Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un medievista aperto al suo tempo

· In memoria di Girolamo Arnaldi ·

Quando si incontrava Girolamo Arnaldi, morto proprio alla vigilia del suo ottantasettesimo compleanno, non si vedeva in lui soltanto il medievista ma un intellettuale aperto ai grandi problemi del suo tempo. Di famiglia aristocratica vicentina, era nato a Pisa il 31 gennaio 1929, figlio del latinista Francesco, che dal 1936 insegnò all’università di Napoli.

La storia medievale lo attrasse presto, appunto a Napoli, dove conseguì la sua laurea nel 1951 e dove fu accolto come borsista all’Istituto storico italiano diretto da Federico Chabod, per il quale conservò sempre una profonda ammirazione. Il celebre storico riuniva infatti le qualità che per il giovane Arnaldi contavano: studio approfondito delle fonti e nello stesso tempo una visione ampia delle dinamiche storiche, sempre in riferimento a identità geografiche e culturali. Nel 1964, trentacinquenne, iniziò l’insegnamento all’università di Bologna che lasciò nel 1970 per la Sapienza, dove insegnò per un trentennio, fino al 1999. E dal 1982 al 2011 fu anche presidente del prestigioso Istituto storico italiano per il medioevo, succedendo a un grande esponente della storiografia italiana, Raffaello Morghen, del quale era stato a lungo collaboratore.

Di Arnaldi si coglieva la capacità di tenere insieme dettagli eruditi e fenomeni storici profondi. La sua era una cultura storica vastissima, che cercava sempre di calare in realtà politiche e culturali precise. Organizzatore di cultura, fu condirettore per l’Istituto della Enciclopedia Italiana di due opere importanti (l’Enciclopedia dei Papi e l’Enciclopedia Federiciana) che si sono subito imposte in ambito internazionale. Studioso del mondo pontificio medievale, pubblicò tra l’altro Le origini dello Stato della Chiesa e Natale 875. Politica, ecclesiologia, cultura del papato alto medievale, attratto da figure importanti nella curia del ix secolo come Giovanni Immonide e Anastasio Bibliotecario: personaggi che non potevano non affascinarlo, per l’altissimo livello intellettuale e per quel loro essere stati al centro di vicende politiche complesse, anche nei rapporti tra Roma e Costantinopoli.

Arnaldi era un intellettuale di classe, e perciò spaziava al di là degli steccati accademici. Non a caso scrisse un’introduzione importante all’edizione italiana del libro incompiuto di Marc Bloch Apologia della storia, uno dei libri più profondi del Novecento sul mestiere di storico. Molto vicino alla storiografia francese, collaborò a lungo con l’École Française de Rome e con gli amici Georges Duby e Jacques Le Goff. Tra l’altro pubblicò un volume, L’Italia e i suoi invasori, che ebbe un successo di cui fu lui stesso stupito. Da Odoacre agli Alleati vi raccontò come l’Italia fu sempre terra di conquista, ma anche terra di incroci fra culture e che sempre riuscì a mantenere una propria profonda identità. Erano in fondo questi i valori in cui credeva.

di Agostino Paravicini Bagliani

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE