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Un missionario
alla scoperta delle Antille

· L’avventura seicentesca dell’esploratore domenicano Jean-Baptiste Du Tertre ·

«Alla sola parola “selvaggio”, la maggior parte della gente si figura nel proprio animo uomini barbari, crudeli, disumani, senza ragione, deformi, grandi come dei giganti, villosi come degli orsi: insomma, dei mostri piuttosto che degli uomini ragionevoli.

Illustrazioni dalla «Histoire générale des Antilles habitées par les François» (1667) e, nel testo, il frontespizio dell’opera

In verità, però, i nostri selvaggi non sono selvaggi che di nome; al pari delle piante e dei frutti che la natura produce senza nessuna coltivazione nelle foreste e nei deserti, quelli che noi chiamiamo selvaggi possiedono le vere virtù e le proprietà nella loro forza e nel loro integro vigore, che molto spesso noi corrompiamo con i nostri artifici e che alteriamo di molto, come quando coltiviamo le piante nei nostri giardini». La citazione apre l'articolo di Giovanni Cerro. Queste parole continua l'autore, non sono tratte da un saggio di un antropologo o di un etnologo contemporaneo, ma da un’opera scritta nel 1667 da un missionario domenicano profondamente influenzato dalla lettura del filosofo Montaigne: Jean-Baptiste Du Tertre. A quest’opera — l’Histoire générale des Antilles habitées par les François — e al suo autore è dedicato il recente volume di Vincenzo Lagioia, storico dell’università di Bologna (Un missionario alla scoperta delle Antille. Jean-Baptiste Du Tertre, esploratore d’Ancien Régime, Bologna, il Mulino, 2014, pagine 199, euro 18).

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