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Un miliardo
di nuovi poveri

· ​Entro il 2030 se non ci saranno svolte fondamentali ·

Un miliardo di nuovi poveri entro il 2030. È questo il nuovo allarme lanciato ieri da più di mille organizzazioni umanitarie internazionali, in occasione dell’apertura della campagna «Action 2015». 

Tra i sostenitori dell’iniziativa c’è anche Malala Yousafzai, premio Nobel per la Pace 2014 che ha messo la sua vita in gioco per il diritto all’educazione. Secondo le agenzie Onu, l’Asia meridionale e le regioni subsahariane dell’Africa restano ancora oggi quelle più colpite dal dilagare della miseria. L’unico modo di cambiare le cose — dicono le organizzazioni umanitarie, presentando dati raccolti congiuntamente — è che i leader del mondo prendano decisioni chiave su povertà, disuguaglianza e cambiamenti climatici.

Decisioni che dovrebbero essere assunte già nei due cruciali summit di New York e Parigi alla fine di quest’anno, mentre miliardi di bambini e adulti continuano a fare i conti con una vita di stenti e di difficoltà. Le organizzazioni chiedono con forza ai leader mondiali di mettere in atto azioni concrete per arrestare l’inquinamento, i cambiamenti climatici e i loro effetti, per sradicare la povertà e per rimuovere le disuguaglianze che la crisi economica esplosa nel 2008 ha contribuito a radicalizzare. Secondo le stime diffuse, con poche misure essenziali il numero di persone in povertà estrema — cioè quelle persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno — potrebbe ridursi sensibilmente in pochi anni, passando da oltre un miliardo a 360 milioni entro il 2030. Sulla base dei calcoli effettuati dall’Università di Denver, nel 2030 solo il quattro per cento della popolazione mondiale potrebbe vivere in povertà estrema (a fronte del 17 per cento attuale) se quest’anno verranno prese decisioni chiave, con una loro implementazione progressiva.

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