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Un nuovo impegno  contro il terrore atomico

· Il Wcc in ricordo delle bombe su Hiroshima e Nagasaki ·

Serve «una nuova decisione per proteggere la santità della vita»: è quanto si afferma in un documento rilasciato ieri dal World Council of Churches (Wcc), firmato dal segretario generale dell'organizzazione ecumenica, il pastore luterano norvegese Olav Fykse Tveit, in occasione del sessantacinquesimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki.

Nel testo del Wcc si legge che «di nuovo viene rinnovato il cordoglio per quanti morirono nel corso dei bombardamenti atomici del 1945 e di nuovo viene manifestata solidarietà e obbligo morale verso i sopravvissuti». Il segretario del Wcc sottolinea che «il dolore che si rinnova in questo importante anniversario è triplice. Vi sono famiglie frantumate che rivivono il loro trauma per la morte innaturale che ha colpito centinaia di migliaia di cittadini di Hiroshima e Nagasaki. C'è inoltre il fatto che, passati sessantacinque anni dalla tragedia, le bombe nucleari ancora atterriscono l'umanità e impediscono una pace duratura. C'è infine l'eredità, fin dal 1945, della divisione del mondo in due campi: una manciata di Stati che asseriscono il loro diritto di possedere armi di distruzione di massa e la maggior parte degli altri che ne sono sprovvisti. Tale ineguaglianza non è parte del patrimonio dell'umanità».

Tuttavia, secondo il segretario generale, questa attuale disuguaglianza mondiale può essere corretta grazie all'azione di quanti, con buona volontà, fanno una scelta contro la morte e per la vita. «Sessantacinque anni dopo la prima bomba su Hiroshima — scrive Fykse Tveit — sempre più persone lavorano unite per il traguardo di un mondo senza più ordigni nucleari. Più di quattromila sindaci da centoquarantaquattro Paesi si sono uniti agli amministratori delle due città giapponesi colpite in una associazione denominata “Sindaci per la pace”. I membri di questa associazione ribadiscono che le città e i civili non possono essere considerati come obiettivi bellici. In diverse nazioni molti uomini politici ormai anziani ed ex generali hanno rinnegato le loro precedenti convinzioni e ora si dichiarano favorevoli al disarmo atomico. In diversi continenti, parlamentari professionisti e scienziati partecipano a manifestazioni per chiedere l'abolizione delle armi nucleari».

Per il responsabile dell'organizzazione ecumenica di Ginevra, è la fede religiosa il fattore che può dare un determinante contributo nella battaglia per un mondo denuclearizzato. «In molti Paesi del mondo — afferma nel messaggio Fykse Tveit — le persone di fede si uniscono insieme per chiedere un mondo privo di armi nucleari. Il World Council of Churces e le organizzazioni religiose che vi partecipano, dall'Australia fino a quelle del continente africano, hanno aiutato i Governi a stabilire zone denuclearizzate che ora sono diffuse in centosedici Paesi e coprono più della metà della superficie mondiale. La nostra comunità ecumenica sta inoltre preparando un incontro internazionale in Giamaica per il 2011 con il motto “Just Peace”, una pace dove non ci sia più posto per gli armamenti nucleari che mettono a repentaglio la vita dell'umanità e la sopravvivenza dello stesso pianeta».

Il pensiero del segretario generale del Wcc si rivolge quindi a quanti sono sopravvissuti in Giappone ai due bombardamenti atomici: «Nel 2010, dichiara Fykse Tveit — i sopravvissuti alle bombe atomiche del 1945 continuano a vivere con grande coraggio e sopportazione per le loro ferite, testimoniando la speranza che nessun altro dovrà nuovamente soffrire le pene che loro hanno così profondamente sofferto. Quest'anno, per la prima volta, il segretario generale delle Nazioni Unite rende a loro un atto di rispetto con la sua presenza alle cerimonie di commemorazione del bombardamento a Hiroshima. Anche gli Stati Uniti sono rappresentati, per la prima volta, alla commemorazione di Hiroshima da un loro ambasciatore. Il 6 e il 9 agosto noi volgiamo i nostri cuori alla popolazione di Hiroshima e Nagasaki chiedendo a Dio di benedire i governanti e i cittadini che, con forte convinzione, rinnovano la decisione di proteggere la santità della vita».

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