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A un passo
dal traguardo

· Il presidente della Conferenza episcopale sull’accordo di pace tra Governo colombiano e Farc ·

 Bogotá, 24. Capi di Stato e autorità da tutto il mondo arriveranno lunedì 26 settembre a Cartagena, in Colombia, per assistere alla solenne firma del trattato di pace tra il Governo e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). Un momento ufficiale, che fa seguito all’effettivo accordo raggiunto circa un mese fa a L’Avana, ratificato proprio ieri, venerdì, all’unanimità dalle stesse Farc. 

Sei giorni dopo la firma, domenica 2 ottobre, l’ultima parola spetterà quindi ai colombiani: se almeno il 13 per cento degli aventi diritto (questo il quorum stabilito) voterà al plebiscito e se prevarrà il “sì”, gli accordi diventeranno irreversibili e operativi. «Il nostro Paese è atteso da un appuntamento con la storia, manca solo un passo», spiega monsignor Luis Augusto Castro Quiroga, arcivescovo di Tunja e presidente dei vescovi colombian.

La campagna referendaria tuttavia si sta rivelando aspra e l’ex presidente Alvaro Uribe Vélez sta guidando una forsennata battaglia per il “no”, dipingendo l’accordo come un cedimento ai guerriglieri. Il “sì” viene dato in testa, ma i sondaggi sono discordanti sulla misura del vantaggio. «La Colombia — ha dichiarato ancora al Sir monsignor Castro Quiroga — ha sofferto 53 anni di guerra, ora siamo molto vicini alla pace. O meglio: siamo molto vicini a mettere fine alla guerra. Questo momento costituisce una gioia e una grazia grande. Per raggiungere il traguardo manca solo un passo: il referendum del 2 ottobre. La Colombia è di fronte ad un appuntamento con la storia, ad uno spartiacque tra il prima della pace e il dopo. Il Paese può iniziare a cambiare, a risolvere i suoi problemi».

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