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​Un messaggio dalla Corea

Il nuovo presidente della Corea, Moon Jae-In, ha fatto pervenire un messaggio a Papa Francesco: a consegnarlo personalmente mercoledì mattina, 24 maggio, in piazza San Pietro durante l’udienza generale, sono stati l’arcivescovo di Gwangju, monsignor Hyginius Kim Hee-jong, presidente della Conferenza episcopale coreana, e Seong Youm, già ambasciatore presso la Santa Sede. Insieme, non hanno mancato di rimarcare il grande significato del gesto del presidente nei confronti del Pontefice, nella prospettiva di un comune impegno per la pace, la giustizia e la riconciliazione.

A Francesco è stata presentata anche «una bella pagina di un’Italia solidale e accogliente, che non cede alla disperazione»: dal 30 ottobre la gente di Castiglione del Lago ospita alcune famiglie di Norcia che per il terremoto hanno perso tutto. A promuovere il gemellaggio sono stati il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, e l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo. «Sono nostri fratelli e ormai sono anche nostri concittadini» dice il presidente dell’Avis di Castiglione del Lago, Paolo Brancaleoni. «Ci hanno subito fatto sentire come in famiglia — riconosce Cristina — e grazie a loro stiamo facendo il pieno di speranza, anche se speriamo presto di avere l’opportunità di tornare nella nostra terra per ricominciare la nostra semplice, piccola quotidianità». Così sono venuti insieme dal Papa proprio per raccontare la loro «esperienza di fraternità e condivisione».

E chissà, per dare «una svolta positiva alla cruciale questione dell’accoglienza dei profughi», bisognerebbe forse lasciar decidere ai ragazzi, osservando la tragedia delle migrazioni dal loro punto di vista. È «un progetto strategico molto concreto» quello che due tredicenni romani, Eleonora e Pietro, hanno presentato a Papa Francesco. Un piano messo nero su bianco con centocinquanta loro compagni della scuola media Villoresi, a Bravetta, e contenuti nel libro Nel mio Paese c'era la guerra, appena pubblicato dalle edizioni Graphofeel. «Il volume raccoglie storie di migranti scritte dai ragazzi — spiega la professoressa Costanza Porro, coordinatrice del progetto — che si sono confrontati faccia a faccia con i profughi, sostenuti anche dal centro Astalli e Save the children». Con freschezza, disincanto e libertà da ideologie preconcette, ecco «le storie di London Jack, il gabbiano nero costretto ad abbandonare il suo porto sicuro, e di Ahmed e della panetteria simbolo del suo quartiere martoriato dalla guerra». Ed è sempre guardandosi dritti negli occhi «per cercare insieme risposte alle gravi questioni sociali» che a quarantatrè sindaci della zona di Pinerolo è venuta «l’idea di venire insieme dal Papa». Pur lontani per ispirazioni politiche, riconoscono, «ci siamo resi conti che Francesco ci capisce: siamo amministratori di piccole comunità senza risorse ma dobbiamo rispondere quotidianamente a tanti problemi reali, come la disoccupazione».

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