Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per un mondo senza armi nucleari

· Avviato all’Onu il processo della firma del trattato al quale ha aderito anche la Santa Sede ·

Un passo storico per costruire un mondo senza armi atomiche, basato sul dialogo e sulla ricerca della pace. Ieri alle Nazioni Unite si è aperto il processo della firma del trattato per la messa al bando delle armi nucleari, il Comprehensive Nuclear-Test-Ban (ctbt). Stando alle previsioni, entro la fine di questa settimana saranno oltre cinquanta i paesi aderenti. 

Il trattato «è uno dei fondamenti delle strutture giuridiche introdotte per controllare la minaccia globale rappresentata dalle armi nucleari e per andare progressivamente verso un mondo libero da queste armi» ha detto, in occasione della firma dell’accordo a New York, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Il testo è «l’espressione della convinzione di lunga data della Santa Sede che un bando dei test nucleari, la non proliferazione nucleare e il disarmo nucleare sono strettamente collegati e devono essere realizzati il più velocemente possibile sotto un efficace controllo internazionale».
Nel suo intervento l’arcivescovo Gallagher ha sottolineato la preoccupazione della Santa Sede per «la continua mancanza di progressi nell’introduzione del trattato». Gli stati che decideranno di aderire o che l’hanno già fatto «hanno un’opportunità di dimostrare saggezza, leadership coraggiosa e un impegno per la pace e il bene comune di tutti». L’arcivescovo ha quindi messo in rilievo come la sfida nucleare sia oggi più complessa che mai. «Le crescenti tensioni sul programma nucleare della Corea del Nord sono una questione urgente. La comunità internazionale deve rispondere cercando di rilanciare i negoziati. La minaccia o l’uso della forza militare non servono nel combattere la proliferazione, e la minaccia o l’uso delle armi nucleari nel combattere la proliferazione nucleare sono deplorevoli». Occorre «abbandonare le minacce nucleari, la paura, la superiorità militare, l’ideologia e l’unilateralismo che guidano la proliferazione e gli sforzi di modernizzazione, e che ci ricordano la logica della guerra fredda».
Un principio essenziale non dev’essere mai abbandonato, ha ricordato il segretario per i Rapporti con gli Stati: «Le armi nucleari danno un falso senso di sicurezza. Le armi nucleari non possono creare un mondo stabile e sicuro». Concetto, questo, ribadito anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che ieri ha detto: «Gli eroici sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki continuano a ricordarci delle devastanti conseguenze, sull’uomo, delle armi nucleari. È stata la loro testimonianza a darci la spinta per arrivare al trattato».
Lo scorso luglio 122 paesi (su 193 dell’Onu) avevano approvato il testo del ctbt, che proibisce a livello globale l’uso, la minaccia di utilizzo, la sperimentazione, lo sviluppo, la produzione, il possesso, il trasferimento e lo stazionamento in un paese diverso delle armi nucleari. Uno dei punti cruciali del testo è il riconoscimento delle «conseguenze umanitarie catastrofiche che deriverebbero da qualsiasi uso di armi nucleari», e quindi l’intesa che la loro completa eliminazione «rimane l’unico modo per garantire che non siano mai usate». A criticare il trattato sono stati invece i paesi della Nato. Secondo il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, il testo «ignora le realtà di un ambiente della sicurezza internazionale sempre più complesso». Stoltenberg ha precisato che «fino a quando esisteranno le armi nucleari, la Nato rimarrà una alleanza nucleare».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE