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Un morto
ogni ottanta minuti

· I dati dell’Oxfam sull’immigrazione a un anno dalla tragedia di Aylan ·

L’Eliseo conferma lo smantellamento della “giungla” di Calais

A un anno esatto dallo scatto che sconvolse il mondo, quello del corpo senza vita del piccolo Aylan, profugo siriano di soli tre anni, scosso dalle onde sulla spiaggia turca di Bodrun, l’emergenza immigrazione non conosce tregua. Questa mattina in Sardegna sono giunti 931 migranti e rifugiati in condizioni critiche. 

L’arrivo a Lesbo in una foto del 2015 (Afp)

Proprio oggi, per ricordare la tragedia di Aylan, che è quella di tanti altri disperati in fuga dalla violenza e dalla miseria, l’organizzazione umanitaria internazionale Oxfam ha diffuso un dato che rende bene l’idea della situazione: sulle rotte migratorie, in tutto il mondo, muore una persona ogni ottanta minuti. Dal 2 settembre 2015 il numero dei migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere un altro Paese è aumentato di oltre un quinto. In tutto il mondo sono morte 5700 persone da allora: un incremento del 22,2 per cento rispetto all’anno precedente, che aveva registrato 4664 decessi. Il Mediterraneo si conferma la rotta più letale con 4181 persone morte dal ritrovamento del corpo di Aylan, il 12,6 per cento in più rispetto all’anno prima: il numero di persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, dal Nord Africa all’Italia, nei primi otto mesi dell’anno, è quasi uguale a quello dell’intero 2015. Alcune stime, tuttavia, dicono che l’attraversamento del Sahara per raggiungere la costa sud del Mediterraneo è ancora più letale dei viaggi via mare verso l’Europa. Due importanti meeting sulla crisi migratoria globale si svolgeranno a New York il 19 e 20 settembre: il summit delle Nazioni Unite per i rifugiati e migranti, e il Leaders’ Summit sui rifugiati convocato dal presidente statunitense, Barack Obama.

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