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Un piccolo seme
di una nuova umanità

· Iniziative dell’Ospedale Bambino Gesù in Cambogia ·

Per Papa Francesco, la fede non è fuori dal tempo e dallo spazio, quasi fosse un qualcosa di asettico o a sé stante rispetto al fluire della storia umana. E la sua “Diplomazia della misericordia” ne costituisce un esempio emblematico. Si tratta di un’azione di confronto, solidale, ispirata al Vangelo, che pone la Chiesa come realtà decentrata, in uscita da se stessa, non autoreferenziale e soprattutto scevra dalla tentazione di voler acquisire margini di influenza, in competizione con i poteri costituiti.

Lo spirito che anima gli interventi dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Opbg), nelle periferie del mondo, rientra in questa cornice, nella cristiana certezza che i gesti devono precedere le parole. Significativo è il contributo offerto dal centro pediatrico di Takeo, una settantina di chilometri dalla capitale cambogiana Phnom Penh, realizzato con l’obiettivo di offrire servizi clinico-chirurgici di alto livello pediatrico, nonché formare operatori in servizio presso l’ospedale locale, sia in loco che in Italia. I proficui colloqui avvenuti questa settimana tra il professor Eng Huot, Secretary of State del Ministero della Salute cambogiano e la dottoressa Mariella Enoc, presidente dell’Opbg, in vista della firma di un nuovo protocollo di intesa (Memorandum of Understanding), tra il dicastero di Phnom Penh e l’ospedale del Papa, ne sono la conferma eclatante. Un’iniziativa perspicace in un Paese, la Cambogia appunto, sopravvissuta al genocidio di Pol Pot e che sta certamente cambiando in fretta, secondo le leggi della globalizzazione.

Basta vedere i grattacieli e le costruzioni avveniristiche della capitale, risorta dalle sue macerie dopo la fine della lunga guerra civile e oggi diventata una delle grandi città asiatiche con i suoi oltre due milioni di abitanti. E finalmente girata con fatica la pagina della Storia, scritta nel sangue riversato sul maestoso fiume Mekong, la Cambogia di questi anni è uno dei Paesi più giovani al mondo, con l’età media della popolazione attorno ai 22 anni. Ma le contraddizioni si vedono, eccome! Più del 70% della popolazione vive con meno di 3 dollari al giorno e la maggior parte di coloro che sono colpiti dalla povertà risultano essere estremamente vulnerabili. Si registrano ancora notevoli diseguaglianze tra le aree rurali e quelle urbane e tra i diversi gruppi socioeconomici, in particolare le donne vittime di violenza e i giovani lavoratori dell’industria.

Di positivo c’è da rilevare la crescita economica del Paese e le iniziative del Governo locale finalizzate ad accelerare le misure di riforma del settore sanitario. A partire dal 1990, esse hanno determinato un miglioramento significativo dello stato di salute della popolazione, in particolare delle donne, dei neonati e dei bambini. La Cambogia, in effetti, ha compiuto notevoli progressi nel conseguimento degli specifici Obiettivi del Millennio. Basti pensare al fatto che dal 2010 al 2015, il tasso di mortalità infantile (inferiore a un anno di età) è diminuito dal 20,7 al 14,8 su 1000 nati vivi, mentre il tasso di mortalità materna è sceso da 206 a 161 per 100 mila nati vivi e i parti assistiti da ostetriche qualificate sono aumentati dal 71% all’89%. Tuttavia, rimangono importanti sfide, quali la qualità delle cure, le competenze degli operatori sanitari e la regolamentazione della pratica clinica. Alcune misure sono state attuate per favorire un accesso più equo ai servizi sanitari da parte della popolazione più svantaggiata ma i tassi di mortalità materna e infantile e la malnutrizione dei bambini, soprattutto nelle aree rurali, restano più elevati rispetto ad altri Paesi dell’area di riferimento e rimane inadeguata la copertura e la qualità dei servizi sanitari rispetto alla domanda.

Sta di fatto che la cooperazione promossa dallo Opbg rientra in una logica di collaborazione che ricerca il bene dei poveri, secondo il magistero di Papa Francesco, andando al di là di ogni forma di proselitismo e ricercando il bene delle persone create ad immagine e somiglianza di Dio, indipendentemente dalla loro identità religiosa. Il centro pediatrico di Takeo ospita pazienti tra 0 e 15 anni. Le patologie più frequenti riguardano le malattie infettive (in particolare dengue), diarrea, emorragie, meningite, encefalite, malattie respiratorie e del neonato. Il tasso di mortalità neonatale è diminuito nel corso degli anni, grazie a programmi dell’Organizzazione mondiale della sanità e ai fondi messi a disposizione da Opbg per i pazienti più poveri. Tuttavia, in base a quanto riferito dal direttore del Dipartimento provinciale di Salute, rispetto ai dati nazionali, nella provincia di Takeo circa il 27% dei bambini nati vivi muore nel primo mese di vita mentre un 5-6% nel primo anno di vita.

Sempre in Cambogia, è stato siglato ieri pomeriggio un accordo di partenariato tra l’Opbg e il Catholic Community Health Service, rispettivamente rappresentati dalla presidente Enoc e dal Vicario apostolico di Phnom Penh, Monsignor Olivier Schmitthaeusler. In questo caso, l’intesa rientra nell’ampio quadro d’iniziative promosse dalla comunità cattolica cambogiana, in difesa della salute dei bambini, attraverso dispensari disseminati nelle province di Takeo, Kampot, Sihanoukville, Kandal e Phnom Penh. Sebbene la Cambogia attraversi una transizione sociale alquanto complessa — dal momento che sta passando dal millenario contesto rurale al mondo moderno — la Chiesa locale guarda al futuro con speranza. Pur essendo un’esigua minoranza di 23 mila fedeli su 17 milioni di abitanti (in un Paese al 98% buddhista), essa sta offrendo alla società un prezioso contributo all’insegna della misericordia, a fianco dei poveri, dei giovani e degli ammalati. La presenza dell’Opbg s’inserisce su questo solco come piccolo seme di una nuova umanità.

di Giulio Albanese

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09 dicembre 2019

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