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Un mondo cresciuto sulla sabbia

· Individualismo e perdita di sé secondo Catherine Ternynck ·

Nella società tradizionale era il corpo sociale, con le sue sfere di appartenenza, a forgiare l’identià dell’individuo: una patria, una famiglia, una religione, un rango sociale. L’uomo moderno, al contrario, si costruisce un’identità in propria autonomia, fabbricandosi da sé i propri legami che sono sempre più liberi e allo stesso tempo sempre più fragili: è l’epoca dell’individualismo. Se una volta era proprio la rigidità dei legami a gettare nello sconforto e spesso nella solitudine l’individuo, oggi l’uomo è frustrato perché lasciato troppo a se stesso: non riesce a gestire la libertà acquisita. Catherine Ternynck nel libro L’uomo di sabbia, Individualismo e perdita di sé (Milano, Vita e Pensiero, 2012, pagine 203 , euro 16) spiega che «di fronte all’uso della libertà non siamo tutti uguali». Gestire la propria vita in modo autonomo non è un esercizio adatto a tutti.

E se un tempo era l’idea di trascendenza a fruire da supporto morale, a dare un senso a un percorso di vita per quanto travagliato, oggi quell’eredità culturale è in contrasto con i criteri di scientificità di una società secolarizzata: l’individuo si scopre privo di riferimenti esistenziali. Cosa resta a dare un senso alla solitaria e quotidiana lotta per non finire scartati dal meccanismo competitivo ed efficentista di una società che esaspera la strumentalizzazione dell’individuo degradando la dignità della persona umana al rango di oggetto?

Per alleviare il fardello di un’esistenza che non riesce a sostenere lo sguardo oltre un presente consolatorio ci si rifugia nella bulimia edonistica che una società connivente traduce nella «legalizzazione di tutte le aspirazioni, l’indennizzo alle insoddisfazioni di ognuno». Ma in fondo alla strada c’è solo il disorientamento cronico e infine la perdità di sé: ovvero il grande male dell’epoca moderna.

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27 gennaio 2020

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