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Un modo nuovo dell’essere cristiani

· Benedetto XVI al collegio cardinalizio, alla Curia romana e al Governatorato ·

Dall’Africa e dalla Giornata mondiale della gioventù di Madrid una grande medicina contro il tedio e la stanchezza del credere

Le gioiose esperienze di fede vissute a Madrid con i giovani del mondo e poi durante il recente viaggio in Benin sono state per il Papa «un grande incoraggiamento». Perché gli hanno mostrato che è possibile oggi dar vita a «un modo nuovo dell’essere cristiani» in grado di sconfiggere quella «stanchezza del credere» sempre più diffusa in Europa

Con questa persuasione Benedetto XVI si è rivolto ai membri del collegio cardinalizio, della Curia romana e del Governatorato durante la tradizionale udienza natalizia svoltasi giovedì mattina, 22 dicembre, nella Sala Clementina. Un incontro che, com’è consuetudine, è stata l’occasione per tracciare il bilancio pastorale di un anno segnato in modo drammatico — soprattutto in Europa — dalla crisi economica e finanziaria. I cui fondamenti, ha spiegato il Pontefice, sono da ricercarsi in ultima analisi nella «crisi etica che minaccia il vecchio continente» e rischia di spingere singoli individui e gruppi sociali a rifiutare «rinunce e sacrifici» per restare arroccati nella difesa del mero «interesse personale».

Ma di crisi il Papa ha parlato anche a proposito della situazione del cristianesimo europeo, ribadendo in sostanza quanto già affermato durante il viaggio compiuto in Germania nel settembre scorso: «Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede». Benedetto XVI ha sottolineato con toni preoccupati la progressiva diminuzione e il costante invecchiamento di quanti vanno regolarmente in chiesa. Così come ha denunciato la «stagnazione nelle vocazioni al sacerdozio» e il diffondersi di «scetticismo e incredulità» tra le persone.

Che cosa fare di fronte a questa realtà? La risposta del Pontefice è che «il fare da solo non risolve il problema». Perché «se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione e una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci».

Si spiega così il riferimento del Papa alle esperienze vissute durante i viaggi compiuti quest’anno a Madrid e in Benin. Occasioni nelle quali Benedetto XVI ha potuto toccare con mano i frutti di quella «gioia di essere cristiani» che costituisce oggi «una grande medicina» contro la «stanchezza della fede» da cui è afflitto il cristianesimo in Europa.

In particolare nel raduno mondiale della gioventù in terra spagnola il Pontefice ha individuato cinque aspetti caratterizzanti di «un modo nuovo, ringiovanito, dell’essere cristiani»: l’«esperienza della cattolicità, dell’universalità della Chiesa»; la capacità di donare un pezzo della propria vita non per se stessi ma per Cristo e per gli altri; la centralità dell’adorazione come «atto di fede» che dimostra la «certezza dell’amore corporeo di Dio per noi»; l’importanza del sacramento della Penitenza, segno «che abbiamo continuamente bisogno di perdono e che perdono significa responsabilità»; la gioia di chi sa di essere voluto e amato incondizionatamente da Dio. Dove «viene meno la percezione dell’uomo di essere accolto da parte di Dio, di essere amato da Lui — ha osservato in proposito — la domanda se sia veramente bene esistere come persona umana non trova più alcuna risposta».

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20 ottobre 2019

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