Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un ponte
nel giardino

· Il padiglione della Santa Sede all’Expo di Pechino ·

«L’azione è più eloquente delle parole». Probabilmente è la prima volta che un articolo de «L’Osservatore Romano» inizia con una citazione in cinese, tratta da una delle opere di Lu Xun, considerato il fondatore della lingua moderna del Paese. In questo modo si vuole offrire una motivazione sulla presenza della Santa Sede all’Expo 2019 di Pechino. Infatti, sono stati in molti a chiedersi il perché della partecipazione a questa iniziativa. La domanda è legittima, considerando che si tratta di un evento settoriale, ossia l’Esposizione internazionale di orticoltura con un preciso taglio commerciale.

La risposta si sviluppa su diversi piani. Innanzitutto, la Santa Sede ha voluto con ciò onorare un esplicito invito a partecipare a questa manifestazione rivoltole dalla rappresentanza diplomatica cinese presso le Nazioni Unite. In secondo luogo, il tema di questa edizione dell’Expo, «Vivere verde, vivere meglio», si armonizza perfettamente con il messaggio di Papa Francesco espresso nella sua lettera enciclica Laudato si’, sulla tutela dell’ambiente, della nostra casa comune. Il terzo, non meno importante motivo, è il fatto che da qualche tempo è iniziato un processo di ravvicinamento tra la Cina e la Santa Sede che, senza alcun dubbio, necessita di gesti concreti carichi, appunto, di eloquenza più incisiva delle sole parole, per sfociare in un rapporto possibilmente più stabile e duraturo. In questo senso, manifestazioni come l’Expo di Pechino rappresentano dei luoghi privilegiati dove si avvii qualche forma di collaborazione e di maggiore conoscenza reciproca.

Una presenza ricca di contenuti simbolici

La presenza del Vaticano, per ovvii motivi, non può essere una presenza commerciale, bensì culturale, ricca di riferimenti simbolici, in cui elementi della natura, dell’arte, ma anche della tecnologia si intrecciano componendo un significativo messaggio di dialogo. A realizzare questo compito ci aiutano i giovani cinesi che, come guide, con grande entusiasmo si impegnano nell’accompagnare i nostri visitatori nel percorso del nostro padiglione che non è affatto scontato. L’installazione, infatti, è stata pensata quasi fosse un percorso museale, con alcuni ammiccamenti alla nostra eredità storico-artistica alla quale si sovrappone l’applicazione di alcune tecnologie innovative con un chiaro messaggio ecologico. Infatti, il monolite del padiglione è un primo richiamo a un tipico elemento architettonico del paesaggio romano, ossia il travertino, con cui sono stati realizzati fin dall’antichità buona parte dei monumenti, comprese le grandi basiliche patriarcali. Questa struttura è accompagnata da quattro fontane posizionate sui lati, per richiamare gli spazi dei Giardini e delle Ville Pontificie ricchi di questi riferimenti. Per rafforzare il significato di questa struttura, progettata dall’architetto Guido Rainaldi, i visitatori possono ammirare una presentazione panoramica degli spazi verdi vaticani tramite un breve filmato realizzato dal Dicastero per la comunicazione.

All’interno del padiglione, il posto centrale è occupato da un’immagine di fondamentale riferimento per le religioni monoteiste: Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre. Quest’opera di Peter Wenzel, che è conservata nei Musei Vaticani, è di straordinaria bellezza e maestria, visto che l’autore ha raffigurato con una precisione quasi scientifica più di 240 animali di vari continenti. Anche se i visitatori nella stragrande maggioranza non appartengono a nessuna delle religioni monoteiste, attraverso la dimensione estetica possono comunque trarre spunto per riflettere sull’armonia originale tra noi e il creato, le cui scintille ancora brillano nel cuore umano, accendendo il desiderio di ritrovare la sintonia con la natura. Del resto, lo stesso tema del giardino come luogo di ristoro, di pace e di armonia rappresenta un tema caro alle tradizioni dei popoli orientali.

A questo tema se ne aggiunge un altro: la presentazione dei contenuti di due codici erbari (Dioscoride latino, il codice Chigi F. VII 158 e Dioscoride greco-latino, il codice Chigi F. VII 159) conservati nella collezione della Biblioteca Apostolica Vaticana, che oltre a documentare una consapevolezza secolare sulla biodiversità, testimoniano la saggezza del passato espressa nella capacità di raccogliere e descrivere meticolosamente le proprietà curative delle piante, sapere ancora oggi molto apprezzato nelle tradizioni orientali. La collaborazione offerta dalla Biblioteca Apostolica Vaticana non solo ha permesso di mostrare ai visitatori con quale finezza e ingegno venivano elaborati anticamente i manoscritti, ma ha reso i loro contenuti accessibili tramite la digitalizzazione.

A questo tema è strettamente legata un’istallazione scultorea posizionata al lato del padiglione. Si tratta di un tronco di ulivo pluricentenario dorato e inserito in una struttura che rimanda a un blocco di pietra su cui è stata incisa una frase della Laudato si’: «Oggi, credenti e non credenti sono d’accordo sul fatto che la terra è essenzialmente una eredità comune, i cui frutti devono andare a beneficio di tutti» (n. 93). Con questo richiamo si è voluto porre l’accento sul fatto che ogni elemento della natura che ci circonda, ancor prima che diventi un oggetto di transazione commerciale, rappresenta una ricchezza da contemplare e custodire.

Il padiglione, poi, ricorre anche a delle tecnologie innovative. Una di esse è la tecnologia di particolari luci led che permettono di accelerare la crescita delle piante offrendo una lunghezza d’onda corrispondente allo “spettro di assorbimento” che oggi siamo in grado di determinare con grande precisione influendo di fatto sul processo della fotosintesi. L’allestimento di un vivaio all’interno del nostro padiglione è stato possibile grazie alla proficua collaborazione offertaci dai rappresentanti diplomatici dei Paesi Bassi presso la Santa Sede e presso la Fao, che con grande entusiasmo si sono impegnati a trovare un fiore adatto, nel nostro caso le orchidee, a servire come campione di riferimento. Un’altra tecnologia basata sulla luce, a cui si è voluto ricorrere, è LiFi. Infatti, il padiglione vaticano probabilmente è l’unico a utilizzare al suo interno una tecnologia sperimentale non inquinante di trasmissione dati che non sfrutta le onde radio (WiFi), bensì la luce, che oltre a svolgere la sua abituale funzione diventa anche portatrice di informazione. Tramite un’apposita applicazione i visitatori possono scaricare i contenuti digitali del padiglione semplicemente avvicinando i loro telefonini o tablet alle rispettive lampade dentro il monolite.

E come l’acqua racchiude in sé molteplici significati, da quello più naturale di elemento a sostegno della vita a quello più spirituale di rinascita e di purificazione, anche l’elemento “luce” nel padiglione assume varie accezioni, fino a quella simbolica in cui la luce si fa portatrice di un messaggio, alludendo alla grande tradizione biblica e ricordando il suo valore squisitamente religioso.

Al centro del padiglione è stata posizionata una fusione di bronzo ottagonale che riproduce in modo preciso una delle personificazioni dei sedici venti marmorei — il Levante — che si trovano attorno all’obelisco di piazza San Pietro. Con questo elemento decorativo si è voluto creare idealmente un ponte tra la Cina e il Vaticano, attraverso il simbolo del Levante e indicando la direzione verso la quale oggi la Chiesa orienta il suo interesse. La lampada posizionata sopra l’ottagono permette agli ospiti di conoscere in modo sintetico il messaggio di Papa Francesco espresso nella lettera enciclica Laudato si’.

Accoglienza

Dopo un lungo periodo di lavoro preparatorio, sfidando il tempo per realizzare un’opera dignitosa in un luogo lontano oltre ottomila chilometri e in un contesto non favorito dalla presenza di una rappresentanza pontificia, alla fine di aprile si è finalmente approdati all’apertura del padiglione.

Infatti, nei giorni 28-29 aprile, l’Esposizione internazionale è stata inaugurata con ben due cerimonie distinte e con la partecipazione di tre delegati della Santa Sede: il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura e commissario generale del padiglione vaticano, il vescovo Paul Tighe, segretario del Dicastero e chi scrive.

Siamo stati subito colpiti favorevolmente dalla cordialità e dalla straordinaria accoglienza riservate alla Santa Sede, fin dai primi passi compiuti sul suolo cinese. Al cardinale sono stati offerti servizi e trattamenti diplomatici, un posto di prima fila nella cerimonia di apertura della Fiera del 29 aprile, nonché un posto al tavolo d’onore durante un ricevimento per le delegazioni degli oltre cento paesi e organizzazioni internazionali partecipanti, senza considerare la costante presenza della Signora Liu Yang, responsabile dei padiglioni europei e dei suoi collaboratori, l’esenzione dai severi controlli di sicurezza e l’assistenza nei trasferimenti e nei lunghi percorsi all’interno della fiera che occupa l’impressionante spazio di oltre cinquecento ettari.

Tutto ciò, insieme alla presenza ufficiale della bandiera Vaticana nella spettacolare e molto suggestiva cerimonia della prima apertura la sera del 28 aprile con la partecipazione del presidente Xí Jìnpíng, potrebbe far pensare che la Santa Sede gode di una stima e di un’attenzione particolari. E forse proprio questo atteggiamento di speciale riguardo e grande sensibilità nei confronti della nostra partecipazione è una “sentinella dell’aurora” di un tempo nuovo nei rapporti tra la Cina e la Santa Sede. Probabilmente sarebbe troppo pensare a una scelta mirata da parte degli organizzatori, ma abbiamo voluto leggere così la loro decisione di affiancare al nostro padiglione come rappresentante della Direzione una giovane ragazza che porta il nome di Xiaoxi Hu, Aurora.

Un gesto gradito e apprezzato è stato anche l’invito rivolto al cardinale Ravasi da parte dell’ambasciatore d’Italia, Ettore Francesco Sequi, a trascorrere con lui e i suoi collaboratori un pomeriggio nella splendida cornice della sua residenza a Pechino e a essere accompagnato in tutte le fasi della sua partenza dalla Cina.

Il padiglione della Santa Sede resterà aperto fino al 7 ottobre, un arco di più di cinque mesi in cui testimoniare con i fatti la nostra volontà di dialogo al fine di costruire ponti più solidi con la Cina. In questo periodo un ulteriore evento di grande rilievo sarà la giornata nazionale dedicata dall’Expo alla Santa Sede il 14 settembre, il cui programma è in via di definizione. Questo impegno rappresenta una piccola tappa nel lungo cammino di avvicinamento reciproco, che esige ancora una notevole pazienza. Infatti, parafrasando la frase attribuibile a Confucio: «La fretta è la peggiore nemica»

di Tomasz Trafny
Officiale del Pontificio consiglio della cultura
e vice-commissario generale del padiglione
della Santa Sede all’Expo 2019 di Pechino

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE