Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Un ospite speciale

· ​Nel 1968 sull’aereo che portava Paolo VI a Bogotá viaggiò fratel Roger Schutz ·

Sul volo per Bogotá, il 22 agosto 1968, Paolo VI fece salire un ospite graditissimo. Anzi due. “Invitati speciali” era la qualifica stampata sui biglietti di fratel Roger e di fratel Robert Giscard. «Questa è un’eccezione fatta ad amici - ospiti sull’aereo» scrisse di suo pugno il Papa, il 15 giugno, in un appunto per la Segreteria di Stato. Con un’amichevole raccomandazione: «Sarà bene tenere riservata questa notizia, per prevenire domande d’altri, desiderosi di eguale favore».

Paolo vi e fratel Roger durante il volo  verso Bogotá

Era stato lo stesso fratel Roger a chiedere espressamente a Paolo VI di poter viaggiare in aereo con lui insieme a un confratello, «beninteso a nostre spese». Nonostante il canale diretto con l’appartamento papale, il priore di Taizé aveva preferito rivolgersi per iscritto — la lettera è datata 11 marzo 1968 — all’arcivescovo Giovanni Benelli, sostituto della Segreteria di Stato. Motivando dettagliatamente le ragioni della richiesta. La comunità di Taizé, in sostanza, era presente in America latina già da dieci anni sostenendo il progetto di cooperative agricole nelle terre di proprietà di alcune diocesi, con una raccolta di fondi chiamata significativamente “Operazione speranza”. Nel 1964 fratel Roger passa dalla promozione umana dei più poveri alla loro crescita spirituale e così da Taizé cominciano a essere spedite in America latina un milione di copie del Nuovo testamento, in una nuova traduzione curata da un gruppo ecumenico di esperti che tengono conto delle particolarità idiomatiche di quei popoli. Nell’iniziativa vengono coinvolti tutti i vescovi del continente, in proporzione al numero degli abitanti. Ma anche i protestanti. La distribuzione delle copie è gratuita e capillare, tanto da raggiungere persino i più sperduti villaggi.

Di tutto questo fratel Roger informa, nei dettagli, l’arcivescovo Benelli. E lo rassicura: l’iniziativa è stata concordata con i cardinali Carlo Confalonieri, prefetto della Congregazione per i vescovi, e Antonio Samorè, presidente della Pontificia commissione per l’America latina. Quest’ultimo viaggiò col priore sull’aereo papale, come componente del seguito di Paolo VI insieme al cardinale Eugène Tisserant, decano del sacro collegio, allo stesso Benelli, all’arcivescovo Agostino Casaroli, segretario del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, a monsignor Mario Nasalli Rocca di Corneliano, prefetto del Palazzo apostolico, a monsignor Jacques Martin, consultore della Segreteria di Stato, a monsignor Joseph Grémillon, segretario della Pontificia commissione Iustitia et Pax, ai monsignori Paul Marcinkus ed Eduardo Martínez Somalo, officiali della Segreteria di Stato, e a monsignor Gabriel Montalvo, officiale del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa. Nel seguito papale c’erano anche, tra gli altri, i monsignori Pasquale Macchi e Bruno Bossi, segretari particolari, e Federico Alessandrini, vicedirettore dell’Osservatore Romano.

Ma fratel Roger, nella lettera a monsignor Benelli, non si ferma alla richiesta di viaggiare in aereo con il Papa: ha un’altra questione centrale da presentare a Paolo VI, sempre attraverso gli uffici del sostituto della Segreteria di Stato. Il Pontefice andrà a Bogotá anche per il congresso eucaristico internazionale — oltre che per la conferenza generale del Celam — e, scrive nella lettera, ha un grande significato unire l’Eucaristia con la diffusione capillare della parola di Dio attraverso le copie del Nuovo testamento. Perciò — è la sua richiesta — sarebbe possibile ricevere la santa comunione direttamente dalle mani del Papa? È l’occasione propizia, rimarca, «per testimoniare la nostra fede nella presenza reale. Ma se questo non sarà possibile noi lo comprendiamo senza problemi».

Una richiesta che Paolo VI prende subito particolarmente a cuore. Ma non decide da solo: interpella i suoi collaboratori, tra i quali il cardinale Augustin Bea. Sollecita “la risposta per Taizé” con almeno due biglietti autografi. E, alla fine, chiede a Benelli di comunicare che, almeno per il momento, non è ancora possibile per fratel Roger partecipare alla comunione eucaristica. E tanto più riceverla direttamente dalle mani del Papa. Da parte sua, il priore ringrazia per iscritto il Papa per la sua attenzione e confida che ne comprende le motivazioni.

Fratel Roger resta in Colombia durante tutto il viaggio di Papa Montini. In quei giorni sceglie di alloggiare in una favela, insieme a fratel Robert Giscard e anche a Max Thurian, cofondatore di Taizé, che lo aveva preceduto attendendo l’arrivo dell’aereo del Papa a Bogotá. E così il priore è testimone diretto e commosso dell’abbraccio spontaneo e calorosissimo del popolo colombiano a Paolo VI. A tal punto che la gente aveva letteralmente fatto a gara per prendere la terra baciata dal Papa al suo arrivo, tanto da lasciare una vera e propria buca nel terreno, come ebbe a raccontare monsignor Macchi, testimone oculare dell'avvenimento.

Fratel Roger è presente anche quando il Pontefice ordina centosessantuno sacerdoti e quarantuno diaconi venuti da tutta l’America latina. E ascolta il suo storico discorso pronunciato a Medellín all’apertura della seconda conferenza generale dell’episcopato latinoamericano. Proprio lì ha l’opportunità di conoscere il segretario generale del Celam, monsignor Eduardo Francisco Pironio, una personalità di spicco capace poi di svolgere un ruolo di primo piano nella missione in America latina e poi nel servizio alla Chiesa universale.

Insomma, fratel Roger vive come osservatore davvero privilegiato sia i lavori del congresso eucaristico internazionale, rimarcando nel suo intervento come l’Eucaristia sia un segno e un richiamo all’unità, sia quelli del Celam. E abbraccia anche lui i campesinos colombiani, rilanciando subito e con forza la testimonianza del Papa che volle incontrare i più poveri, denunciando come troppo spesso manchino di onore e di pane. Le parole di Paolo VI ai campesinos, del resto, sono divenute per Taizé un vero e proprio manifesto nel servizio ai più poveri.

Fratel Roger ha sempre portato idealmente con sé l’icona del campo San José, quella sterminata pianura di Mesquera, a trenta chilometri da Bogotá, dove Montini celebrò la messa davanti a oltre duecentocinquantamila poveri lavoratori dei campi. Non ha dimenticato le parole del Papa, dirette, semplici, profetiche: «Voi siete un segno, voi un’immagine, voi un mistero della presenza di Cristo. Il sacramento dell’Eucaristia ci offre la sua nascosta presenza viva e reale; mai voi pure siete un sacramento, cioè un’immagine sacra del Signore fra noi, come un riflesso rappresentativo, ma non nascosto, della sua faccia umana e divina. Voi siete Cristo per noi. Noi vi amiamo con un’affezione preferenziale; e con noi vi ama, ricordatelo bene, ricordatelo sempre, la santa Chiesa cattolica». Di queste parole, come del significato dei grandi eventi del congresso eucaristico e dell’assemblea del Celam, fratel Roger ebbe modo di parlare a tu per tu con Paolo VI durante il volo di ritorno a Roma. Ricevendo dal Papa il mandato di proseguire, proprio su quella direttrice, il servizio della comunità di Taizé tra i più poveri in America latina.

di Leonardo Sapienza

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 dicembre 2017

NOTIZIE CORRELATE