Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Previsioni confermate

· Dopo il primo turno delle presidenziali in Francia ·

Prime pagine di giornali sul primo turno delle presidenziali (Ap)

Il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia ha segnato una vera svolta nella storia politica del paese da quando, nel 1958, è nata la Quinta Repubblica. Votando in maggioranza per due candidati estranei al sistema partitico tradizionale, Emmanuel Macron e Marine Le Pen, gli elettori hanno espresso prima di tutto un desiderio di cambiamento. I due grandi partiti di governo che si sono alternati per decenni alla guida della Francia sono stati eliminati della corsa per l’Eliseo. Questa volta, gli elettori non hanno smentito i sondaggi, che davano quasi per scontata questa inedita situazione.

A destra, l’eliminazione di François Fillon, dei Républicains, è innanzitutto una sconfitta personale, come egli stesso ha dichiarato ieri sera. Benoît Hamon, vincitore inaspettato, lo scorso gennaio, delle elezioni primarie del Partito, ha invece svolto la sua campagna con un sostegno che si è man mano affievolito, dopo la scelta di numerosi esponenti del suo partito di votare per Macron. Per entrambi, il futuro sembra buio, così come per i partiti che li hanno espressi. Una vera sconfitta per il bicameralismo tradizionale. Macron, Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, il leader di France Insoumise, hanno invece captato nell’opinione pubblica un desiderio, profondo quanto sotterraneo, di rinnovamento nella vita democratica.

È proprio questo cambiamento che Emmanuel Macron intende intraprendere. Capo di un movimento nato solo un anno fa, dopo essersi dimesso dal governo Hollande in cui era stato il ministro dell’economia e dopo un periodo da vicesegretario generale dell’Eliseo (due incarichi che la leader del Front National non ha mancato di sottolineare, così da potersi presentare come l’unica vera candidata che non ha mai fatto parte di un governo), Macron è molto più giovane dei suoi rivali.

Aggiudicandosi il primo turno delle presidenziali a soli 38 anni, ha realizzato un risultato elettorale senza precedenti. Ma è anche vero che mai prima di ieri l’altro candidato giunto al ballottaggio aveva ottenuto un numero di voti così vicino al primo, con uno scarto di soli 2,2 punti percentuali.

Marine Le Pen ed Emmanuel Macron rappresentano due progetti, due visioni delle relazioni internazionali, dell’Europa e della Francia molto diverse. Da una parte la Francia nazionalista del no all’Unione europea e all’euro, dall’altra il paese del sì senza frontiere. Le Pen ha saputo intercettare il consenso di quanti, invisibili per buona parte dei politici tradizionali, sono rimasti schiacciati dagli ingranaggi della globalizzazione, mentre Macron ha conquistato l’appoggio di quanti hanno beneficiato del liberismo economico. Anche se è sempre riduttivo fare delle generalizzazioni, si potrebbe affermare che la maggioranza degli elettori della candidata del Front National va rintracciata nelle classi popolari che vivono nelle zone suburbane e rurali, mentre quelli del leader di En Marche! risiedono nelle grandi città e hanno un più elevato livello di istruzione. Geograficamente, infine, la Francia è divisa in due: nord, est e sud-est a Marine Le Pen, il resto a favore di Macron.

Ora, i francesi hanno due settimane per decidere prima del secondo turno, il 7 maggio. Domenica sera, poco dopo la diffusione dei risultati, alcuni candidati hanno comunicato le loro indicazioni di voto. Macron ha già ottenuto il sostegno di Hamon e Fillon, ma non è detto che tutti gli elettori di quest’ultimo scelgano di votare per il candidato di En Marche!, che hanno contrastato per tanti mesi. Certi politici e think tank della destra si sono schierati contro l’indicazione del loro candidato. In ogni caso, va precisato che il voto a favore di Macron non sarebbe espressione di piena adesione, ma piuttosto di opposizione al Front National. Da notare inoltre che Mélenchon, votato da un francese su cinque, non ha espresso alcun parere, lasciando i suoi sostenitori liberi nella loro scelta. Il leader della France Insoumise ha rotto con la «tradizione repubblicana» a sinistra che imponeva finora il voto contro l’estrema destra.

Ciò nonostante, i sondaggi realizzati subito dopo il primo turno danno Macron vincitore al ballottaggio. Se così fosse, a lui spetterà un altro compito altrettanto difficile: fare di En Marche! un partito radicato nel panorama politico-amministrativo francese, in grado di vincere la prossima tappa delle elezioni legislative. Non sarà facile realizzare la sua promessa di un «vero rinnovamento», passando anche per l’elezione di deputati scelti — come i futuri membri del governo — nella società civile. Senza cioè la stessa esperienza politica degli esponenti delle altre formazioni in competizione.

da Parigi Charles de Pechpeyrou

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

10 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE