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Un modello da scegliere

· ​Nel messaggio dell’episcopato francese in vista delle elezioni europee ·

Un convinto appello ai cattolici, e in generale a tutti i cittadini, a partecipare alle prossime elezioni europee e «a esprimersi, non mettendo in primo piano le questioni nazionali», è stato lanciato nei giorni scorsi dai vescovi francesi. L’intervento dei presuli si inserisce nel difficile contesto politico transalpino che risente fortemente anche della dose di scetticismo che accompagna l’immagine dell’Unione europea ritenuta da molti troppo lontana, tecnocratica e spesso inefficiente. «Non si tratterà di chiudersi in uno schema manicheo (pro o contro l’Europa) ma di dire quale modello economico, sociale, culturale e spirituale ci sembra più adatto al nostro continente oggi» si legge nella dichiarazione dell’episcopato intitolata «Quale Europa vogliamo?».

I francesi, in questa prospettiva, sono chiamati a guardare perfino al di là delle frontiere del vecchio Continente e a osservare quale sia oggi il posto dell’Europa «nel mondo e nel funzionamento di un’economia globalizzata». Secondo l’episcopato occorre vedere in particolare «se ciò che l’Europa è stata capace di portare alla comprensione dell’uomo, della sua inalienabile dignità, dei suoi diritti fondamentali, della sua capacità relazionale e di solidarietà, potrà ancora essere proposto come ideale domani ad altri continenti. Di fronte ai rapidi mutamenti in atto degli equilibri geopolitici tra le grandi potenze», affermano i vescovi, solo l’Europa può rappresentare «il perno di un sistema di relazioni internazionali più organizzate e regolato sul piano politico, economico e commerciale».

Richiamando l’ancora recente commemorazione del centenario della fine della prima guerra mondiale, i presuli francesi ricordano che «l’Europa è un continente segnato dalla sua storia, dolorosa e conflittuale. Questa storia difficile e complessa — spiegano — ha anche permesso all’Europa di progredire verso una visione dell’uomo e della società che comprende tanti valori e principi condivisi dai nostri Paesi — diritti umani, rispetto dell’individuo, solidarietà e ricerca del bene comune — molti dei quali vengono dal cristianesimo». Citando il discorso pronunciato il 28 ottobre 2017 da Papa Francesco in occasione della conferenza «(Re)Thinking Europe» organizzata dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), l’episcopato ricorda che «persone e comunità sono le fondamenta dell’Europa che come cristiani vogliamo e possiamo contribuire a costruire. I mattoni di tale edificio si chiamano: dialogo, inclusione, solidarietà, sviluppo e pace».

di Charles de Pechpeyrou

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09 dicembre 2019

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