Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per un mondo più equo

· Convegno a Palazzo Borromeo ·

La globalizzazione gestita male danneggia i popoli, accresce le disuguaglianze e alimenta il populismo. Così Angus Deaton, premio Nobel per l’economia 2015, ha presentato lo scenario che oggi molti paesi, in particolare quelli più ricchi, devono affrontare. Lo ha fatto intervenendo al convegno «Verso un’economia più umana e giusta. Un nuovo paradigma economico inclusivo in un contesto di disuguaglianze crescenti», tenutosi il 21 settembre all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in collaborazione con il Pontificio consiglio della cultura e nell’ambito degli incontri promossi dal Cortile dei Gentili. 

Oltre a Deaton, il dibattito ha coinvolto altri due economisti, il francese Jean-Paul Fitoussi e il belga Dominique Y van der Mensbrugghe. In linea con la Laudato si’ di Papa Francesco e con la Caritas in veritate di Benedetto XVI, si è voluto mettere a confronto le teorie dei tre laici per discutere dei nuovi meccanismi di solidarietà da applicare per arginare l’ineguale distribuzione del benessere e delle ricchezze. 

Durante l’incontro, al quale hanno tra gli altri preso parte il presidente del Senato italiano Pietro Grasso, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, e il presidente del Pontificio consiglio della cultura, cardinale Gianfranco Ravasi, è emerso come la Laudato si’ costituisca la stella polare di Y van der Mensbrugghe nella sua elaborazione di misure economiche per contrastare il surriscaldamento globale. Per lo studioso belga, le attuali politiche economiche sono tutte da considerare attraverso il prisma dei mutamenti climatici, ai quali bisogna rispondere con «misure più radicali» quali la tassazione degli agenti inquinanti (che invierebbe «un segnale chiaro ai consumatori e produttori») o la creazione di una commissione sulle emissioni energetiche. 

Secondo Jean-Paul Fitoussi è invece la democrazia, «il nostro patrimonio intangibile più importante», a essere minacciata dalla disuguaglianza sociale ed economica. Secondo l’economista francese l’ondata di estremismi nel mondo si spiega col fatto che le persone credono di «poter cambiare il governo, ma non di cambiare politica». E la stessa politica generatrice di disuguaglianza e di precarietà è, a suo avviso, all’origine dell’attuale timore nei confronti dell’immigrazione. Fitoussi caldeggia un forte intervento statale nella vita socioeconomica, con una maggiore ridistribuzione delle ricchezze e un rafforzamento dei sistemi di protezione sociale. Misure applicabili attraverso l’ottimizzazione dei sistemi di controllo fiscale, possibile, ad esempio, attraverso la creazione di un’autorità fiscale europea. Più ottimistiche le tesi espresse da Angus Deaton, economista teorico della «Grande fuga». Affermando che il mondo ha raggiunto livelli di benessere mai toccati prima, Deaton ha spiegato che i redditi reali sono aumentati del 2000 per cento negli ultimi due secoli. E se ha affermato di condividere la preoccupazione sulle disuguaglianze nel contesto globale, non le ha imputate al libero mercato, ma al crony capitalism, il capitalismo clientelare. Una forma di corruzione che coinvolge i protagonisti della finanza e i funzionari pubblici e che favorisce i più ricchi. Questi continuano ad arricchirsi a discapito delle imprese più piccole attraverso sistemi monopolistici, che impediscono la concorrenza. Si tratta, sempre secondo Deaton, di un importante sintomo della cattiva gestione della globalizzazione, anche perché, escludendo dalla ricchezza una parte importante della popolazione, si finisce per favorire il populismo. (solène tadié)

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE