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Un po’ di respiro per i sudanesi

· Con le parziali intese tra Khartoum e Juba ·

Le popolazioni sudanesi, nel nord e nel sud, stremate da un conflitto che ciclicamente si riaccende, possono sperare  un po' di respiro grazie alle intese, seppure parziali, raggiunte dai Governi di   Khartoum e di Juba nel negoziato concluso questa settimana ad Addis Abeba. Nonostante alcuni cruciali nodi non sciolti,  i mediatori dell'Unione africana hanno preferito chiudere  la trattativa, una volta ottenuti accordi che   consentiranno di riprendere la produzione petrolifera, risolvendo  un problema cruciale per i due Paesi e,  per inciso, che  vanno incontro agli interessi di diversi attori stranieri nel petrolio sudanese.
La principale questione lasciata irrisolta è quella dell'Abyei, la regione ricca sia di petrolio sia di pascoli,  contesa tra le due parti e nella quale non si è mai tenuto il referendum in merito previsto in contemporanea con quello in Sud Sudan che  nel gennaio 2011 stabilì la secessione. Quello sull'Abyei era uno degli accordi che il Consiglio di sicurezza dell'Onu aveva chiesto alle parti di raggiungere entro il 22 settembre, sotto pena di sanzioni. Ma  il capo mediatore, l'ex presidente sudafricano Thabo  Mbeki, secondo quanto riferito da fonti concordi,  ha di fatto ottenuto una proroga  dell’ultimatum sulle questioni pendenti, mettendo sul piatto della bilancia le intese invece già raggiunte.
Quelle rilevanti sono sostanzialmente due. La prima è l'impegno assunto da Khartoum sui temi  della cittadinanza e delle cosiddette quattro libertà: di movimento, di residenza, di lavoro e di proprietà. Lo scioglimento di questo punto di contrasto era atteso con ansia da  centinaia di migliaia di migranti sudsudanesi che rischiavano di essere espulsi da Khartoum dopo la divisione in due del Paese. La questione, tra l'altro, ha ricadute importanti anche sui cristiani sudanesi, in minoranza nel nord musulmano, come ha dichiarato all'agenzia di stampa Misna  il nunzio apostolico a Khartoum, l'arcivescovo Boccardi, in un primo commento subito dopo la notizia della conclusione del negoziato ad Addis Abeba.
L'altro punto riguarda  la costituzione di  un'area  demilitarizzata di dieci chilometri di profondità lungo  i circa 1.800 del confine comune. Proprio questa zona cuscinetto dovrebbe  consentire di applicare l'accordo sulla ripresa della produzione petrolifera, già raggiunto ad agosto,  ma subordinato  al raggiungimento di un’intesa sulla sicurezza, dopo che per mesi il confine è stato teatro di scontri armati.

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16 ottobre 2019

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