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Un mondo devastato dalle divisioni

· Rapporto di Amnesty International sui diritti umani ·

Le divisioni stanno provocando «un mondo martoriato da una distruzione di vita e beni senza precedenti negli ultimi settant’anni». Questo il bilancio del rapporto 2016-2017 di Amnesty International sui diritti umani presentato ieri a Roma, una fotografia dolorosa di un mondo che sta tornando indietro, dove prevalgono l’incapacità dei leader di gestire la crisi dei rifugiati, un linguaggio politico improntato sempre più all’odio, la repressione brutale del dissenso, le persecuzioni contro i cristiani, ma anche contro altre minoranze religiose ed etniche.

Un quadro, dunque, tutt’altro che positivo. «Ci sono stati crimini di guerra in almeno 23 paesi nel mondo, con la comunità internazionale che sembra disinteressata o impotente», si legge nel rapporto, mentre continuano i conflitti in decine di paesi. Il rapporto ricorda, tra l’altro, la distruzione di Aleppo, ospedali compresi, i 75.000 rifugiati intrappolati nel deserto tra Siria e Giordania, l’uso di armi chimiche in Darfur, la fuga di decine di migliaia di persone dal Sud Sudan, le drammatiche condizioni di vita in Myanmar dei rohingya, a detta dell’Onu la minoranza etnica più perseguitata al mondo. L’uso della tortura, prosegue il documento di Amnesty international, è presente in metà degli stati mondiali e le pene capitali sono in drastico aumento. Al centro della denuncia vi è la crisi dei rifugiati, che desta molte preoccupazioni internazionali. In più occasioni sono stati registrati casi di rimpatri forzato verso paesi in cui i rifugiati rischiano di subire gravi violazioni dei diritti umani. Ma tra le ombre emerge anche il coraggio di chi affronta sfide e minacce e il sacrificio dei difensori di diritti umani, che, nel 2016, sono stati uccisi in ben ventidue paesi.

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21 settembre 2019

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