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Un nuovo patto sociale

· Di fronte alla crisi economica ·

La nuova mappa della povertà in Europa che si sta delineando dal 2008 a oggi assume ormai i contorni di un’autentica catastrofe sociale. Catastrofe perversa che, oltre a produrre sofferenza e inquietudine, allontana sempre più i Paesi del nord da quelli dell’Europa meridionale e, al loro interno, tra chi è garantito e chi non lo è: ovvero tra chi vive all’interno della sicura cittadella dei diritti acquisiti e chi ne è escluso.

Questa riflessione scaturisce dalla lettura del rapporto sulla giustizia sociale nell’Unione europea pubblicato dalla fondazione Bertelsmann. A questa analisi si aggiungono ora, per l’Italia, i dati diffusi dall’Istat che certificano il drammatico aumento della disoccupazione giovanile, giunta al 44,2 per cento, il tasso più alto dal 1977. Molti giovani hanno completamente perso la speranza di poter trovare un lavoro. E perdere questa speranza significa essere messi ai margini della società; privati di quella dignità che, per riprendere le parole di Papa Francesco, «ci rende simili a Dio, che ha lavorato e lavora, agisce sempre».

È una realtà che trova conferma anche nella quotidiana attività pastorale. Per esempio, la Caritas della mia diocesi nei primi sei mesi di quest’anno ha raddoppiato gli interventi di aiuto ai poveri. Non poche famiglie, infatti, stanno drasticamente riducendo le spese per l’alimentazione, la cura della salute e l’istruzione. In molti casi non hanno neppure il denaro sufficiente per comprare i libri scolastici.

Mai come oggi, dunque, la questione sociale, qui solo accennata, rappresenta per l’intera classe politica un’urgenza non più rinviabile e per la Chiesa una sfida decisiva: saper coniugare l’annuncio del Vangelo con il concetto evangelico di giustizia. Ovvero testimoniare la certezza della salvezza rappresentata da Gesù insieme con la necessità di rompere gli schemi di ingiustizia che strangolano le persone.

Si tratta di una sfida che si lega, dunque, al grandissimo patrimonio del magistero sociale della Chiesa cattolica. Insegnamento che va ancor più rafforzato alla luce della persistente crisi economica — che infatti sembra ormai una crisi di sistema — e del vero e proprio grido di dolore che sale dalle periferie della nostra società.

Periferie sempre più vaste, popolate dai nuovi schiavi del lavoro, come i migranti e gli “addetti” dell’economia criminale, da un esercito di precari, soprattutto giovani e donne, e da un numero sempre maggiore di famiglie in difficoltà, in particolar modo quelle con più di due figli.

Siamo dunque posti di fronte a un’emergenza sociale che oltrepassa ogni diversità politica, religiosa o culturale. Emergenza che ha bisogno dell’aiuto di tutti quegli uomini e quelle donne di buona volontà che, senza perdere tempo in inutili dispute ideologiche, sappiano tramutare il loro impegno in opere concrete.

Per ripensare un’economia sana è dunque doveroso ripartire dai poveri e da un nuovo patto sociale. Come infatti scriveva Leone XIII, non è affatto vero che «la natura abbia fatto i ricchi e i proletari per battagliare tra loro un duello implacabile». Allora, è fondamentale valorizzare i talenti ancora inespressi della nostra società, dedicando particolare attenzione al lavoro. Insegna infatti san Benedetto che perfino gli oggetti e i beni del monastero, ovvero gli strumenti di lavoro, vanno trattati «come i vasi sacri dell’altare».

di Gualtiero Bassetti, Arcivescovo metropolita di Perugia - Città della Pieve

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22 agosto 2019

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