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Per un Mediterraneo di pace e dialogo

· Intervista con il presidente di Cipro ·

La necessità di recuperare e valorizzare l’eredità cristiana e la convivenza tra le religioni; il contributo che alla pace nel Vicino oriente può venire dal Paese europeo vicino a quella regione; il destino delle migliaia di migranti che cercano di raggiungere l’Europa attraversando il Mediterraneo; le ripercussioni sociali della crisi economica in atto. Su questi temi si è espresso il presidente di Cipro, Nikos Anastasiades, in un’intervista rilasciata al nostro giornale.  

Il suo Paese ha radici cristiane profonde. Una delle preoccupazioni più importanti del Papa è il futuro dei cristiani in Medio Oriente. Cosa può fare la comunità internazionale per evitare che la presenza cristiana venga cancellata da quella regione?

In effetti, Cipro è stata benedetta da una forte eredità cristiana, che risale agli apostoli Barnaba e Paolo. Allo stesso tempo, storicamente Cipro è sempre stata un faro di coesistenza pacifica tra diverse religioni; cristianesimo e islam hanno vissuto l’uno accanto all’altro per secoli prima dei deplorevoli eventi del 1974 che, tra le altre cose, hanno portato a una divisione innaturale dell’isola su linee etniche e religiose. Questo aspetto è tra i primi che vengono in mente pensando a Cipro: uno Stato insulare nell’est del Mediterraneo, nel crocevia tra Europa, Asia e Africa; uno Stato membro dell’Unione europea nel suo angolo sudorientale; un crogiolo di religioni e culture; un Paese che, malgrado la sua recente storia tragica, ambisce a diventare nuovamente un rifugio, un modello, soprattutto, di coesistenza pacifica delle religioni monoteistiche del mondo.

La nostra storia è la dimostrazione del fatto che condividiamo assolutamente le preoccupazioni del Santo Padre riguardo al futuro del cristianesimo nelle nostre immediate vicinanze. Proteggere i diritti delle minoranze religiose, inclusi i cristiani, è essenziale per salvaguardare il principio fondamentale dei diritti umani. Allo stesso tempo, sostenere i diritti religiosi significa promuovere la pace in questa area instabile del sud del Mediterraneo. Ciò non è interesse solo dei Paesi della regione e dei loro vicini, ma anche del mondo in generale. A tale riguardo, crediamo fortemente che la comunità internazionale condivida la grande responsabilità di prendere misure per proteggere e promuovere i diritti e le libertà religiose dei cristiani nella tumultuosa regione del sud del Mediterraneo.

Il Papa ha invitato i fedeli di tutte le religioni a una giornata di preghiera e di digiuno per la pace in Siria. E ora si sta svolgendo una conferenza internazionale per raggiungere una transizione politica. Cipro è il Paese europeo più vicino al Medio Oriente. In che modo può aiutare a raggiungere la pace in quella regione?

La nostra posizione geografica e la nostra storia rendono per noi imperativo contribuire a ogni sforzo per assicurare un futuro stabile nella regione e una transizione tranquilla verso una soluzione politica in Siria. Sebbene sia facile essere sopraffatti da gravi sviluppi come quelli che stanno avvenendo in Siria e considerare come marginale la protezione della religione, dobbiamo però essere consapevoli che si tratta di un elemento del conflitto, ma anche di un elemento centrale della graduale stabilizzazione. Stiamo facendo il massimo per aiutare a risolvere la crisi siriana. Sosteniamo le trattative alla conferenza di Ginevra 2 attualmente in corso, come anche gli sforzi per alleviare la tragica situazione umanitaria. Recentemente abbiamo partecipato alla seconda Conferenza dei donatori per la Siria organizzata in Kuwait e ci siamo impegnati a favore di un sostegno finanziario. Allo stesso tempo, abbiamo collaborato con le Nazioni Unite e con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche al fine di istituire una base di appoggio a Cipro per la missione congiunta delle due organizzazioni per la distruzione dell’arsenale chimico siriano.

Ritengo davvero che uno dei modi migliori per realizzare un cambiamento sia quello di dare l’esempio. Per quanto riguarda Cipro il nostro obiettivo è proprio questo; la riunificazione pacifica della nostra amata patria e la risoluzione del nostro annoso problema certamente avranno effetti positivi sulla turbolenta regione dell’est del Mediterraneo.

Un’altra grande preoccupazione espressa dal Papa riguarda il destino delle migliaia di migranti che cercano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa attraversando il Mediterraneo. Secondo lei che cosa si può fare per evitare le tragedie che si verificano tanto spesso?

Cipro condivide molte delle priorità di politica estera della Santa Sede, come la protezione dei diritti umani e religiosi, la lotta al traffico di esseri umani e la necessità di affrontare la questione della migrazione. Riteniamo che migrazione illegale e traffico di persone vadano affrontati con un approccio umanitario, rispettando e sostenendo i diritti umani. Cipro e gli altri Stati mediterranei dell’Unione europea sono in prima linea nell’affrontare i problemi che nascono da queste realtà. Le politiche europee devono essere potenziate e sviluppate per affrontare i problemi fondamentali dei Paesi d’origine dei migranti in termini di sviluppo, assistenza finanziaria, stabilità politica e tutela ambientale.

Molti Paesi della Comunità europea hanno dovuto affrontare una crisi economica e finanziaria profonda. Quali misure si possono prendere per evitare che ciò accada di nuovo?

È davvero piuttosto demoralizzante che la vita di tanti cittadini europei sia stata colpita in maniera così grave dagli effetti della crisi economica globale. Le sfide poste dall’alto tasso di disoccupazione e dalla perdita di reddito purtroppo hanno avuto ripercussioni su milioni di europei. La cosa è particolarmente dolorosa per le giovani generazioni, che hanno attese per il futuro e il diritto di sperare. La crisi finanziaria globale non poteva non colpire anche Cipro. Grazie agli aiuti internazionali, abbiamo evitato il pericolo imminente della bancarotta, anche se con gravi ripercussioni sulle nostre condizioni e sui nostri standard di vita. Stiamo rispondendo con i fatti e affrontando con determinazione le difficoltà.

di Giuseppe Fiorentino

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11 dicembre 2019

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