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Un Papa
venuto dal gulag

· Luci e ombre della “trilogia vaticana” di Morris West ·

Lo stesso giorno in cui moriva Giovanni XXIII, il 3 giugno 1963, usciva nelle librerie Nei panni di Pietro, il celebre romanzo dello scrittore australiano Morris West (1916-1999), che nel tempo sarebbe riuscito a completare una trilogia vaticana con I giullari di Dio (1981) e Lazzaro (1990). 

Anthony Quinn e Leo McKern nel film  «The Shoes of the Fisherman» (1968)

Lo scrive Juan Manuel de Prada aggiungendo che l’agitazione a livello mondiale provocata dalla morte del Pontefice che aveva convocato il concilio Vaticano II sarebbe stata la pubblicità migliore per il romanzo di West, che quell’anno fu il più venduto al mondo; e che, in modo piuttosto rozzo e opportunista, espone alcune delle questioni ecclesiastiche più scottanti di un’epoca inquieta di incertezze e di riforme. A West si potrebbe applicare qui un proverbio molto popolare in Spagna: a río revuelto, ganancia de pescadores (“fiume torbido guadagno di pescatore”); poiché, naturalmente, nelle acque allora torbide del Tevere pescò un lauto guadagno tra diritti d’autore e adattamento cinematografico.

Morris West, che prima d’intraprendere la sua carriera di scrittore di thriller religiosi aveva girato attorno alla vocazione religiosa, aveva divorziato e si era risposato civilmente; e per anni aveva lottato coraggiosamente perché gli venisse riconosciuta la nullità canonica del suo primo matrimonio. Questo fatto, che segnò la sua vita con l’ombra della sofferenza, traspare da Nei panni di Pietro, talvolta con cenni di risentimento e di amarezza, nella figura dell’inviato statunitense George Faber, che vuole sposarsi con Chiara, una giovane che lotta per ottenere dal tribunale della Rota il riconoscimento della nullità del suo matrimonio con un influente politico omosessuale. West non ha remore a includere critiche sul funzionamento dell’alto tribunale ecclesiastico; e, in particolare, sugli avvocati delle cause matrimoniali: «La Rota era per costituzione un organismo clericale, ma gran parte del suo lavoro finiva in mano ad avvocati laici, esperti di leggi canoniche, i quali avevano formato a loro reciproco vantaggio un sindacato rigido ed esclusivo come nessun altro al mondo, di modo che le cause matrimoniali si arenavano in un vicolo cieco, senza tener conto delle tragedie umane che quasi tutte nascondevano».

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