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Un modo nuovo di vivere la collegialità

· A colloquio con monsignor Fabio Fabene, sotto-segretario del Sinodo dei vescovi ·

Una decisione che rispecchia «quella comunione affettiva ed effettiva che costituisce lo scopo precipuo del Sinodo dei vescovi». Così Papa Francesco nella lettera inviata il 1° aprile scorso al cardinale Lorenzo Baldisseri spiegava la sua scelta di elevare alla dignità episcopale il sotto-segretario del Sinodo. E venerdì pomeriggio, 30 maggio, è egli stesso a conferire l’ordinazione episcopale al designato per l’incarico, monsignor Fabio Fabene, il quale — in questa intervista al nostro giornale — racconta la sua esperienza di lavoro al servizio della Santa Sede e parla del suo nuovo incarico.

Lei assume il suo nuovo importante incarico in un momento di rinnovamento del Sinodo dei vescovi. In qualche modo dunque sarà chiamato a portare il contributo dell’esperienza maturata nella Congregazione per i vescovi. Ce ne vuole parlare, soprattutto alla luce del ruolo che il Sinodo è chiamato da Papa Francesco a interpretare?

In diverse occasioni Papa Francesco ha parlato dell’importanza del Sinodo dei vescovi, come organismo che rappresenta l’insieme del collegio episcopale. A questo riguardo si deve sottolineare la lettera del Papa al cardinale Baldisseri per annunciare l’elevazione alla dignità episcopale del sotto-segretario. Essa, dopo il motuproprio Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965, con il quale Paolo vi ha fondato il Sinodo, rappresenta il documento più importante circa l’organismo in questione. In essa il Santo Padre ha affermato chiaramente la sua intenzione: «Si possono — egli scrive — e si devono cercare forme sempre più profonde e autentiche dell’esercizio della collegialità sinodale, per meglio realizzare la comunione ecclesiale e per promuovere la sua inesauribile missione». Nello stesso documento afferma quale sarà la missione episcopale del sotto-segretario. Oltre la collaborazione già in atto con il segretario generale per quanto concerne lo sviluppo dell’attività sinodale, egli «in virtù dell’ordine episcopale rispecchierà quella comunione affettiva ed effettiva che costituisce lo scopo precipuo del Sinodo dei vescovi. Anche nel coordinare il lavoro interno della segreteria generale, il sotto-segretario sarà chiamato a esprimere la feconda e fruttuosa realtà che sgorga dalla partecipazione al munus episcopale» Nello svolgimento di questo impegno, la precedente esperienza nella Congregazione per i vescovi mi sarà di grande aiuto, soprattutto per quanto ho appreso dall’esercizio quotidiano del ministero dei vescovi nelle varie parti del mondo.

In più il nuovo incarico coincide con un periodo in cui il Sinodo dei vescovi si prepara a celebrare due importanti assemblee sulla famiglia, tema centrale nella società odierna, che suscita molte aspettative nella gente.

Vorrei rispondere con quanto ha detto il Papa ai giornalisti nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno dalla Terra santa rispondendo a una domanda sul tema del prossimo sinodo: «Il Sinodo sarà sulla famiglia, sul problema della famiglia, sulle ricchezze della famiglia, sulla situazione attuale della famiglia», e non soltanto sulla questione della comunione ai divorziati risposati. I pastori avranno modo di riflettere profondamente sul tema proposto. Il confronto reciproco e l’ascolto delle famiglie stesse aiuteranno i vescovi nei lavori sinodali e nel consegnare al successore di Pietro i loro suggerimenti e le loro proposte, affinché egli possa indicare alla Chiesa vie e modi per annunciare il Vangelo della famiglia nel nostro tempo. Il lungo percorso sinodale già iniziato con il documento preparatorio e le numerose risposte pervenute dalle conferenze episcopali del mondo al questionario, mi sembra che rappresenti già un esercizio concreto della collegialità episcopale, che vede impegnati i vescovi e il Papa con le loro rispettive responsabilità verso la Chiesa. 

di Mario Ponzi

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19 gennaio 2020

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