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Un ospedale unico

· ​Per colmare una lacuna culturale prima ancora che sanitaria ·

Storia e attualità del Bambino Gesù

Ha ragione Rossana Ruggiero nel definire l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù un unicum nel panorama della sanità. E ciò per molteplici motivi.

Uno può essere individuato nelle sue origini e nella sua storia. Il nosocomio, infatti, nasce ormai al tramonto dello Stato pontificio, in una Roma in cui il papato e la pietà cristiana avevano nei secoli intessuto una ricca rete di strutture ospedaliere, sì che l’Urbe poteva senz’altro considerarsi, come documentato dal contemporaneo Morichini, all’avanguardia della assistenza sanitaria fra tutti i paesi civili. Di qui la particolarità di una iniziativa che non nasce in una situazione locale carente di strutture ospedaliere, anzi che si aggiunge alle numerose qualificate già esistenti, alcune da secoli; ma una iniziativa — e qui la sua nativa peculiarità — che origina dalla preoccupazione di una assistenza specializzata, diretta a quella categoria dei minori che è costitutivamente tra le più deboli nella realtà degli uomini e ancora più debole era allora, in un’età nella quale i bambini non contavano non erano oggetto di particolari attenzioni da parte della società.

Michelangelo Buonarroti «Madonna col Bambino» (particolare, Casa Buonarroti, Firenze, 1525 circa)

Di qui lo specifico valore dell’iniziativa della Famiglia Salviati, che con senso di profonda carità cristiana dà vita a quest’opera specialistica, coprendo a proprie spese una lacuna culturale prima ancora che sanitaria. Si tratta di una delle tante iniziative poste in essere, in quel fervoroso cantiere del cattolicesimo sociale che fu l’Ottocento, in Italia e in Europa, da fedeli laici nella animazione delle realtà temporali, per farle crescere conformemente alla loro natura e, quindi, alla loro ragione oggettiva. Da questo punto di vista anche gli inizi dell’Ospedale Bambino Gesù contribuiscono alla maturazione della larga esperienza nella realtà sociale, che dilaga in tutto il nostro continente, e che troverà riconoscimento, sanzione, incoraggiamento nella prima, grande enciclica sociale di Leone XIII: la Rerum novarum (1891). In qualche modo si può dire che anche in questo caso il Magistero viene a riconoscere la bontà delle vie individuate e percorse dai fedeli, e segnatamente dai fedeli laici, nell’incarnare i valori evangelici nel secolo.

Singolare poi che l’Ospedale sia sopravvissuto, dopo i fatti del 1870, alla temperie della laicizzazione e statalizzazione delle istituzioni caritative e assistenziali cattoliche; una temperie che aveva manifestato già il suo volto laicista nella legislazione eversiva piemontese prima e italiana poi, estesa dopo il fatidico 20 settembre anche alla città di Roma, e culminata per tutta la penisola con l’illiberale legge sulle Opere pie del 17 luglio 1890, n. 6972, detta legge Crispi dal nome del suo promotore.

Inconsueto poi, nel 1924, il passaggio dell’Ospedale dai Duchi Salviati alla Santa Sede, grazie al quale l’istituzione viene ad acquisire nel linguaggio comune la pregnante denominazione di “Ospedale del Papa”. Il passaggio costituisce un momento di grande trasformazione e sviluppo, che incide profondamente anche sulla configurazione giuridica della istituzione.

E qui si ha un secondo fattore che fa del Bambino Gesù un unicum. Come Rossana Ruggiero mette in evidenza, la configurazione giuridica dell’Ospedale è assai complessa, sia per la concorrenza di differenti fonti giuridiche dirette alla sua disciplina, sia per l’affastellarsi nel tempo di fonti normative diverse e di diversa provenienza. Diritto canonico, diritto vaticano, diritto italiano hanno un ruolo differente e importante sia nel forgiare l’identità del soggetto gestore delle attività ospedaliere, sia nella regolamentazione delle attività stesse. Si tratta di un coacervo di norme che dà luogo a un nodo giuridico assai intricato, a volte faticoso a discernere e sbrogliare; nodo che, tuttavia, anziché frenare o impedire la crescita dell’Ospedale ne ha favorito nel tempo uno sviluppo rigoglioso e qualificato.

Un grande ruolo giocano al riguardo le disposizioni del Trattato lateranense del 1929, col quale si chiuse la Questione romana, in particolare quelle relative alle cosiddette zone “extraterritoriali” (art. 15), posto che l’Ospedale si trova in immobili che godono della relativa immunità; sia di altre, come quella riguardante gli enti centrali della Chiesa (art. 11), dato che il Bambino Gesù è realtà gestita direttamente dalla Santa Sede. Per ciò giuridicamente la posizione dell’Ospedale non è riconducibile a quella degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti dall’ordinamento italiano svolgenti attività sanitarie, sicché appare non corretto l’orientamento di certa giurisprudenza, anche di legittimità, che ha visto una estraneità delle finalità dell’Ospedale rispetto alle finalità che l’ordinamento italiano restrittivamente considera — con forzatura sul diritto canonico — come di religione e di culto (art. 16 legge n. 222 del 1985). Perché la Santa Sede non è soggetta alle disposizioni italiane sugli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti; perché le sue finalità non possono essere che quelle indicate dal diritto della Chiesa per le persone giuridiche canoniche (opere di pietà, di apostolato o di carità, sia spirituale sia temporale: can. 114 § 2 c.i.c.); perché in fondo, col “suo” Ospedale, il Papa non fa che seguire l’esempio di Colui del quale è Vicario, il quale — come ci attestano gli Atti degli Apostoli“pertransiit benefaciendo” (10, 38): passò facendo del bene.

Altri elementi contraddistintivi del Bambino Gesù sono dati dai molteplici aspetti della sua attività di cura ma anche di ricerca. Nel primo ambito, accanto a servizi diagnostici e terapeutici di assoluta avanguardia, che ne hanno fatto un polo di eccellenza a livello internazionale, è opportuno ricordare l’azione di sostegno allo sviluppo di realtà ospedaliere e, più in generale, sanitarie, in aree le più emarginate e povere del pianeta, con l’intento di favorirne la crescita e il raggiungimento di una soddisfacente e adeguata autonomia.

Nel campo della ricerca, poi, va sottolineato il grande sforzo posto in essere, attraverso ricercatori selezionati a livello internazionale, per penetrare sempre più nella conoscenza dei fattori genetici che sono all’origine di patologie, anche le più rare e meno diffuse, al fine di rendere sempre più effettivo quel diritto alla salute che non è solo la pretesa ad avere cure adeguate al momento della nascita della patologia, ma anche e prima ancora ad avere gli aiuti preventivi che permettono di evitare l’insorgere di patologie, o quantomeno di restringerne il rischio.

Nell’uno e nell’altro campo, quello della ricerca e quello della cura, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è pure laboratorio di studio e di sperimentazione, sul campo, di pratiche sanitarie nei confronti dei minori, anche piccolissimi, contrassegnate da una coerenza esemplare con i principi della bioetica cattolica, che poi nient’altro è che una bioetica rispettosa sul piano naturale della radicale dignità del minore.

Anche da questo punto di vista, dunque, l’Ospedale si presenta come un significativo paradigma di riferimento.

di Giuseppe Dalla Torre

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21 agosto 2019

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