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Un mondo libero dalle armi nucleari

· L’auspicio ribadito in una lettera dell’episcopato statunitense ·

È la via diplomatica a dover essere privilegiata nella risoluzione delle controversie tra Stati e l’uso della forza non può mai costituire la prima scelta: è quanto si sottolinea dall’episcopato cattolico negli Stati Uniti in merito alle tensioni e preoccupazioni a livello internazionale suscitate dal programma nucleare nella Repubblica islamica dell’Iran che prevede la realizzazione di centrali che il Governo iraniano afferma abbiano scopi di natura civile e non militare.

I vescovi invitano la comunità internazionale a compiere ogni sforzo nel dialogo, al fine di promuovere l’impegno alla pace e alla non proliferazione delle armi nucleari. L’auspicio è espresso in una lettera a firma del presidente del Comitato Giustizia e Pace internazionale della Conferenza episcopale, il vescovo di Des Moines, Richard Edmund Pates, indirizzata al segretario di Stato americano, Hillary Rodham Clinton. Nella lettera emerge «la profonda preoccupazione» per il clima di difficoltà che caratterizza le relazioni di vari Paesi. In particolare viene citata la questione relativa al problema delle ispezioni dei siti industriali in territorio iraniano e quella delle sanzioni economiche che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno deciso di applicare in risposta al proseguimento del programma nucleare, oltre alla possibilità dell’eventuale uso della forza come ritorsione. «Vi è stata un’allarmante intensificazione — si legge — di tensioni. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno applicato legittimamente sanzioni economiche addizionali all’Iran che ha minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz al traffico commerciale, mentre in recenti notizie si discute del possibile uso della forza, inclusi attacchi preventivi contro gli impianti nucleari iraniani».

In questo contesto i vescovi, ricordando che «l’uso della forza deve essere sempre l’ultima risorsa» si rivolgono alle autorità statunitensi chiedendo di favorire un clima di distensione. «Basandosi sull’insegnamento della Chiesa — scrive monsignor Pates — la Conferenza episcopale esorta il Governo degli Stati Uniti a esplorare tutte le opzioni possibili per risolvere il contenzioso con l’Iran, attraverso l’uso della diplomazia piuttosto che della via militare». Al contempo, i vescovi indicano che la situazione creatasi rende ancora più urgente l’obiettivo di raggiungere un mondo libero dalle armi nucleari. Per l’episcopato, infatti, l’eventuale possesso di armi nucleari «sarebbe destabilizzante» e minerebbe gli sforzi nella ricerca della non proliferazione degli arsenali. A tale riguardo si evidenzia nella lettera l’intervento dell’Ayatollah Ali Khamenei, il quale ha affermato che la Repubblica islamica dell’Iran «considera il possesso di armi nucleari un peccato». La situazione che si vive costituisce un esempio della minaccia posta dai rischi di prolificazione delle armi nucleari. «La specifica situazione in Iran — è spiegato ancora nel testo della missiva — va inquadrata nella più ampia ricerca di un mondo giusto e pacifico costruito sulla non proliferazione delle armi nucleari e sul disarmo».

Una «moralmente responsabile strategia di non proliferazione», si puntualizza, «deve essere legata a una chiara azione per ridurre e per porre fine alla dipendenza di qualsiasi nazione dalle armi nucleari». Nel concludere il suo messaggio, il presidente del Comitato Giustizia e Pace della Conferenza episcopale esorta il Governo degli Stati Uniti «a proseguire nella ricerca di una soluzione dei problemi posti dal programma nucleare iraniano in un maniera che si possa ridurre la minaccia della prolificazione nucleare, conservando la stabilità nel Vicino Oriente».

I vescovi degli Stati Uniti hanno ribadito la condanna contro gli arsenali nucleari in vari interventi che si sono susseguiti nel corso del tempo. Ad esempio, in una lettera del 2010 al presidente Barack Obama, in occasione della firma del nuovo trattato Strategic Arm Reduction Treaty (Start) tra Stati Uniti e Russia, avevano affermato che «l’orribile capacità distruttiva delle armi nucleari le rende strumenti di guerra sproporzionati e indiscriminati, che mettono in pericolo la vita e la dignità umana come nessun altro armamento». E avevano aggiunto: «Il loro utilizzo come strumenti di guerra è respinto dagli insegnamenti della Chiesa».

I vescovi hanno anche pubblicato due lettere nelle quali si sviluppa specificatamente la pastorale sul tema: The Challenge of Peace e The Harvest of Justice is Sown in Peace . In quest’ultima, fra l’altro, si sottolinea «che l’eventuale elimininazione degli arsenali nucleari costituisce più di un’idea morale e dovrebbe diventare un obiettivo politico».

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