogliente per gli ebrei che desideravano studiare il Nuovo Testamento. The Jewish Annotated New Testament è quindi in parte una risposta a quelle dichiarazioni favorevoli.
Il libro è anche un lavoro sulla storia ebraica, in quanto Gesù e Paolo, e molte altre figure del Nuovo Testamento, erano ebrei. La prima persona in letteratura a essere chiamata “rabbi” è Gesù di Nazareth, e l’unico fariseo dal quale abbiamo documenti scritti è Paolo di Tarso.
Il volume offre note su ogni libro del Nuovo Testamento, con particolare attenzione per il loro contesto ebraico. Contiene anche cinquanta brevi saggi sulla storia del periodo del Nuovo Testamento, diverse comprensioni ebraiche di Gesù, Paolo e Maria, del Battesimo e l’Eucaristia, e differenti letture delle Scritture di Israele (per esempio Isaia 7, 14; Isaia 53) e l’attuale stato dei rapporti tra ebrei e cristiani.
La storia di questo volume è iniziata trent’anni fa, quando la Oxford University Press mi ha chiesto di contribuire a eliminare i pregiudizi cristiani che avevano contraddistinto la sua Oxford Annotated Bible. Poi mi ha invitato a coeditare The Jewish Study Bible (seconda edizione, 2014), basata su The Catholic Study Bible. Il progetto mi ha talmente appassionato che ho proposto che mi venisse affiancato qualcuno per il Nuovo Testamento. Infatti, poiché il mio lavoro si concentra soprattutto sulla Bibbia ebraica, avevo bisogno di una persona esperta di Nuovo Testamento. La Oxford University Press ed io l’abbiamo identificata in Amy-Jill Levine, che ha scritto molti libri su Gesù e sui Vangeli, e che per oltre un decennio ha lavorato come book review editor per il Catholic Biblical Quaterly. Dopo tre anni di lavoro, nei quali abbiamo dovuto convincere i nostri colleghi ebrei dell’importanza dell’iniziativa, controllare le note e i saggi e scrivere i nostri propri contribuiti, nel 2011 abbiamo presentato la prima edizione di The Jewish Annotated New Testament, e nel 2017 la seconda «interamente rivista e ampliata».
The Jewish Annotated New Testament è rivolto a due lettori in particolare: i cristiani che intendono conoscere il contesto ebraico del Nuovo Testamento e gli ebrei che hanno poca familiarità con il Nuovo Testamento o il suo ruolo nei rapporti tra ebrei e cristiani.
Riguardo ai primi, noi crediamo che non comprendere a fondo le pratiche e le credenze ebraiche porti a non comprendere appieno Gesù, Paolo e i loro seguaci. Abbiamo anche cercato di rettificare gli stereotipi negativi e sbagliati sugli ebrei e sull’ebraismo che con frequenza, e spesso involontariamente, permeano l’insegnamento cristiano. Alcuni lettori cristiani vedono gli ebrei come avidi, legalisti, xenofobi e misogini, e guardano a Gesù come a colui che ha inventato la grazia e la compassione. Invece noi mostriamo come Gesù e Paolo parlano dall’interno della tradizione ebraica, e non contro. Siamo convinti che più i lettori sanno del contesto ebraico del Nuovo Testamento, più possono apprezzare il suo messaggio. Come Paolo dice ai gentili a Roma, «ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te» (Romani, 11, 18).
Abbiamo inoltre cercato di incoraggiare gli ebrei a leggere il Nuovo Testamento. Ciò può colmare alcune lacune nell’educazione ebraica, che di solito passa dai Maccabei nel secondo secolo Bce (prima dell’era volgare) ai documenti rabbinici dell’inizio del terzo secolo Ce (era volgare). Comunque, se vogliamo che i cristiani ci rispettino, dobbiamo mostrare per i cristiani la stessa considerazione. Un modo per farlo è di familiarizzare con i testi del Nuovo Testamento e con le loro interpretazioni. Un altro è di riconoscere come gli autori e gli artisti ebrei abbiano riconosciuto in Gesù, Paolo, Maria e altri seguaci, degli ebrei.
Siamo stati gratificati dalla ricezione molto positiva del libro. È stato visto come un po’ provocatorio; il «Washington Times», per esempio, ha scritto: «Le bibbie commentate di solito non finiscono sulle prime pagine, ma The Jewish Annotated New Testament — basta il titolo a provocare un acceso dibattito — ha fatto sensazione». Alcuni cristiani ci hanno attaccato per la nostra fattuale affermazione che il Nuovo Testamento era in origine un’opera ebraica; alcuni ebrei, basandosi solo sul titolo del libro, ci hanno attaccati perché pensano che miriamo a convertire ebrei. Ma altre persone di varie credenze hanno affermato che il nostro lavoro ha approfondito la loro comprensione del Nuovo Testamento.
Siamo onorati e felici di consegnare a Papa Francesco il 27 marzo una copia di The Jewish Annotated New Testament e di partecipare il 28 marzo a un forum sul nostro libro presso l’Università Gregoriana, su invito della sua Facoltà di Teologia e del cardinal Bea Center for Judaic Studies. Vediamo in questi eventi segni della costante importanza del dialogo fra ebrei e cristiani e del reciproco rispetto che tale dialogo promuove. Visto che il patrimonio spirituale comune tra cristiani ed ebrei è così grande, il volume vuole rafforzare il rispetto e la comprensione reciproci che il dialogo biblico e teologico può creare. Attendiamo fiduciosi il momento in cui il Nuovo Testamento, come parte della storia ebraica, possa servire da ponte tra ebrei e cristiani.

di Amy-Jill Levine e Marc Zvi

 

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18 agosto 2019

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