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Un ponte
con l’oriente cristiano

· Dal 1935 sul Gianicolo sorge il Pontificio collegio romeno voluto da Papa Pio XI ·

I rapporti delle terre romene con la Chiesa di Roma sono antichissimi se consideriamo che importanti storici romeni ricordano che il cristianesimo dei primi secoli in questa zona è di origine latina e romana. La principale prova è di natura filologica: si riconosce nella lingua romena una serie di parole cristiane e latine per esprimere concetti fondamentali religiosi. Il corso della storia ha portato lungo il tempo nel territorio ricordato varie tradizioni e influssi. Possiamo vantarci del fatto che, grazie a Roma, molte delle ricchezze originali hanno rivisto la luce del giorno attraverso uno studio approfondito fatto da giovani che si sono piegati alla ricerca degli archivi romani. Infatti, dopo secoli di separazione delle Chiese, nel 1700 la Chiesa di Transilvania ritrovò l’unità con Roma e i figli di questa provincia ecclesiastica hanno potuto studiare il passato del loro popolo, della loro lingua e della loro fede negli archivi europei, tra i quali la città di Roma gioca un ruolo del tutto particolare.

I Pontefici romani hanno guardato con amore verso le terre di Transilvania e verso la Chiesa unita a Roma sostenendo con generosità il percorso di formazione umana, spirituale e accademica dei seminaristi che provenivano da lì. Nei primi tempi dopo il 1700 arrivano studenti a Roma: all’inizio in un numero più ridotto, ma poi cresciuto dopo la creazione della provincia metropolitana di Alba Iulia e Fagaras (1853). Sono stati accolti principalmente nel Pontificio collegio greco e nel Collegio de Propaganda Fide.

Con il passare del tempo e lo sviluppo della storia si inizia a pensare a Roma e in Romania alla fondazione di un collegio per gli studenti bizantini della nazione romena. Frutto di questo pensiero è la nascita del Pontificio collegio Pio Romeno sul colle del Gianicolo, che ha aperto le sue porte per i primi studenti nel 1935. È stato eretto canonicamente dal Santo Padre Pio XI con la costituzione apostolica De Pontificio collegio Romenorum in Urbe e viene inaugurato in 9 maggio 1937. Si sentiva il bisogno di un istituto «nel quale si educassero i giovani leviti imbevuti degli ideali cristiani e pastorali, perché c’era bisogno per la predicazione di prodi sacerdoti elevati nella fede e nell’ombra della Sede di Pietro e penetrati dell’anima di Roma cristiana. Si aspetta che i giovani sacerdoti formati nel Collegio saranno un lievito che fermenterà la massa di romeni preparandone il pane squisito del banchetto al nostro Signore Gesù Cristo».

La storia di questa fondazione inizia subito dopo la prima guerra mondiale quando si pensa a una soluzione stabile e organizzata per fare studiare a Roma i giovani seminaristi greco-cattolici romeni. La necessità di formare buoni sacerdoti, zelanti, stava a cuore ai vescovi della Transilvania e l’orizzonte di avere a Roma un collegio dedicato a questo scopo ha trovato una risposta nel desiderio del Papa di realizzare nella città eterna un seminario romeno. Dopo varie ricerche per concretizzare nel miglior modo possibile una tale realizzazione, nel 1929–1930, si decise la costruzione del collegio sul Gianicolo e la posa della prima pietra fu fatta il 12 maggio 1930, per un edificio capace accogliere una quarantina di studenti. La notizia della posa della prima pietra apparve su «L’Osservatore Romano» del 14 maggio 1930.

Il nome è stato scelto per rispecchiare la generosità del fondatore, Papa Pio XI, e la festa patronale dedicata alla Beata Vergine dell’Annunciazione ricorda l’amore per la Madonna del popolo romeno, essendo la loro terra sopranominata “Giardino della Madre di Dio”.

Dopo i primi anni di attività, l’arrivo del regime comunista in Romania (1948) rese impossibile l’arrivo di nuovi studenti e il posto è stato utilizzato per la formazione di altri studenti provenienti dall’oriente cristiano. Dopo la caduta del muro nel 1989, si riacquistò la libertà e, progressivamente, nuovi alunni sono potuti arrivare per formarsi nel cuore della Chiesa di Roma e per poter rispondere ai bisogni pastorali dei propri fedeli in Romania.

La missione e il ruolo del collegio nella città eterna si capisce dalle lettere dei Pontefici e dai documenti magisteriali che parlano del valore delle varie tradizioni orientali — istituzioni, riti liturgici, tradizioni ecclesiastiche e disciplina — come parte di un patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale (CV II, OE I); per certi versi esso è da riscoprire, da vivere e da mettere in comunione. La presenza a Roma di seminaristi greco-cattolici romeni grazie alle borse di studio concesse dalla Congregazione per le Chiese orientali, dà origine a esperienze ecclesiali profonde, nelle quali la Chiesa di Romania contribuisce con la bellezza della sua tradizione bizantina, i suoi valori e con il patrimonio di testimonianza di fede offerta dai suoi sette vescovi durante la persecuzione comunista, quando essi diedero la loro vita per amore e fedeltà a Cristo, alla Chiesa cattolica e al Santo Padre, successore dell’apostolo Pietro.

Sono da ricordare in riferimento a questo collegio anche le parole generose e paterne di Papa Francesco che accolse la comunità che vi vive, nell’ottantesimo anniversario della fondazione, all’inizio del mese di maggio 2018. Sono parole che orientano, fortificano e danno significato al percorso di formazione degli studenti del collegio. Gli auguri agli alunni e ai superiori, nell’occasione, furono quelli di poter custodire la memoria ecclesiale integrandola in una storia più grande che ispiri i futuri pastori a donare la loro vita con disponibilità e di coltivare la speranza sotto l’influsso dello Spirito Santo in vista del ricercato cammino di concordia e dell’unità fra i cristiani. Esse si rivivono in modo nuovo alla luce della visita del Papa in Romania.

di Gabriel Vasile Buboi
Rettore del Pontificio Collegio Pio Romeno

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29 gennaio 2020

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