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Un osservatorio a difesa dei cristiani in Europa

· Benedetto XVI incoraggia l'impegno del Ccee ·

Si è aperta oggi a Zagabria l'assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Benedetto XVI ha inviato ai partecipanti un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, nel quale «incoraggia a proseguire l'importante opera volta a suscitare nelle comunità ecclesiali necessario impegno per la libertà dei fedeli da intolleranza e discriminazione e per la promozione della famiglia e la difesa della vita umana». Il Papa assicura la preghiera «affinché il provvido incontro contribuisca a rinsaldare vincoli di unità e comunione tra i vescovi europei imprimendo ulteriore coraggioso impulso alla nuova evangelizzazione del continente». Presto nascerà un osservatorio contro l'intolleranza e la discriminazione dei cristiani in Europa: a darne annuncio è stato il cardinale presidente del Ccee nella prolusione di cui pubblichiamo alcuni stralci.

Ci ritroviamo oggi a Zagabria, in questa terra dell'Europa, dove per secoli si sono incontrati numerosi popoli e dove la fede cattolica è stata capace di affondare radici così forti che nonostante le numerose traversie sopportate, essa permane sempre con grande vitalità. Ma come sta l'Europa? E come stanno gli europei e ogni persona che vive in Europa? Proporre qui un giudizio completo non è certo facile, e non è forse neanche il luogo adatto. Tuttavia, adoperando la categoria del discernimento comunitario adottata dal concilio Vaticano II, e particolarmente presente nella costituzione pastorale Gaudium et spes , possiamo anche oggi verificare «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi». Possiamo e dobbiamo quindi evitare sia un pessimismo unilaterale che un ottimismo irrealistico.

L'Europa, questo continente in cui tante culture hanno trovato il Vangelo, e da dove tanti missionari sono partiti per annunciare la Parola fino ai confini della terra, oggi attraversa una crisi di identità. E questa crisi, non riguarda unicamente i nostri singoli Paesi, ma tocca anche il progetto di un'Europa comunitaria. Quando si vuole negare a ogni costo l'esistenza di Dio, come alcuni gruppi cercano di fare, si finisce sempre per negare la possibilità di fondare la vita e le strutture sociali in qualcosa di saldo, che non si basa semplicemente sul parere di alcuni o l'apparente consenso momentaneo di alcuni deputati. L'Europa ha bisogno di Dio, di ricordare le proprie radici e quindi di guardare al futuro con realismo e con speranza. Purtroppo la situazione non è per niente facile per quei numerosi cristiani che cercano con la loro vita di testimoniare la fede e la speranza che abita in loro, anche attraverso un modello di vita che spesso diventa anche una sfida per gli altri. Per promuovere una maggiore presa di coscienza delle forme d'intolleranza e di discriminazione che alcuni cristiani in Europa subiscono, e in accordo con quanto deciso nelle nostre precedenti assemblee, sono contento di annunciarvi la nascita di un osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione dei cristiani in Europa. Questo osservatorio, non vuole essere uno strumento di polemica, ma un aiuto per creare una società più rispettosa della libertà religiosa, più capace anche di capire e di accettare sia le proprie radici sia la realtà plurale attraverso una sana laicità. In definitiva, si tratta, da una parte, di un aiuto all'evangelizzazione moderna, e dall'altra, di un aiuto allo sviluppo per un'autentica democrazia basata sull'uguaglianza nel nostro continente. Conseguenza chiara del disagio della nostra società è anche presente nella questione che vogliamo affrontare più in profondità in questi giorni: il problema demografico e il suo necessario legame con la questione della famiglia. L'organizzazione della vita urbana moderna rende difficile mantenere una famiglia numerosa. Le donne non sono abbastanza valorizzate nella loro maternità. La crisi economica e la disoccupazione entrano nelle case di tante famiglie portando tante angustie e paure. Non possiamo non prendere atto del fenomeno che nei nostri giorni lo stesso concetto di famiglia viene messo in discussione e siamo seriamente preoccupati per il modo con cui la vita umana è minacciata particolarmente nei momenti di sua maggiore vulnerabilità, ovvero sia prima della nascita che quando si avvicina al suo termine. La crisi della famiglia è soprattutto un aspetto della crisi culturale: se viviamo nel momento e per il momento, perdiamo il legame non solo intellettuale ma anche biologico e psicologico con il futuro e non ci sentiamo legati e sostenuti dall'insieme del creato.

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24 agosto 2019

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